Chi siamo

La Scintilla è un collettivo nato nell’estate del 2010. È formato da compagne e compagni uniti dalla volontà di sviluppare la lotta anticapitalista e internazionalista in Ticino e fuori cantone.

La Scintilla è un’organizzazione orizzontale aperta a tutti coloro che rifiutano l’economia di mercato, portatrice di gravi disuguaglianze sociali, e che si impegnano nella costruzione di un futuro senza padroni.

La Scintilla si impegna nella lotta contro il razzismo e la discriminazione dei migranti, così come nella solidarietà con i popoli oppressi che rivendicano il diritto all’autodeterminazione.

La Scintilla partecipa attivamente alle mobilitazioni politiche sul territorio e organizza momenti di formazione diretti alle compagne e ai compagni interessati.

Dal novembre 2014, la Scintilla ha aderito alla Rete Noi Saremo Tutto (http://www.noisaremotutto.org).

Per contattarci scrivere a scintilla@canaglie.net

Organizzarsi e Lottare !
Collettivo Scintilla

Gruppo Majakovskij

13.09 // PRATICHE D’ANTIFASCISMO MILITANTE: CONSIDERAZIONI SULLA MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA TENUTASI A CHIASSO L’11 SETTEMBRE

Ora che si stanno calmando un po’ le acque e dopo che la stampa locale non ha perso un minuto per aizzare la popolazione contro i cosiddetti no borders e per gridare allo scandalo per un paio di petardi, riteniamo opportuno condividere qualche considerazione sulla manifestazione di Chiasso.

Domenica 11 settembre più di 600 persone hanno manifestato contro il  razzismo ed espresso la loro solidarietà con i migranti bloccati alla stazione di Como S. Giovanni. Il corteo, composto da solidali di ogni età provenienti da diverse aree politiche e geografiche, si è formato verso le 14 nei pressi dello stadio comunale ed è poi proseguito per le strade della città. Durante il percorso sono stati contestati diversi luoghi-simbolo della criminalizzazione dei migranti (la stazione FFS, la dogana, il posto di polizia, il Centro di Registrazione e di Procedura ecc.). Soprattutto nei pressi di questi luoghi, sono state effettuate delle scritte sui muri, affissi dei manifesti e lanciati dei petardi. Non si è tuttavia mai entrati in contatto diretto con le forze antisommossa. Durante tutto il percorso sono stati inoltre scanditi a gran voce slogan antifascisti e solidali, distribuiti materiali informativi, lette ad alta voce le rivendicazioni dei migranti bloccati a Como e tenuti diversi discorsi contro il regime migratorio svizzero e le frontiere.

Durante il corteo si è ribadito che le frontiere sbarrate a Chiasso sono il frutto di un’ondata di razzismo fomentato a fini politici che oggi caratterizza tanto il Ticino e la Svizzera quanto l’Europa e l’intero mondo occidentale. Quella stessa Svizzera (e quello stesso Occidente) le cui aziende esportano armi e saccheggiano risorse naturali, provocando e alimentando guerre e sfruttamento in molti Paesi di provenienza delle persone bloccate alla stazione di Como San Giovanni e in altri punti d’Europa.

Si è inoltre più volte sottolineato che i container della Caritas che si stanno costruendo a Como per i migranti non fanno che peggiorare la situazione. Per i migranti questi non significano altro che ulteriore  isolamento, criminalizzazione, controllo e perpetuazione delle sofferenze. Più che carità i migranti necessitano il riconoscimento dei loro diritti e della loro libertà di movimento!

Le forze dell’ordine erano presenti in gran numero e hanno blindato la stazione e la dogana. Così facendo esse hanno dimostrato ancora una volta da che parte stanno: dalla parte di quegli apparati che ogni giorno si rendono responsabili della criminalizzazione di centinaia e centinaia di persone (colpevoli soltanto di volersi lasciare alle spalle guerra e miseria) e della violazione di plurimi diritti umani (violazioni denunciate dall’ASGI in un rapporto pubblicato a fine agosto).

Nelle ore immediatamente successive alla manifestazione, la polizia svizzera ha effettuato una quindicina di fermi e ha pure arrestato tre compagni italiani. Questi arresti sono una provocazione da parte delle forze dell’ordine per provare a dividere il movimento in “buoni” e “cattivi” e per diffondere il mito dell’intrusione di facinorosi dall’estero responsabili della rottura della pace sociale che altrimenti caratterizza la placida quotidianità elvetica. Questi arresti, inoltre, dimostrano ancora una volta come l’obiettivo sia quello di criminalizzare il sempre più grande movimento no borders e di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla portata politica del corteo di domenica 11 settembre,  dalla denuncia della chiusura delle frontiere e dalle violenze poliziesche e strutturali ai danni dei migranti.

Come parte del movimento, noi ci auguriamo che la placida quotidianità elvetica venga scossa più spesso da simili mobilitazioni. In un clima dove il razzismo si diffonde a macchia d’olio è importante organizzare risposte solidali e ribadire le pratiche dell’antifascismo militante sulle strade. Ciò acquista maggiore importanza alla luce delle recenti mobilitazioni fasciste a Como.

Ai paladini della legge comparsi in questi giorni sui social vogliamo dire che finché ci saranno vite che valgono e vite che non valgono, finché ci saranno degli inclusi e degli esclusi, finché la società sarà divisa in sfruttati e sfruttatori, fino ad allora la democrazia e la legalità di cui essi si fanno portavoce resterà un gioco truccato al quale è lecito non voler partecipare. Inoltre, se questi personaggi si scandalizzassero anche solo un quarto di quanto si scandalizzano per un paio di petardi di fronte alla situazione disumana in cui sono costretti a vivere i migranti o per i continui tagli al sociale, vivremmo già da un pezzo in un mondo migliore!

Solidarietà e complicità con i/le compagni/e arrestati/e! Liber* Tutt*!

CON TUTTI I MIGRANTI SOLIDARIETÀ – FUORI I RAZZISTI DALLE CITTÀ!

LE FRONTIERE DIVIDONO – LA LOTTA UNISCE!

11.09 // MANFESTAZIONE ANTIRAZZISTA – SOLIDARIETÀ A TUTT* I/LE MIGRANTI‏

Vista la particolare situazione alla dogana di Chiasso-Como e il razzismo presente ovunque come arma di controllo e stupidità di massa;
domenica 11 settembre 2016 a Chiasso, partenza stadio comunale, ore 14.00 si svolgerà un:

CORTEO ANTIRAZZISTA PER LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE
in solidarietà con tutte/i i migranti e contro la fortezza Europa.

Lo stesso giorno ci sarà Sportissima a Chiasso, prevedete di muovervi  adeguatamente.
In caso di bisogno ci sarà la possibilità di dormire sabato e domenica  sera a Lugano (portate sacco a pelo).

Partecipate numeros* e diffondete più che potete!
Ni un paso atrás!

Maggiori info in un nuovo blog:
https://frecciaspezzata.noblogs.org

Appello e manifesti in italiano, dialetto, francese, tedesco, inglese e
spagnolo:
http://ch.indymedia.org/it/2016/08/97993.shtml

Info sulla manif:
https://frecciaspezzata.noblogs.org/post/2016/09/03/alcune-precisazioni-sul-corteo-di-domenica-11-settembre-2016/

Né frontiere – Né espulsioni – Against fortresse europe

1.09 // SU FERTILITY DAY E PATRIARCATO

 “Finché la famiglia e il mito della famiglia e il mito della maternità e l’istinto materno non saranno soppressi, le donne saranno oppresse” (Simone de Beauvoir).

È di questi giorni la geniale campagna promossa del Ministero della salute italiano: ovverossia, la proposta di festeggiare il “fertility day”, il giorno della fertilità. Ci teniamo a precisare che se fosse per l’iniziativa in sé, il livello di idiozia sarebbe tale da non entrare nemmeno in argomento, il problema è il contesto in cui è stata promossa e il fatto che dia nuovamente prova di quanto  un certo tipo di politica si muova su piani a dir poco surreali, dimostrando una completa ignoranza (o meglio una noncuranza) delle condizioni e le problematiche vissute soprattutto da parte delle classi popolari.

All’alba del 2017, mentre mezzo mondo occidentale si scaglia contro Islam e islamici, rei di essere “degli oppressori di donne”, in Italia, dove le critiche in questo senso sono feroci, lo Stato decide che è giunta l’ora d’istituire una giornata in cui la fertilità verrà esaltata come valore assoluto. E lo fa tramite aberranti cartelloni che veicolano un messaggio medievale che fa solo accapponare la pelle (oltre ad essere un’inutile spesa pubblica): la rappresentazione della donna unicamente come madre, una sorta di incubatrice ambulante che come unico scopo nella vita deve avere quello di sfornare quanti più figli possibili, al fine di sconfiggere la denatalità imperante che affligge il mondo occidentale. Novella Giovanna d’Arco gravida, sfiderà a colpi di parto l’annoso problema della crescita zero.

Discorsi dal sapore di Ventennio, che in un baleno svelano la triste realtà: per quanto si voglia affermare come progredito, questo mondo occidentale è ancorato alla medesima insopportabile retorica maschilista di un secolo fa. Il fertility day, con i suoi messaggi nemmeno tanto subliminali, fa intendere solo una cosa: la donna dev’essere madre, chi non lo è va contro il suo destino naturale. Poi forse potrà essere anche qualcos’altro, ma quel qualcos’altro non sarà che un comprimario nella vita della donna, poiché il ruolo di attore principale può essere attribuito solo ed esclusivamente alla maternità. E, soprattutto, meglio se la gravidanza accada quanto prima: passata la trentina, la donna sarà additata come essere socialmente inadeguato, che non si sta realizzando totalmente, o peggio ancora, come un’egoista, viziata che non è in grado, o non ha voglia, di assumersi le proprie responsabilità dettate dall’”evoluzione” biologica del proprio corpo, preferendo gli svaghi alla sana prosecuzione della specie. Un essere a metà, su cui buttare ogni genere di pressione sociale e culturale. Emblematico in tal senso è uno dei cartelloni atti a promuovere il fertility day: una clessidra, che riporta lo slogan “La bellezza non ha età. La fertilità sì”. Più chiaro di così. Quello che si aspetta dunque la società è che queste “donne a metà”, ultratrentenni e, orrore, senza figli, si giustifichino di continuo, facendo fronte a una persecuzione, nemmeno troppo metaforicamente parlando, che va dal commentino sprezzante, alla battuta salace, al disprezzo ostentato. Dimostrando di fatto che, questo mondo occidentale così evoluto, così illuminato a fronte di un mondo arabo giurassico, è attaccato allo stesso insopportabile retaggio culturale cattointegralista e maschilista di sempre che, in maniera più o meno sottile, influenza le nostre vite.

Il  vero problema del fertility day, oltre alla retorica intollerabile, è il non tenere conto di alcuni fattori essenziali. Pur ribadendo il concetto che si può essere madre o non esserlo attraverso una scelta consapevole, ci sono donne che madri lo diventerebbe pure volentieri, ma che non lo possono fare in quanto il contesto in cui vivono non si presta a questo tipo di scelta. Erosione dei diritti, disoccupazione, lavori sottopagati, sfruttamento,… sono all’ordine del giorno nella società odierna, capitalista e fiera d’esserlo. Ma sono anche fattori che impediscono a donne e uomini di costruirsi un futuro secondo i propri ideali e le proprie aspirazioni di vita. Donne che vivono una doppia discriminazione: il confronto con il giudizio di valore rispetto alla loro condizione personale e la mancanza di mezzi per poter prendere serenamente una decisione di questo tipo. Ma questo la campagna promossa dal Ministero della salute del governo Renzi, noto gioppino che dello smantellamento dei diritti dei lavoratori e della prosecuzione della politica dei tagli alla spesa pubblica, in particolare al welfare,  ha fatto il suo punto di forza, si guarda ben dal dirlo. È molto più facile biasimare una donna che non vuole o non può essere madre, piuttosto che rimettere in questione tutto un sistema che pur facendo acqua da tutte le parti, per molti appare come “il migliore dei mondi possibili”. Dopo un’estate passata a disquisire su come combattere l’oppressione della donna, ma solo dal giogo musulmano, bien sûr, la vera natura del capitalismo fa prepotentemente capolino, mostrandosi in tutta la sua forza arcaica e oppressiva. Una società che ormai si considera avanzata solo per i centimetri di pelle che, ci permette di mostrare, dimenticandosi gli stupri, i maltrattamenti, le disparità salariali, i licenziamenti in bianco (i quali, in un assurdo gioco all’incoerenza, avvengono in caso di gravidanza), la maternità decisamente insufficiente  e tutte le amenità che noi donne siamo costrette a subire ogni giorno. Una società che tenta, ancora una volta, di entrare nella sfera più privata della donna, quella della gestione del proprio corpo.

A noi, di decostruire quest’immagine della donna, attaccando strutture più grandi, affrancandoci a delle lotte che vanno al di là della sola liberazione della donna: perché non ci sarà liberazione della donna, finché non si abbatterà il capitalismo, vero e unico cuore pulsante di tutte le inuguaglianza nel mondo.

 

CONTRO PATRIARCATO E CAPITALISMO, ORGANIZZARSI E LOTTARE

30.07 // ANTIRACUP TICINO – QUINTA EDIZIONE

Il 30 LUGLIO 2016 al Campo Vomero di Lumino, si terrà la quinta edizione del torneo Un Calcio al Razzismo – Ticino.

Al termine del torneo, ci sarà l’aperitivo e la cena sulle note di HAMADA (acoustic live music – Ticino), mentre dalle 21.30 apriranno i concerti gli ILLUMINATI SOUND (dj set reggae – Ticino), seguirà il rap di ACERO MORETTI (rap militante – Milano) e poi, fino alle 3, balleremo tutte e tutti nell’after trash party con la COLONNA ANTICULTURA (Trash – Bellinzona) e l’INTERNAZIONALE TRASH RIBELLE (Trash – Italia).

LE ISCRIZIONI SONO DUNQUE APERTE per la quinta edizione dell’ANTIRACUP TICINO, fino al 17 LUGLIO 2016. Iscrivi la tua squadra (5 giocatori più il portiere e le riserve) mandando una mail a ucar@autistici.org o un messaggio a questa pagina con :

– Nome squadra
– Nome responsabile
– Numero di telefono responsabile

A ogni squadra che si iscrive verrà richiesto un contributo generale di 30 CHF per aiutare a coprire le spese della giornata.

Il numero di squadre è limitato. Prima vi iscrivete, meglio è.

LOVE FOOTBALL, HATE RACISM!

5.6 // SI SCRIVE AMICIZIA, SI LEGGE APARTHEID

Il 5 giugno al Palazzo dei Congressi di Lugano si terrà la celebrazione del giorno di Israele, come ogni anno. Municipali, consiglieri di Stato e la “società bene” vi parteciperanno, come di consueto. Vi prenderanno parte elogiando la cooperazione fra popoli o l’unica democrazia del Medio Oriente. I giornalisti riporteranno. Dietro i loro sorrisi ipocriti e le loro frasi di circostanza, la realtà è però un’altra.

Lo Stato d’Israele non sorge dal nulla. Su quelle terre hanno vissuto per secoli i palestinesi, con le loro case, le loro famiglie e la loro società. In seguito, nel 1948, è arrivata la Nakba, la catastrofe: centinaia di villaggi arabi distrutti, milioni di palestinesi costretti col tempo a rifugiarsi dentro i campi profughi. Da allora sono trascorsi 68 anni. Intorno a Israele si nasce, si cresce, si ama, si muore dentro a dei campi profughi. Per una, due, tre e fra poco quattro generazioni. La Nakba non è stato un evento casuale, frutto di una catastrofe naturale avulsa da qualsiasi responsabilità umana, bensì un progetto ben ponderato di pulizia etnica, che vede un solo colpevole, il quale ha agito con la connivenza e l’appoggio degli Stati occidentali: stiamo parlando dello Stato sionista d’Israele,

Chi, fra il popolo palestinese, rimane in Cisgiordania, vive circondato da un muro, in territori che sono prigioni a cielo aperto con villaggi separati da vari checkpoint. Ogni tanto, i terreni della comunità vengono espropriati e le proprietà che vi sorgono rase al suolo per costruire nuove residenze per i coloni in arrivo. Troppo spesso, l’esercito spara e uccide impunemente, oppure incarcera ogni sospetto terrorista – bambini compresi – detenendolo in condizioni disumane, senza processo per un lungo periodo di tempo, spesso con pene ingiustificate e inumane. Gaza è un enorme prigione a cielo aperto, sovraffollata e distrutta dalle bombe dell’aviazione sionista. Del povero Davide, contro Golia, rimangono solo le macerie.

Lo Stato razzista israeliano si legittima attraverso l’orrore della Shoa. Chi si oppone al colonialismo israeliano e alle sue brutalità viene tacciato di antisemitismo. Lo stesso premier israeliano Netanyahu ha sostenuto che vi sia un legame fra la Shoa e l’oppressione della Palestina,  asserendo pubblicamente che il genocidio del popolo ebraico è stato causato dai palestinesi, e non dai nazisti, mistificando la storia del suo stesso popolo, nel tentativo di giustificare gli orrori che ogni giorno sono compiuti in Palestina. Noi però siamo coscienti che Israele non rappresenta gli ebrei: uno è uno Stato, l’altra una confessione. Esistono ebrei e israeliani sensibili e coscienti che si rifiutano di servire l’esercito o si battono pubblicamente a fianco dei palestinesi per la fine del colonialismo, pagando un caro prezzo le loro azioni.

In tutto questo, il ruolo dell’Occidente resta fondamentale: complice, silente nel migliore dei casi oppure attivo, degli orrori compiuti in Palestina, in quanto a tutti fa comodo avere Israele quale cane da guardia degli interessi del capitalismo nella polveriera che è il Medio Oriente.

Yaakov Peri, il deputato della Knesset invitato come ospite d’onore durante la giornata che celebra l’amicizia con Israele, è il volto rispettabile dei nuovi carnefici. Parlamentare di centro, all’opposizione rispetto al governo, è stato a capo dei servizi segreti accusati di crimini di guerra. Inoltre, ha proposto una task-force contro il movimento d’opinione non violento BDS (boicotta, disinvesti e sanziona). Dietro alla sua immagine presentabile, si cela tutto il marcio delle violenze, degli orrori e della connivenza con quanto accade ogni giorno sul territorio palestinese.

Il diritto alla resistenza dei palestinesi è sacrosanto. I loro atti di ribellione, impossibili da paragonare, in quanto a mezzi e ferocia, alla violenza quotidiana dei colonizzatori sionisti, sono frutto solo della disperazione. Ma il tempo scorre, e con il supporto internazionale la disperazione può farsi speranza nel cambiamento.

No alla glorificazione di uno Stato fascista e razzista.

Per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

Per la fine del razzismo interno, delle violenze e dei soprusi dello Stato d’Israele.

Per una convivenza fra i popoli che non sia dominio ma pace, basata sull’uguaglianza.

Per una Palestina libera e per la libertà di tutti i popoli oppressi.

ORGANIZZARSI E LOTTARE