Chi siamo

La Scintilla è un collettivo nato nell’estate del 2010. È formato da compagne e compagni uniti dalla volontà di sviluppare la lotta anticapitalista e internazionalista in Ticino e fuori cantone.

La Scintilla è un’organizzazione orizzontale aperta a tutti coloro che rifiutano l’economia di mercato, portatrice di gravi disuguaglianze sociali, e che si impegnano nella costruzione di un futuro senza padroni.

La Scintilla si impegna nella lotta contro il razzismo e la discriminazione dei migranti, così come nella solidarietà con i popoli oppressi che rivendicano il diritto all’autodeterminazione.

La Scintilla partecipa attivamente alle mobilitazioni politiche sul territorio e organizza momenti di formazione diretti alle compagne e ai compagni interessati.

Dal novembre 2014, la Scintilla ha aderito alla Rete Noi Saremo Tutto (http://www.noisaremotutto.org).

Per contattarci scrivere a scintilla@canaglie.net

Organizzarsi e Lottare !
Collettivo Scintilla

Gruppo Majakovskij

30.07 // ANTIRACUP TICINO – QUINTA EDIZIONE

Il 30 LUGLIO 2016 al Campo Vomero di Lumino, si terrà la quinta edizione del torneo Un Calcio al Razzismo – Ticino.

Al termine del torneo, ci sarà l’aperitivo e la cena sulle note di HAMADA (acoustic live music – Ticino), mentre dalle 21.30 apriranno i concerti gli ILLUMINATI SOUND (dj set reggae – Ticino), seguirà il rap di ACERO MORETTI (rap militante – Milano) e poi, fino alle 3, balleremo tutte e tutti nell’after trash party con la COLONNA ANTICULTURA (Trash – Bellinzona) e l’INTERNAZIONALE TRASH RIBELLE (Trash – Italia).

LE ISCRIZIONI SONO DUNQUE APERTE per la quinta edizione dell’ANTIRACUP TICINO, fino al 17 LUGLIO 2016. Iscrivi la tua squadra (5 giocatori più il portiere e le riserve) mandando una mail a ucar@autistici.org o un messaggio a questa pagina con :

– Nome squadra
– Nome responsabile
– Numero di telefono responsabile

A ogni squadra che si iscrive verrà richiesto un contributo generale di 30 CHF per aiutare a coprire le spese della giornata.

Il numero di squadre è limitato. Prima vi iscrivete, meglio è.

LOVE FOOTBALL, HATE RACISM!

5.6 // SI SCRIVE AMICIZIA, SI LEGGE APARTHEID

Il 5 giugno al Palazzo dei Congressi di Lugano si terrà la celebrazione del giorno di Israele, come ogni anno. Municipali, consiglieri di Stato e la “società bene” vi parteciperanno, come di consueto. Vi prenderanno parte elogiando la cooperazione fra popoli o l’unica democrazia del Medio Oriente. I giornalisti riporteranno. Dietro i loro sorrisi ipocriti e le loro frasi di circostanza, la realtà è però un’altra.

Lo Stato d’Israele non sorge dal nulla. Su quelle terre hanno vissuto per secoli i palestinesi, con le loro case, le loro famiglie e la loro società. In seguito, nel 1948, è arrivata la Nakba, la catastrofe: centinaia di villaggi arabi distrutti, milioni di palestinesi costretti col tempo a rifugiarsi dentro i campi profughi. Da allora sono trascorsi 68 anni. Intorno a Israele si nasce, si cresce, si ama, si muore dentro a dei campi profughi. Per una, due, tre e fra poco quattro generazioni. La Nakba non è stato un evento casuale, frutto di una catastrofe naturale avulsa da qualsiasi responsabilità umana, bensì un progetto ben ponderato di pulizia etnica, che vede un solo colpevole, il quale ha agito con la connivenza e l’appoggio degli Stati occidentali: stiamo parlando dello Stato sionista d’Israele,

Chi, fra il popolo palestinese, rimane in Cisgiordania, vive circondato da un muro, in territori che sono prigioni a cielo aperto con villaggi separati da vari checkpoint. Ogni tanto, i terreni della comunità vengono espropriati e le proprietà che vi sorgono rase al suolo per costruire nuove residenze per i coloni in arrivo. Troppo spesso, l’esercito spara e uccide impunemente, oppure incarcera ogni sospetto terrorista – bambini compresi – detenendolo in condizioni disumane, senza processo per un lungo periodo di tempo, spesso con pene ingiustificate e inumane. Gaza è un enorme prigione a cielo aperto, sovraffollata e distrutta dalle bombe dell’aviazione sionista. Del povero Davide, contro Golia, rimangono solo le macerie.

Lo Stato razzista israeliano si legittima attraverso l’orrore della Shoa. Chi si oppone al colonialismo israeliano e alle sue brutalità viene tacciato di antisemitismo. Lo stesso premier israeliano Netanyahu ha sostenuto che vi sia un legame fra la Shoa e l’oppressione della Palestina,  asserendo pubblicamente che il genocidio del popolo ebraico è stato causato dai palestinesi, e non dai nazisti, mistificando la storia del suo stesso popolo, nel tentativo di giustificare gli orrori che ogni giorno sono compiuti in Palestina. Noi però siamo coscienti che Israele non rappresenta gli ebrei: uno è uno Stato, l’altra una confessione. Esistono ebrei e israeliani sensibili e coscienti che si rifiutano di servire l’esercito o si battono pubblicamente a fianco dei palestinesi per la fine del colonialismo, pagando un caro prezzo le loro azioni.

In tutto questo, il ruolo dell’Occidente resta fondamentale: complice, silente nel migliore dei casi oppure attivo, degli orrori compiuti in Palestina, in quanto a tutti fa comodo avere Israele quale cane da guardia degli interessi del capitalismo nella polveriera che è il Medio Oriente.

Yaakov Peri, il deputato della Knesset invitato come ospite d’onore durante la giornata che celebra l’amicizia con Israele, è il volto rispettabile dei nuovi carnefici. Parlamentare di centro, all’opposizione rispetto al governo, è stato a capo dei servizi segreti accusati di crimini di guerra. Inoltre, ha proposto una task-force contro il movimento d’opinione non violento BDS (boicotta, disinvesti e sanziona). Dietro alla sua immagine presentabile, si cela tutto il marcio delle violenze, degli orrori e della connivenza con quanto accade ogni giorno sul territorio palestinese.

Il diritto alla resistenza dei palestinesi è sacrosanto. I loro atti di ribellione, impossibili da paragonare, in quanto a mezzi e ferocia, alla violenza quotidiana dei colonizzatori sionisti, sono frutto solo della disperazione. Ma il tempo scorre, e con il supporto internazionale la disperazione può farsi speranza nel cambiamento.

No alla glorificazione di uno Stato fascista e razzista.

Per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

Per la fine del razzismo interno, delle violenze e dei soprusi dello Stato d’Israele.

Per una convivenza fra i popoli che non sia dominio ma pace, basata sull’uguaglianza.

Per una Palestina libera e per la libertà di tutti i popoli oppressi.

ORGANIZZARSI E LOTTARE

 

1° MAGGIO 2016 – SPEZZONE ANTICAPITALISTA

“I proletari non hanno nulla a perdere, all’infuori delle loro catene: essi hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi unitevi!” scrivevano Marx ed Engels nel 1848, e mai affermazione pare essere più attuale. In Ticino, in Svizzera e nel mondo intero.

Quella che è stata messa in atto, è una capillare e duratura strategia di disintegrazione della classe lavoratrice, la quale è stata convinta che esistano status lavorativi differenti, in competizione l’uno con l’altro. Una concorrenza fittizia che è riuscita a fare quello che il capitale ambisce da sempre: distogliere l’attenzione su chi sia il reale nemico da combattere. Mentre le lavoratrici e i lavoratori combattono fra loro per contendersi le briciole, il capitale ingrassa e detiene sempre di più la totalità della ricchezza e dei mezzi di produzione.
Sempre di più, termini quali “interinali”, “frontalieri”, “residenti” vengono utilizzati per caratterizzare i lavoratori e le lavoratrici, come se abitare al di là o al di qua di un confine comporti diversi diritti o renda distinti gli appartenenti alla stessa classe proletaria. Ciò a cui assistiamo è una lotta su due assi: da una parte una guerra fra dei lavoratori che si differenziano con le categorie di cui sopra, mentre dall’altra una lotta fra differenti settori. Infatti, ciò che si può osservare è che quando una determinata classe si organizza per rivendicare maggiori diritti, invece che fungere da testa d’ariete per ulteriori rivendicazione, di rappresentare un esempio da seguire, viene biasimata (secondo l’antico adagio del mal comune mezzo gaudio; “se noi non abbiamo questi diritti, nemmeno gli altri devono averli”).

Ovviamente, politica e capitale combattono questa battaglia l’uno accanto all’altro, funzionali l’uno alla strategia e agli obiettivi dell’altro: due facce sporche della stessa medaglia. Con delle proposte politiche dogmatiche, strumentali a questo scopo, acuiscono solamente il divario, senza mai proporre delle soluzioni che possano davvero migliorare le condizioni salariali delle lavoratrici e dei lavoratori. In Ticino, ma pure nel resto del mondo occidentale, la destra alza la voce e fa la gradassa contro stranieri e frontalieri (sebbene poi evidentemente i suoi esponenti siano fra i primi sfruttatori di questi lavoratori), ergendosi a unica difensora della classe proletaria, ma senza mai mettersi contro il padronato, poiché è un’emanazione dello stesso. Utilizzando le recenti crisi economiche, causate da coloro i quali ora sono teoricamente chiamati a risolverla, politica e padronato perseguono con molto profitto e maggiore vigore questa strategia di stratificazione della classe lavoratrice.

In tutto ciò, il silenzio assordante della socialdemocrazia, troppo preoccupata nel limare le posizioni e le proposte della destra, con la quale siedono felicemente in governo, per chinarsi realmente sulla questione e proporre delle iniziative che non siano dei palliativi che a poco servono nella reale difesa dei diritti dei lavoratori. Quello che serve è un’opposizione reale, che proponga iniziative drastiche che rivoluzionino completamente il sistema: il tempo del riformismo è finito e quanto prima gli esponenti della sinistra socialdemocratica la capiranno, tanto meglio sarà per tutti.

Per queste ragioni, è più importante che mai scendere in strada compatti a difesa dei diritti dei lavoratori, senza titubanze o esitazioni, spinti solo dal sogno di conquistare una rossa primavera: il Collettivo Scintilla vi invita tutte e tutti a partecipare allo spezzone anticapitalista, che si terrà in coda al corteo del 1° maggio a Bellinzona.

Chi vede nella normalizzazione, nella concertazione o nel riformismo, una soluzione allo sfruttamento del capitale, non è nient’altro che complice di questo sistema.

CONTRO LA DIVISIONE DEL PROLETARIATO, CONTRO LA NUOVA SCHIAVITÙ MODERNA, PER DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI UNITI E SOLIDALI, ORGANIZZARSI E LOTTARE

16.02 // NI OLVIDO, NI PERDON: IL FASCISMO NON PASSERÀ

12746331_10153577890748541_891146159_n

 Il 17 e il 18 febbraio, al Tribunale federale di Bellinzona, si svolgerà il processo a un terrorista neofascista svizzero, il quale è accusato di aver posto una bomba all’interno del centro sociale Reitschule di Berna. Questa premessa già di per sé spiega la scarsa attenzione dei media e di tutti i mezzi d’informazione cantonali: giacché si tratta di una persona svizzera e soprattutto di un attacco ai danni di un centro sociale autogestito, il fatto ha poca rilevanza, per i media e per l’opinione pubblica. Se la situazione fosse stata diversa, se avesse riguardato stranieri oppure autogestiti nelle vesti di carnefici, non stentiamo a credere che non mancherebbero titoloni da prima pagina e politici starnazzanti come oche impazzite, chiedendo più controlli e sicurezza. Il silenzio su questa vicenda è emblematico della situazione attuale e delle priorità dei politici e dei media.

Sabato 4 agosto 2007, alla Reitschule di Berna si sta svolgendo un Festival antifascista, nella Grosse Halle stanno suonando gli Oi Polloi davanti a un pubblico composto da 1’500-2’000 persone. Quasi per caso, un frequentatore del centro trova uno zaino imbevuto di benzina accanto alla consolle di mixaggio. La sicurezza si attiva tempestivamente e porta lo zaino all’esterno: al suo interno si scoprono delle bottiglie e dei cavi che conducono a un ordigno esplosivo. La sicurezza a quel punto riesce a far allontanare le persone, traendo tutti in salvo, giusto in tempo, poiché pochi istanti dopo la bomba esplode. L’esplosione raggiunge i 4-5 metri di altezza per un diametro di 9 metri: se fosse accaduto all’interno della Reitschule – come da programma – avrebbe sicuramente causato molte vittime.

Nel dicembre del 2009 tale K.S. inoltra una richiesta per un permesso di acquisto d’armi; la Polizia cantonale vuole vederci chiaro e richiede una valutazione di tale individuo al servizio d’informazione federale. Quest’organo appura che dal 2006 K.S. frequenta persone violente e gruppi di estrema destra, che nel 2008 è stato denunciato per dichiarazioni razziste all’interno del forum neonazista “Blood and Honour” e accusato di lesioni personali e atti di violenza assieme ad altri esponenti dell’estrema destra svizzera. A seguito della perquisizione domiciliare, la polizia trova in casa di K.S. un arsenale impressionante, composto fra gli altri, da fucili, Kalashnikov, pistole e taser. Inoltre, sono ritrovati diversi componenti molto simili, se non uguali, all’ordigno esploso alla Reitschule: a questo punto gli investigatori confrontano il Dna di K.S. con quello rinvenuto nello zaino-bomba e i risultati combaciano perfettamente. Nonostante le circostanze, K.S. non viene mai trattenuto in carcerazione preventiva: nel gennaio 2013 le autorità federali, a sorpresa, decidono di interrompere il processo contro di lui per i fatti della Reitschule e di perseguirlo penalmente unicamente per detenzione illecita di armi. Gli avvocati del centro autogestito non ci stanno e portano 11 prove istruttorie a loro favore; ma, di nuovo, le autorità giudiziali federali le respingono in toto. Nel gennaio del 2014 viene emesso un decreto di archiviazione sostenendo che, tra le altre cose, non è possibile stabilire come e quando K.S. abbia potuto lasciare il proprio Dna sui componenti della bomba e che nessuno può provare che tutto l’arsenale trovato in casa sua sia stato usato al di fuori dell’uso privato.

Argomentazioni assurde, al limite della presa in giro, soprattutto alla luce di processi e incarcerazioni avvenuti con maggiori incertezze giudiziarie e con molta più leggerezza. Di nuovo i legali della Reitschule non si accontentano e procedono al ricorso presso il Tribunale penale di Bellinzona.

La giustizia borghese vuole assolvere questa feccia della società, quasi a sottolineare che il fascismo non è punibile, incitando di fatto altra feccia ad attaccare compagni e migranti, perché non ci saranno conseguenze. Per questa ragione, durante questi due giorni saremo nelle piazze e nelle vie di Bellinzona per ribadire che il fascismo non passerà, che i compagni non perdonano e non dimenticano.

CONTRO FASCISMO E IMPUNITÀ

ORGANIZZARSI E LOTTARE

 

12722032_10153577890908541_279473570_n

12746185_10153577891083541_902532445_n

5.03 // L’8 TUTTO L’ANNO: festa delle donne che lottano (conferenza, cena, concerto)

disegno-4

 

Sabato 5 marzo al Bar Triangolo a Bellinzona festeggiamo la donna che lotta.

Il programma della serata sarà il seguente:

17.00 CONFERENZA: ESPERIENZA DI FEMMINISMO NEI PAESI BASCHI: LA STORIA DI OIHUK FABRIKA FEMINISTA

Presentazione della fabbrica femminista occupata OihuK a Bilbao (nella quale si discuterà sul come hanno occupato, il perché hanno deciso per uno spazio occupato e non misto, alle differenze con uno spazio misto, ai problemi che hanno riscontrato, a quello che fanno nell’occupazione, alla differenza nei momenti di sfratto e di scontro verbale con la polizia dato che sono tutte donne), passando poi alla presentazione in grandi grandi linee del femminismo a Bilbao.

19.30 CENA POPOLARE

Ricco bouffet a offerta libera.

21.30 CONCERTO DEI FRISER CIURMA ANEMICA, CANTI POPOLARI DELLA RESISTENZA

Prima e dopo il concerto DJ SET SKA ROCKSTEADY EARLY REGGAE CON RUDE ZURITO.

Durante la serata sarà possibile trovare i libri e altro materiale informativo della Scintilla e sarà organizzata una riffa dell’8 marzo con ricchi premi.