02.09 // QUANDO L’INGIUSTIZIA DIVENTA LEGGE, LA RESISTENZA DIVENTA DOVERE

La questione dell’agire nella piena legalità, troppo spesso viene ritenuta una questione imprescindibile, senza la quale non si entra nemmeno in discussione di una qualsivoglia azione o idea.
Questo è un grosso limite, che fin dalla nostra infanzia, ci viene inculcato senza margine di dissenso. Le regole son regole e non si discutono: un dogma.
Il fatto è che la legalità non fa rima per forza di cose con giustizia. Il nostro apparato legale non è “opera divina”, bensì lo specchio dei principi su cui si basa il pensiero dominante di una società qui e ora.
Con ciò non si sta dicendo che tutte le leggi siano ingiuste, ma solamente, che i margini da esse date non sono per forza basate su principi di uguaglianza e giustizia sociale, in quanto la nostra società è colma di discriminazioni verso chi ha meno mezzi o chi si trova in una situazione diversa dalla media.
Si arriva così a vivere situazioni (sia in prima persona che no) che per forza di cose si scontrano con quanto legiferato e che non hanno soluzione altra se non nell’illegalità, perché sono proprio le regole che gli stati stessi si danno a causare situazioni invivibili e inaccettabili. Non si sta parlando evidentemente della bravata di un ragazzino, bensì di scelte difficili, a volte con possibili pesanti conseguenze, ma che sono per molti l’unica possibilità.

Tanti dei diritti conquistati, non sarebbero mai stati ottenuti agendo nei margini della legge: basti pensare a chi si è opposto all’apartheid in Sudafrica, a chi ha combattuto il nazifascismo, alle varie conquiste dell’indipendenza delle popolazioni degli Stati che furono colonizzati… Per quanto riguarda la Svizzera: gli scioperi e le mobilitazioni (anche soffocati nel sangue, come lo sciopero generale del 1918) che ci hanno portato a ottenere diritti come la pensione, le assicurazioni in caso di infortuni o malattia, le “8” ore di lavoro,…oppure di tutti quei cittadini che hanno rischiato e si sono impegnati per far passare le famiglie di ebrei e gli oppositori politici ai regimi nazifascisti durante la Seconda guerra mondiale, quando il Consiglio federale adottò il respingimento sistematico al confine (1942, quando le notizie degli stermini protratti dalla Germania nazista erano già più che note).

Oppure uno degli esempi più recenti nel tempo: negli anni ’70, migliaia di svizzeri, fra cui centinaia di ticinesi, sono stati “passatori” di esuli cileni che fuggivano dalla dittatura sanguinaria di Pinochet e che si sono visti rifiutare l’entrata legale in Svizzera. Attraverso il movimento “Azioni Posti Liberi”, questi svizzeri hanno sfidato l’autorità elvetica e le sue leggi, quelle stessi leggi di cui oggi tutti si riempiono la bocca, anche chi dovrebbe ricordarsi di un passato non troppo lontano. Eludendo e violando queste leggi, centinaia di ticinesi hanno pagato il viaggio, fatto attraversare illegalmente il confine e ospitato nelle loro case centinaia di compagne e compagni cileni. Salvando loro la vita.

Quando l’ingiustizia diventa legge, ribellarsi è un dovere. Il nostro sostegno va a tutte le persone che di fronte a un’ingiustizia non possono e non vogliono girarsi dall’altra parte. Riempirsi la bocca di tante belle parole, ma ritrarsi appena qualcosa mette in pericolo la comoda sedia di broccato su cui da troppo tempo si è seduti, ormai dimentichi della vera ragione per la quale si fa politica, non fa onore a nessuno e rende evidente il fallimento di un partito ormai ideologicamente decadente, che fa del legalismo ossequioso il suo unico vanto.

I migranti e le migranti di oggi, sono i compagni e le compagne cileni di ieri. Si è lottato ieri, si lotta oggi e si lotterà domani, perché i nostri sogni non saranno fermati né da confini immaginari né da leggi ingiuste istituite da uno Stato capitalista e borghese.

CONTRO MURI E IPOCRISIA, ORGANIZZARSI E LOTTARE.

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