Chi siamo

La Scintilla è un collettivo nato nell’estate del 2010. È formato da compagne e compagni uniti dalla volontà di sviluppare la lotta anticapitalista e internazionalista in Ticino e fuori cantone. La Scintilla è un’organizzazione orizzontale aperta a tutti coloro che rifiutano l’economia di mercato, portatrice di gravi disuguaglianze sociali, e che si impegnano nella costruzione di un futuro senza padroni. La Scintilla si impegna nella lotta contro il razzismo e la discriminazione dei migranti, così come nella solidarietà con i popoli oppressi che rivendicano il diritto all’autodeterminazione. La Scintilla partecipa attivamente alle mobilitazioni politiche sul territorio e organizza momenti di formazione diretti alle compagne e ai compagni interessati. Dal novembre 2014, la Scintilla ha aderito alla Rete Noi Saremo Tutto (http://www.noisaremotutto.org). Organizzarsi e Lottare ! Collettivo Scintilla

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Collettivo Scintilla

Gruppo Majakovskij

11.03 // L’8 TUTTO L’ANNO 2017 – FESTA DELLE DONNE CHE LOTTANO

Per il quinto anno di fila, il Collettivo Scintilla festeggia le donne che lottano.

Quest’anno l’evento sarà organizzato al Biblio-café Tra l’altro a Lugano (Via Castausio 3) sabato 11 marzo 2017.

Il programma della serata sarà il seguente:

18.00 CONFERENZA-DIBATTITO “Oltre la parità. Femminismo e sovversione sociale” con Alessia Di Dio, femminista e redattrice di Moins! Journal romand d’écologie politique.

Durante questa conferenza verranno dibattute le seguenti questioni: Dove ci ha condotto il femminismo delle «pari opportunità»? Abbiamo abolito le gerarchie o le abbiamo solo modificate? Come articolare la lotta tra lavoro produttivo e riproduttivo? La liberazione di poche cela lo sfruttamento di molte? Quale è la causa delle discriminazioni verso le donne? Ci può essere una vera emancipazione all’interno del capitalismo? Come ridare al femminismo la sua anima sovversiva?

19.30 CENA POPOLARE (offerta libera)

22.00 CONCERTO con le Doxie (punk-rock Bologna), una band tutta al femminile, perché la decostruzione del genere passa anche attraverso la musica (https://doxie.bandcamp.com/music)

Drante la serata sarà proiettato un video di interviste sulle lotte che il femminismo deve ancora affrontare, sarà possibile trovare l’opuscolo “le donne nella lotta”, i libri e altro materiale informativo della Scintilla e sarà organizzata una riffa dell’8 marzo con ricchi premi.

 

Volantino 11 marzo 2017

11.02 // PRESENTAZIONE DEL LIBRO “AMORE E LOTTA. AUTOBIOGRAFIA DI UN RIVOLUZIONARIO NEGLI STATI UNITI”

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Presentazione del libro “Amore e lotta. Autobiografia di un rivoluzionario negli Stati Uniti” di David Gilbert, con il co-curatore Giacomo Marchetti.
Sabato 11 febbraio 2017, alle ore 20 alla Casa del Popolo a Bellinzona.

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Nato nel 1944 da una famiglia di origine ebraica fuggita dalle persecuzioni anti-semite in Europa, cresciuto in un sobborgo benestante di Boston, si impegna – dopo l’attività scoutistica – dall’età di 17 anni nella lotta anti-razzista al fianco dei “Neri”.
Iscrittosi alla Columbia University nel ’62 è stato uno dei più eminenti esponenti del movimento studentesco contro la Guerra in Vietnam e contro il “suprematismo bianco”, cofondatore dell’organizzazione Students for a Democratic Society (SDS), la più importante organizzazione del movimento studentesco dell’epoca dal seno del quale nasceranno i Weather Underground di cui sarà un esponente di spicco.
Questo gruppo di anti-imperialisti bianchi cresciuto all’interno delle mobilitazioni contro la guerra in Vietnam e al fianco del movimento afro-americano, diverrà autore di numerosi “attacchi” contro edifici e strutture dell’apparato di potere statunitense, senza mai mietere alcuna vittima.
Con l’attiva complicità delle varie comunità di Freaks sparse per gli States David, si sposterà “in clandestinità” in diverse città e parteciperà a differenti azioni, contribuendo anche alla formazione teorica del gruppo e alla stesura del loro più esteso e noto documento politico “Prateria in Fiamme”.
Uscito dalla clandestinità, dopo la fine di questa esperienza nella seconda metà degli anni settanta, continuerà a dare il suo contributo alle “Nazioni Oppresse” all’interno degli States e contro la politica bellicista Nord-Americana unendo poi il suo destino, insieme ad altri antimperialisti bianchi ai militanti del Black Liberation Army, organizzazione clandestina nata da una delle scissioni delle Black Panthers Party.
Venne arrestato nel 1981, in seguito alla partecipazione ad una rapina di “autofinanziamento” ad un furgone porta-valori a New York, che costò la vita a due agenti di polizia.

Il libro ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza politica intrecciate con gli avvenimenti che hanno riguardato la storia nord-americana dalla lotta anti-segregazionista fino alla genesi delle politiche neo-conservatrici di Ronald Reagan insediatosi alla Casa Bianca proprio nel gennaio del 1981.
Con uno sguardo critico, ma non liquidatorio sulla propria esperienza, ed una attenzione costante a fornire elementi di comprensione delle vicende narrate anche a chi non le ha vissute, ci fornisce uno spaccato di una esperienza umana che riflette sugli aspetti più peculiari della storia statunitense, arricchendo il proprio bagaglio con elementi attinti dalla critica di genere e la sensibilità ecologista.
Nella sua recensione al libro il giornalista afro-americano Mumia Abu Jamal coglie la cifra del lavoro di Gilbert quando afferma che “da cuore e ossa alla Storia”.
Una storia in cui affondano le radici del presente.

11.01 // PER UN TICINO SOLIDALE E ANTIRAZZISTA

Negli ultimi anni il Ticino sta sprofondando sempre più in un clima di razzismo e ignoranza, declinato sotto diverse forme e aspetti. In un susseguirsi sempre più importante e violento di parole e azioni, si stanno toccando apici di intolleranza e qualunquismo inammissibili. Questa settimana, abbiamo tutti potuto fruire dell’ultimo gesto di tale serie infinita, quando in un impeto di incredibile codardia alcuni anonimi hanno affisso degli striscioni contro i rifugiati nei comuni di Preonzo e Moleno.

Sono momenti complicati per ciò che compete la migrazione, ma bisogna essere all’altezza come società di agire in difesa dei diritti umani, per un futuro di apertura e solidarietà.
Il Collettivo Scintilla ritiene dunque che la misura sia colma, che non esiste solo questa faccia del Ticino, intollerante e razzista, e che la resistenza in questo clima di fanatismo, dove tutto ciò che è diverso è sbagliato e va quindi debellato e distrutto, sia un dovere.

 

Contro il razzismo e la xenofobia, per un Ticino aperto e solidale, organizzarsi e lottare

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8.01 // ZORIONAK NEKANE

ZORIONAK NEKANE! BUON COMPLEANNO NEKANE!

Oggi 8 gennaio è il compleanno di Nekane Txapartegi, la quale festeggerà il suo compleanno in carcere. Facciamole sentire la nostra solidarietà scrivendo a:

Nekane Txapartegi
Gefängnis Zürich
Rotwandstrasse 21,
Postfach
8036 Zürich

La sua lotta è la nostra lotta!

 

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15.12 // ANTIRACUP TICINO: RACCOLTA DI SCARPE

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Raccolta di scarpe da calcio (39-44), coperte e vestiti pesanti per il Centro di Prima Accoglienza di Rebbio (Como); dove lavorano volontari sia italiani che svizzeri, nonché gli stessi migranti, per far fronte alle mancanze legali, di alloggio, di salute e di generi di prima necessità che subiscono i migranti bloccati all’esterno della frontiera elvetica.

Il Centro di Prima Accoglienza di Rebbio, già dalla scorsa estate, si trova in una situazione critica; poiché i beni di prima necessità scarseggiano, mentre la richiesta è in continuo aumento.
La struttura accoglie molti minori non accompagnati, i quali trovano sostegno e aiuto nel risolvere la propria situazione di emergenza; continuando, comunque, ad essere liberi di entrare ed uscire come preferiscono, poiché non hanno commesso nessun reato e il solo status di migrante non significa assolutamente mancanza di dignità.
Accanto al Centro di Prima Accoglienza c’è un campo di calcio a disposizione dei migranti, purtroppo per poter giocare mancano le scarpe adatte. Lo sport popolare, in questo caso il calcio, arricchisce sempre chi lo pratica e chi lo sostiene; quindi permettere a questi ragazzi e ragazze di disputare delle partite calcistiche significa poter creare dei momenti di svago, di scambio, di solidarietà e di aggregazione sia per i migranti che per il resto della popolazione.
Per questo motivo lanciamo un appello tramite l’Antiracup Ticino: raccogliamo quante più scarpe da calcio possibile!

In attesa della trasferta amichevole oltreconfine dell’Antiracup Ticino, vi segnaliamo i quattro punti di raccolta:

Locarnese: telefonare allo 076 693 28 04 (Eloa) oppure allo 079 757 47 44 (Clara)

Bellinzonese: inviare sms o messaggio Whatsapp allo 078 876 87 17 (Riky)

Mendrisiotto: telefonare allo 079 795 76 91 (Diego)

Creiamo reti solidali, modi di agire che costruiscano potere popolare e metodi capaci di far fronte al sistema capitalista e alle frontiere di questa Europa fascista e disumana. Dobbiamo pensare globalmente e agire localmente!

 


CONDIVIDETE NUMEROS*! AMA IL CALCIO, ODIA IL RAZZISMO
CONTRO I MURI E LE INGIUSTIZIE: SOLIDARIETÀ!

12.11 // PRESENTAZIONE DEL LIBRO “PROSSIMA FERMATA – UNA STORIA PER RENATO”

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Sono passati 10 anni da quando, nel 2006 a Focene, estrema periferia di Roma, Renato Biagetti viene ucciso da due giovani neofascisti. Solo perché riconosciuto come diverso: “una zecca” estranea a quel quartiere.

Per ricordare lui e tutte le compagne e tutti i compagni uccis* per mano fascista, il Collettivo Scintilla organizza la presentazione del libro a fumetti autoprodotto “Prossima fermata. Una storia per Renato” di Zerocalcare e ERRE PUSH con i familiari e gli amici di Renato.

Un viaggio a fumetti, che va a ritroso nel tempo, lungo questi dieci anni. Per parlare di Renato, di chi non ha mai smesso di raccontare la sua storia e di incrociarne tante altre, perché chi non dimentica continua a lottare.

Al Bar Sonia-da Giacinto a Roveredo (GR) a partire dalle 18. Seguirà una serata Dj Set.

Maggiori informazioni: https://ionondimentico.noblogs.org/

13.09 // PRATICHE D’ANTIFASCISMO MILITANTE: CONSIDERAZIONI SULLA MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA TENUTASI A CHIASSO L’11 SETTEMBRE

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Ora che si stanno calmando un po’le acque e dopo che la stampa locale non ha perso un minuto per aizzare la popolazione contro i cosiddetti no borders e per gridare allo scandalo per un paio di petardi, riteniamo opportuno condividere qualche considerazione sulla manifestazione di Chiasso.

Domenica 11 settembre più di 600 persone hanno manifestato contro il razzismo ed espresso la loro solidarietà con i migranti bloccati alla stazione di Como S. Giovanni. Il corteo, composto da solidali di ogni età provenienti da diverse aree politiche e geografiche, si è formato verso le 14 nei pressi dello stadio comunale ed è poi proseguito per le strade della città. Durante il percorso sono stati contestati diversi luoghi-simbolo della criminalizzazione dei migranti (la stazione FFS, la dogana, il posto di polizia, il Centro di Registrazione e di Procedura, ecc.). Soprattutto nei pressi di questi luoghi sono state effettuate delle scritte sui muri, affissi dei manifesti e lanciati dei petardi. Non si è tuttavia mai entrati in contatto diretto con le forze antisommossa. Durante tutto il percorso sono stati inoltre scanditi a gran voce slogan antifascisti e solidali, distribuiti materiali informativi, lette ad alta voce le rivendicazioni dei migranti bloccati a Como e tenuti diversi discorsi contro il regime migratorio svizzero e le frontiere.

Durante il corteo si è ribadito che le frontiere sbarrate a Chiasso sono il frutto di un’ondata di razzismo fomentato a fini politici che oggi caratterizza tanto il Ticino e la Svizzera, quanto l’Europa e l’intero mondo occidentale. Quella stessa Svizzera (e quello stesso occidente) le cui aziende esportano armi e saccheggiano risorse naturali provocando e alimentando guerre e sfruttamento in molti paesi di provenienza delle persone bloccate alla stazione di Como San Giovanni e in altri punti d’ Europa.

Si è inoltre più volte sottolineato che i container della Caritas che si stanno costruendo a Como per i migranti non fanno che peggiorare la situazione. Per i migranti  essi non significano altro che ulteriore isolamento, criminalizzazione, controllo e perpetuazione delle sofferenze. Più che carità i migranti necessitano il riconoscimento dei loro diritti e della loro libertà di movimento!

Le forze dell’ordine erano presenti in gran numero e hanno blindato la stazione e la dogana. Così facendo esse hanno dimostrato ancora una volta da che parte stanno: dalla parte di quegli apparati che ogni giorno si rendono responsabili della criminalizzazione di centinaia e centinaia di persone (colpevoli soltanto di volersi lasciare alle spalle guerra e miseria) e della violazione di plurimi diritti umani (violazioni denunciate dall’ASGI e da FIRDAUS in un rapporto pubblicato a fine agosto).

Nelle ore immediatamente successive alla manifestazione la polizia svizzera ha effettuato una quindicina di fermi e arrestato tre compagni italiani. Questi arresti sono una provocazione da parte delle forze dell’ordine per provare a dividere il movimento in “buoni” e “cattivi” e per diffondere il mito dell’intrusione di facinorosi dall’estero responsabili della rottura della pace sociale che altrimenti caratterizza la placida quotidianità elvetica. Questi arresti, inoltre, dimostrano ancora una volta come l’obiettivo sia quello di criminalizzare il sempre più grande movimento no border e distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla portata politica del corteo di domenica 11 settembre, dato dalla denuncia della chiusura delle frontiere e delle violenze poliziesche e strutturali ai danni dei migranti.

Come parte del movimento, noi ci auguriamo che la placida quotidianità elvetica venga scossa più spesso da simili mobilitazioni. In un clima dove il razzismo si diffonde a macchia d’olio è importante organizzare risposte solidali e ribadire le pratiche dell’antifascismo militante sulle strade. Ciò acquista maggiore importanza alla luce delle recenti mobilitazioni fasciste a Como.

Ai paladini della legge comparsi in questi giorni sui social vogliamo dire che finché ci saranno vite che valgono e vite che non valgono, finché ci saranno degli inclusi e degli esclusi, finché la società sarà divisa in sfruttati e sfruttatori, fino ad allora la democrazia e la legalità di cui essi si fanno portavoce resta un gioco truccato a cui è lecito non voler partecipare. Inoltre, se questi personaggi si scandalizzassero anche solo un quarto di quanto si scandalizzano per un paio di petardi di fronte alla situazione disumana in cui sono costretti a vivere i migranti o per i continui tagli al sociale, vivremmo già da un pezzo in un mondo migliore!

Solidarietà e complicità con i/le compagni/e arrestati/e! Liber* Tutt*!

CON TUTTI I MIGRANTI SOLIDARIETÀ – FUORI I RAZZISTI DALLE CITTÀ!

LE FRONTIERE DIVIDONO – LA LOTTA UNISCE!

02.09 // QUANDO L’INGIUSTIZIA DIVENTA LEGGE, LA RESISTENZA DIVENTA DOVERE

La questione dell’agire nella piena legalità, troppo spesso viene ritenuta una questione imprescindibile, senza la quale non si entra nemmeno in discussione di una qualsivoglia azione o idea.
Questo è un grosso limite, che fin dalla nostra infanzia, ci viene inculcato senza margine di dissenso. Le regole son regole e non si discutono: un dogma.
Il fatto è che la legalità non fa rima per forza di cose con giustizia. Il nostro apparato legale non è “opera divina”, bensì lo specchio dei principi su cui si basa il pensiero dominante di una società qui e ora.
Con ciò non si sta dicendo che tutte le leggi siano ingiuste, ma solamente, che i margini da esse date non sono per forza basate su principi di uguaglianza e giustizia sociale, in quanto la nostra società è colma di discriminazioni verso chi ha meno mezzi o chi si trova in una situazione diversa dalla media.
Si arriva così a vivere situazioni (sia in prima persona che no) che per forza di cose si scontrano con quanto legiferato e che non hanno soluzione altra se non nell’illegalità, perché sono proprio le regole che gli stati stessi si danno a causare situazioni invivibili e inaccettabili. Non si sta parlando evidentemente della bravata di un ragazzino, bensì di scelte difficili, a volte con possibili pesanti conseguenze, ma che sono per molti l’unica possibilità.

Tanti dei diritti conquistati, non sarebbero mai stati ottenuti agendo nei margini della legge: basti pensare a chi si è opposto all’apartheid in Sudafrica, a chi ha combattuto il nazifascismo, alle varie conquiste dell’indipendenza delle popolazioni degli Stati che furono colonizzati… Per quanto riguarda la Svizzera: gli scioperi e le mobilitazioni (anche soffocati nel sangue, come lo sciopero generale del 1918) che ci hanno portato a ottenere diritti come la pensione, le assicurazioni in caso di infortuni o malattia, le “8” ore di lavoro,…oppure di tutti quei cittadini che hanno rischiato e si sono impegnati per far passare le famiglie di ebrei e gli oppositori politici ai regimi nazifascisti durante la Seconda guerra mondiale, quando il Consiglio federale adottò il respingimento sistematico al confine (1942, quando le notizie degli stermini protratti dalla Germania nazista erano già più che note).

Oppure uno degli esempi più recenti nel tempo: negli anni ’70, migliaia di svizzeri, fra cui centinaia di ticinesi, sono stati “passatori” di esuli cileni che fuggivano dalla dittatura sanguinaria di Pinochet e che si sono visti rifiutare l’entrata legale in Svizzera. Attraverso il movimento “Azioni Posti Liberi”, questi svizzeri hanno sfidato l’autorità elvetica e le sue leggi, quelle stessi leggi di cui oggi tutti si riempiono la bocca, anche chi dovrebbe ricordarsi di un passato non troppo lontano. Eludendo e violando queste leggi, centinaia di ticinesi hanno pagato il viaggio, fatto attraversare illegalmente il confine e ospitato nelle loro case centinaia di compagne e compagni cileni. Salvando loro la vita.

Quando l’ingiustizia diventa legge, ribellarsi è un dovere. Il nostro sostegno va a tutte le persone che di fronte a un’ingiustizia non possono e non vogliono girarsi dall’altra parte. Riempirsi la bocca di tante belle parole, ma ritrarsi appena qualcosa mette in pericolo la comoda sedia di broccato su cui da troppo tempo si è seduti, ormai dimentichi della vera ragione per la quale si fa politica, non fa onore a nessuno e rende evidente il fallimento di un partito ormai ideologicamente decadente, che fa del legalismo ossequioso il suo unico vanto.

I migranti e le migranti di oggi, sono i compagni e le compagne cileni di ieri. Si è lottato ieri, si lotta oggi e si lotterà domani, perché i nostri sogni non saranno fermati né da confini immaginari né da leggi ingiuste istituite da uno Stato capitalista e borghese.

CONTRO MURI E IPOCRISIA, ORGANIZZARSI E LOTTARE.

01.09 // SU FERTILITY DAY E PATRIARCATO

“Finché la famiglia e il mito della famiglia e il mito della maternità e l’istinto materno non saranno soppressi, le donne saranno oppresse” (Simone de Beauvoir).

È di questi giorni la geniale campagna promossa del Ministero della salute italiano: ovverossia, la proposta di festeggiare il “fertility day”, il giorno della fertilità. Ci teniamo a precisare che se fosse per l’iniziativa in sé, il livello di idiozia sarebbe tale da non entrare nemmeno in argomento, il problema è il contesto in cui è stata promossa e il fatto che dia nuovamente prova di quanto un certo tipo di politica si muova su piani a dir poco surreali, dimostrando una completa ignoranza (o meglio una noncuranza) delle condizioni e le problematiche vissute soprattutto da parte delle classi popolari.

All’alba del 2017, mentre mezzo mondo occidentale si scaglia contro Islam e islamici, rei di essere “degli oppressori di donne”, in Italia, dove le critiche in questo senso sono feroci, lo Stato decide che è giunta l’ora d’istituire una giornata in cui la fertilità verrà esaltata come valore assoluto. E lo fa tramite aberranti cartelloni che veicolano un messaggio medievale che fa solo accapponare la pelle (oltre ad essere un’inutile spesa pubblica): la rappresentazione della donna unicamente come madre, una sorta di incubatrice ambulante che come unico scopo nella vita deve avere quello di sfornare quanti più figli possibili, al fine di sconfiggere la denatalità imperante che affligge il mondo occidentale. Novella Giovanna d’Arco gravida, sfiderà a colpi di parto l’annoso problema della crescita zero.

Discorsi dal sapore di Ventennio, che in un baleno svelano la triste realtà: per quanto si voglia affermare come progredito, questo mondo occidentale è ancorato alla medesima insopportabile retorica maschilista di un secolo fa. Il fertility day, con i suoi messaggi nemmeno tanto subliminali, fa intendere solo una cosa: la donna dev’essere madre, chi non lo è va contro il suo destino naturale. Poi forse potrà essere anche qualcos’altro, ma quel qualcos’altro non sarà che un comprimario nella vita della donna, poiché il ruolo di attore principale può essere attribuito solo ed esclusivamente alla maternità. E, soprattutto, meglio se la gravidanza accada quanto prima: passata la trentina, la donna sarà additata come essere socialmente inadeguato, che non si sta realizzando totalmente, o peggio ancora, come un’egoista, viziata che non è in grado, o non ha voglia, di assumersi le proprie responsabilità dettate dall’”evoluzione” biologica del proprio corpo, preferendo gli svaghi alla sana prosecuzione della specie. Un essere a metà, su cui buttare ogni genere di pressione sociale e culturale. Emblematico in tal senso è uno dei cartelloni atti a promuovere il fertility day: una clessidra, che riporta lo slogan “La bellezza non ha età. La fertilità sì”. Più chiaro di così. Quello che si aspetta dunque la società è che queste “donne a metà”, ultratrentenni e, orrore, senza figli, si giustifichino di continuo, facendo fronte a una persecuzione, nemmeno troppo metaforicamente parlando, che va dal commentino sprezzante, alla battuta salace, al disprezzo ostentato. Dimostrando di fatto che, questo mondo occidentale così evoluto, così illuminato a fronte di un mondo arabo giurassico, è attaccato allo stesso insopportabile retaggio culturale cattointegralista e maschilista di sempre che, in maniera più o meno sottile, influenza le nostre vite.

Il vero problema del fertility day, oltre alla retorica intollerabile, è il non tenere conto di alcuni fattori essenziali. Pur ribadendo il concetto che si può essere madre o non esserlo attraverso una scelta consapevole, ci sono donne che madri lo diventerebbe pure volentieri, ma che non lo possono fare in quanto il contesto in cui vivono non si presta a questo tipo di scelta. Erosione dei diritti, disoccupazione, lavori sottopagati, sfruttamento,… sono all’ordine del giorno nella società odierna, capitalista e fiera d’esserlo. Ma sono anche fattori che impediscono a donne e uomini di costruirsi un futuro secondo i propri ideali e le proprie aspirazioni di vita. Donne che vivono una doppia discriminazione: il confronto con il giudizio di valore rispetto alla loro condizione personale e la mancanza di mezzi per poter prendere serenamente una decisione di questo tipo. Ma questo la campagna promossa dal Ministero della salute del governo Renzi, noto gioppino che dello smantellamento dei diritti dei lavoratori e della prosecuzione della politica dei tagli alla spesa pubblica, in particolare al welfare, ha fatto il suo punto di forza, si guarda ben dal dirlo. È molto più facile biasimare una donna che non vuole o non può essere madre, piuttosto che rimettere in questione tutto un sistema che pur facendo acqua da tutte le parti, per molti appare come “il migliore dei mondi possibili”. Dopo un’estate passata a disquisire su come combattere l’oppressione della donna, ma solo dal giogo musulmano, bien sûr, la vera natura del capitalismo fa prepotentemente capolino, mostrandosi in tutta la sua forza arcaica e oppressiva. Una società che ormai si considera avanzata solo per i centimetri di pelle che, ci permette di mostrare, dimenticandosi gli stupri, i maltrattamenti, le disparità salariali, i licenziamenti in bianco (i quali, in un assurdo gioco all’incoerenza, avvengono in caso di gravidanza), la maternità decisamente insufficiente e tutte le amenità che noi donne siamo costrette a subire ogni giorno. Una società che tenta, ancora una volta, di entrare nella sfera più privata della donna, quella della gestione del proprio corpo.

A noi, di decostruire quest’immagine della donna, attaccando strutture più grandi, affrancandoci a delle lotte che vanno al di là della sola liberazione della donna: perché non ci sarà liberazione della donna, finché non si abbatterà il capitalismo, vero e unico cuore pulsante di tutte le inuguaglianza nel mondo.

 
CONTRO PATRIARCATO E CAPITALISMO, ORGANIZZARSI E LOTTARE

24.09 // MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI NEKANE TXAPARTEGI

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Sabato 24 SETTEMBRE a BERNA si terrà una grande manifestazione nazionale per la liberazione di Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, la quale è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l’8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.

Il Collettivo Scintilla organizzerà un trasporto collettivo dal Ticino per essere presenti in massa a questa manifestazione.
Chi volesse partecipare può scrivere un messaggio privato a questa pagina oppure a scintilla@canaglie.net.