Chi siamo

La Scintilla è un collettivo nato nell’estate del 2010. È formato da compagne e compagni uniti dalla volontà di sviluppare la lotta anticapitalista e internazionalista in Ticino e fuori cantone.

La Scintilla è un’organizzazione orizzontale aperta a tutti coloro che rifiutano l’economia di mercato, portatrice di gravi disuguaglianze sociali, e che si impegnano nella costruzione di un futuro senza padroni.

La Scintilla si impegna nella lotta contro il razzismo e la discriminazione dei migranti, così come nella solidarietà con i popoli oppressi che rivendicano il diritto all’autodeterminazione.

La Scintilla partecipa attivamente alle mobilitazioni politiche sul territorio e organizza momenti di formazione diretti alle compagne e ai compagni interessati.

Dal novembre 2014, la Scintilla ha aderito alla Rete Noi Saremo Tutto (http://www.noisaremotutto.org).

Organizzarsi e Lottare !
Collettivo Scintilla

Gruppo Majakovskij

1° MAGGIO 2016 – SPEZZONE ANTICAPITALISTA

“I proletari non hanno nulla a perdere, all’infuori delle loro catene: essi hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi unitevi!” scrivevano Marx ed Engels nel 1848, e mai affermazione pare essere più attuale. In Ticino, in Svizzera e nel mondo intero.

Quella che è stata messa in atto, è una capillare e duratura strategia di disintegrazione della classe lavoratrice, la quale è stata convinta che esistano status lavorativi differenti, in competizione l’uno con l’altro. Una concorrenza fittizia che è riuscita a fare quello che il capitale ambisce da sempre: distogliere l’attenzione su chi sia il reale nemico da combattere. Mentre le lavoratrici e i lavoratori combattono fra loro per contendersi le briciole, il capitale ingrassa e detiene sempre di più la totalità della ricchezza e dei mezzi di produzione.
Sempre di più, termini quali “interinali”, “frontalieri”, “residenti” vengono utilizzati per caratterizzare i lavoratori e le lavoratrici, come se abitare al di là o al di qua di un confine comporti diversi diritti o renda distinti gli appartenenti alla stessa classe proletaria. Ciò a cui assistiamo è una lotta su due assi: da una parte una guerra fra dei lavoratori che si differenziano con le categorie di cui sopra, mentre dall’altra una lotta fra differenti settori. Infatti, ciò che si può osservare è che quando una determinata classe si organizza per rivendicare maggiori diritti, invece che fungere da testa d’ariete per ulteriori rivendicazione, di rappresentare un esempio da seguire, viene biasimata (secondo l’antico adagio del mal comune mezzo gaudio; “se noi non abbiamo questi diritti, nemmeno gli altri devono averli”).

Ovviamente, politica e capitale combattono questa battaglia l’uno accanto all’altro, funzionali l’uno alla strategia e agli obiettivi dell’altro: due facce sporche della stessa medaglia. Con delle proposte politiche dogmatiche, strumentali a questo scopo, acuiscono solamente il divario, senza mai proporre delle soluzioni che possano davvero migliorare le condizioni salariali delle lavoratrici e dei lavoratori. In Ticino, ma pure nel resto del mondo occidentale, la destra alza la voce e fa la gradassa contro stranieri e frontalieri (sebbene poi evidentemente i suoi esponenti siano fra i primi sfruttatori di questi lavoratori), ergendosi a unica difensora della classe proletaria, ma senza mai mettersi contro il padronato, poiché è un’emanazione dello stesso. Utilizzando le recenti crisi economiche, causate da coloro i quali ora sono teoricamente chiamati a risolverla, politica e padronato perseguono con molto profitto e maggiore vigore questa strategia di stratificazione della classe lavoratrice.

In tutto ciò, il silenzio assordante della socialdemocrazia, troppo preoccupata nel limare le posizioni e le proposte della destra, con la quale siedono felicemente in governo, per chinarsi realmente sulla questione e proporre delle iniziative che non siano dei palliativi che a poco servono nella reale difesa dei diritti dei lavoratori. Quello che serve è un’opposizione reale, che proponga iniziative drastiche che rivoluzionino completamente il sistema: il tempo del riformismo è finito e quanto prima gli esponenti della sinistra socialdemocratica la capiranno, tanto meglio sarà per tutti.

Per queste ragioni, è più importante che mai scendere in strada compatti a difesa dei diritti dei lavoratori, senza titubanze o esitazioni, spinti solo dal sogno di conquistare una rossa primavera: il Collettivo Scintilla vi invita tutte e tutti a partecipare allo spezzone anticapitalista, che si terrà in coda al corteo del 1° maggio a Bellinzona.

Chi vede nella normalizzazione, nella concertazione o nel riformismo, una soluzione allo sfruttamento del capitale, non è nient’altro che complice di questo sistema.

CONTRO LA DIVISIONE DEL PROLETARIATO, CONTRO LA NUOVA SCHIAVITÙ MODERNA, PER DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI UNITI E SOLIDALI, ORGANIZZARSI E LOTTARE

16.02 // NI OLVIDO, NI PERDON: IL FASCISMO NON PASSERÀ

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 Il 17 e il 18 febbraio, al Tribunale federale di Bellinzona, si svolgerà il processo a un terrorista neofascista svizzero, il quale è accusato di aver posto una bomba all’interno del centro sociale Reitschule di Berna. Questa premessa già di per sé spiega la scarsa attenzione dei media e di tutti i mezzi d’informazione cantonali: giacché si tratta di una persona svizzera e soprattutto di un attacco ai danni di un centro sociale autogestito, il fatto ha poca rilevanza, per i media e per l’opinione pubblica. Se la situazione fosse stata diversa, se avesse riguardato stranieri oppure autogestiti nelle vesti di carnefici, non stentiamo a credere che non mancherebbero titoloni da prima pagina e politici starnazzanti come oche impazzite, chiedendo più controlli e sicurezza. Il silenzio su questa vicenda è emblematico della situazione attuale e delle priorità dei politici e dei media.

Sabato 4 agosto 2007, alla Reitschule di Berna si sta svolgendo un Festival antifascista, nella Grosse Halle stanno suonando gli Oi Polloi davanti a un pubblico composto da 1’500-2’000 persone. Quasi per caso, un frequentatore del centro trova uno zaino imbevuto di benzina accanto alla consolle di mixaggio. La sicurezza si attiva tempestivamente e porta lo zaino all’esterno: al suo interno si scoprono delle bottiglie e dei cavi che conducono a un ordigno esplosivo. La sicurezza a quel punto riesce a far allontanare le persone, traendo tutti in salvo, giusto in tempo, poiché pochi istanti dopo la bomba esplode. L’esplosione raggiunge i 4-5 metri di altezza per un diametro di 9 metri: se fosse accaduto all’interno della Reitschule – come da programma – avrebbe sicuramente causato molte vittime.

Nel dicembre del 2009 tale K.S. inoltra una richiesta per un permesso di acquisto d’armi; la Polizia cantonale vuole vederci chiaro e richiede una valutazione di tale individuo al servizio d’informazione federale. Quest’organo appura che dal 2006 K.S. frequenta persone violente e gruppi di estrema destra, che nel 2008 è stato denunciato per dichiarazioni razziste all’interno del forum neonazista “Blood and Honour” e accusato di lesioni personali e atti di violenza assieme ad altri esponenti dell’estrema destra svizzera. A seguito della perquisizione domiciliare, la polizia trova in casa di K.S. un arsenale impressionante, composto fra gli altri, da fucili, Kalashnikov, pistole e taser. Inoltre, sono ritrovati diversi componenti molto simili, se non uguali, all’ordigno esploso alla Reitschule: a questo punto gli investigatori confrontano il Dna di K.S. con quello rinvenuto nello zaino-bomba e i risultati combaciano perfettamente. Nonostante le circostanze, K.S. non viene mai trattenuto in carcerazione preventiva: nel gennaio 2013 le autorità federali, a sorpresa, decidono di interrompere il processo contro di lui per i fatti della Reitschule e di perseguirlo penalmente unicamente per detenzione illecita di armi. Gli avvocati del centro autogestito non ci stanno e portano 11 prove istruttorie a loro favore; ma, di nuovo, le autorità giudiziali federali le respingono in toto. Nel gennaio del 2014 viene emesso un decreto di archiviazione sostenendo che, tra le altre cose, non è possibile stabilire come e quando K.S. abbia potuto lasciare il proprio Dna sui componenti della bomba e che nessuno può provare che tutto l’arsenale trovato in casa sua sia stato usato al di fuori dell’uso privato.

Argomentazioni assurde, al limite della presa in giro, soprattutto alla luce di processi e incarcerazioni avvenuti con maggiori incertezze giudiziarie e con molta più leggerezza. Di nuovo i legali della Reitschule non si accontentano e procedono al ricorso presso il Tribunale penale di Bellinzona.

La giustizia borghese vuole assolvere questa feccia della società, quasi a sottolineare che il fascismo non è punibile, incitando di fatto altra feccia ad attaccare compagni e migranti, perché non ci saranno conseguenze. Per questa ragione, durante questi due giorni saremo nelle piazze e nelle vie di Bellinzona per ribadire che il fascismo non passerà, che i compagni non perdonano e non dimenticano.

CONTRO FASCISMO E IMPUNITÀ

ORGANIZZARSI E LOTTARE

 

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5.03 // L’8 TUTTO L’ANNO: festa delle donne che lottano (conferenza, cena, concerto)

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Sabato 5 marzo al Bar Triangolo a Bellinzona festeggiamo la donna che lotta.

Il programma della serata sarà il seguente:

17.00 CONFERENZA: ESPERIENZA DI FEMMINISMO NEI PAESI BASCHI: LA STORIA DI OIHUK FABRIKA FEMINISTA

Presentazione della fabbrica femminista occupata OihuK a Bilbao (nella quale si discuterà sul come hanno occupato, il perché hanno deciso per uno spazio occupato e non misto, alle differenze con uno spazio misto, ai problemi che hanno riscontrato, a quello che fanno nell’occupazione, alla differenza nei momenti di sfratto e di scontro verbale con la polizia dato che sono tutte donne), passando poi alla presentazione in grandi grandi linee del femminismo a Bilbao.

19.30 CENA POPOLARE

Ricco bouffet a offerta libera.

21.30 CONCERTO DEI FRISER CIURMA ANEMICA, CANTI POPOLARI DELLA RESISTENZA

Prima e dopo il concerto DJ SET SKA ROCKSTEADY EARLY REGGAE CON RUDE ZURITO.

Durante la serata sarà possibile trovare i libri e altro materiale informativo della Scintilla e sarà organizzata una riffa dell’8 marzo con ricchi premi.

15.01 // FESTA DI SOLIDARIETÀ PER LA RICOSTRUZIONE DI KOBANÊ

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La liberazione di Kobanê fu una vittoria dell’umanità contro l’avanzata delle bande nere del cosidetto Stato Islamico. La sua popolazione e la città pagarono un caro prezzo per la difesa del progetto sociale democratico della Confederazione dei cantoni del Rojava.


Una proposta che si basa su quattro concetti:
– democrazia partecipativa dal basso
– convivenza tra i popoli
– libertà delle donne
– stesse possibilità di vita per tutte le religioni

A quasi un anno dalla liberazione totale di Kobanê e dei suoi 343 villaggi del Cantone, i lavori di ricostruzione sono stati avviati ma incontrano difficoltà enormi. Ricostruire una città martoriata con l’80% delle abitazioni distrutte o danneggiate per garantire la possibilità di rientro a centinaia di migliaia di sfollati è un’impresa titanica. Le popolazioni locali non possono essere lasciate sole in questa opera. Tanto più che non si tratta di semplice solidarietà caritatevole, ma è inserita in un progetto concreto fondato sulla giustizia sociale per tutta la regione.
Per questo in Ticino è nato il “Comitato per la ricostruzione di Kobanê”, che si unisce al lavoro fatto da ominimi comitati in altri cantoni svizzeri.

Il 15 gennaio 2016, nel capannone di Pregassona, si terrà la prima festa di solidarietà per la ricostruzione di Kobanê.

IL PROGRAMMA:

ORE 18: VISIONE VIDEO “NÛ JÎN” ALLA PRESENZA DEL REGISTA VEYSI ALTAN E TESTIMONIANZE

ORE 20: CENA

ORE 21: MUSICA CON KAWA HURMIYE

Il ricavato della serata andrà al Comitato ticinese per la ricostruzione di Kobanê

9.11 // SOLO LA LOTTA PAGA: LARDI NON DORMIRE SONNI TRANQUILLI, L’AUTUNNO CALDO INIZIA ORA

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Il 9 novembre 2015 migliaia di lavoratori dell’edilizia stanchi dei soprusi del padronato sono scesi per le strade di Bellinzona, al fine di richiedere migliori condizioni per il rinnovo del contratto nazionale mantello del settore. Gli edili sono scesi in piazza in maniera massiccia, nonostante le pressioni fortissime subite da parte del padronato in queste ultime settimane: non solo minacce velate e frasi sibilline su a cosa si sarebbe andati incontro se si fosse deciso di aderire allo sciopero, questa volta i padroni si sono spinti più in là, facendo un autogol di dimensioni epiche, costringendo i lavoratori a firmare una petizione in cui questi dichiaravano di essere felici delle condizioni di lavoro attuali e facendo affiggere dei cartelloni della Ssic (Società svizzera degli impresari costruttori) dalle frasi altisonanti, sponsorizzando ad esempio il pensionamento dai 60 anni (e, de facto, rimettendo, nemmeno troppo velatamente, in questione il prepensionamento, punto cardine di questo sciopero).

I lavoratori hanno capito il gioco sporco e hanno aderito in massa al grande corteo che si è sviluppato per le vie di Bellinzona: girando durante la mattinata per i cantieri, la maggior parte di questi erano chiusi, talvolta con messaggi emblematici rivolti al padronato, come i caschetti da lavoro appoggiati su dei pali davanti al cancello, mentre nei pochi aperti, assistenti e padroni starnazzavano come oche impazzite alla ricerca del controllo ormai perso, minacciando e inveendo contro operai, impauriti ma risoluti nell’andarsene, e sindacato. Nonostante le pressioni, a fine mattina circa l’80% dei cantieri era chiuso e una fiumana di edili ha invaso le vie della capitale.

Il messaggio mandato dai lavoratori ai padroni è chiaro ed è stato scandito più volte durante il corteo: lotta dura senza paura. Basta con le pressioni, basta con le minacce di licenziamenti e vuoti contrattuali, basta con i profitti fatti sulle spalle dei lavoratori, basta con i tentativi di divisione della classe operaia: il vero nemico non conosce sudore, il vero nemico guadagna mentre gli edili lavorano sotto le intemperie, fino allo stremo delle forze, usurati prima del tempo da orari e mole di lavoro massacranti, per poi essere trattati come un paio di scarpe vecchie quando non sono più performanti e scattanti. E nessuno è più pronto ad accettare questo tipo di compromessi: da Chiasso ad Airolo i lavoratori l’hanno dimostrato ieri, mentre oggi e domani i loro compagni e fratelli svizzero-tedeschi e romandi lo specificheranno ancora meglio.

Partendo dalla base è possibile ricostruire quanto frazioni e politiche scellerate hanno tentato di cancellare in questi anni, una classe operaia forte e compatta contro soprusi e sfruttamento. Avanti così per la costruzione di un autunno caldo che gli impresari costruttori svizzeri difficilmente dimenticheranno.

DI SCIOPERO IN SCIOPERO,

CONTRO LARDI, CONTRO LA SSIC, CONTRO TUTTI I PADRONI, ORGANIZZARSI E LOTTARE!

 

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