1.05 // 1° MAGGIO 2015 LUGANO – SPEZZONE ANTICAPITALISTA

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“Eppure, tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a questo livello della più profonda degradazione”. Questo scriveva Karl Marx nel 1865 e quanto sta succedendo ora in Ticino, come nel resto del mondo, ne è solamente la riprova. Attraverso l’ultima, strumentale, scusante, il franco forte, la classe dirigente continua a fare quello che le riesce meglio: sfruttare gli operai al fine di ricavarne il maggior profitto possibile. Accompagnata dal pietismo insopportabile del “tutti sono chiamati a fare dei sacrifici”, come se, specularmente, quando gli introiti sono copiosi, tutti i benefici fossero ridistribuiti. Ridistribuiti sì, ma nelle tasche del padronato, con bonus e salari da capogiro, mentre alla classe lavoratrice spettano, donate con magnanimità, solo le briciole.

Gli esponenti della classe politica, invece di chinarsi sulla problematica e cercare di risolverla, rimettendo in discussione il capitalismo esasperante, lo esaltano come unico sistema economico fattibile che promuove, a loro dire, la ricchezza per tutti. Starnazzando nel frattempo come oche impazzite contro migranti e frontalieri, capro espiatorio di tutti i mali del Ticino. Attacchi funzionali a mettere i lavoratori gli uni contro gli altri in una guerra fratricida senza quartiere: noi contro loro, due facce della stessa medaglia a darsi battaglia, mentre chi s’ingrassa e gode di questa situazione è sempre e solo il padronato. Dinamica questa, quella di cercare di gerarchizzare la classe operaia fra lavoratori di serie a e di serie b, che appare evidente anche nella vicina Penisola, e che certo trarrà nuovo respiro dalle conseguenze dello smantellamento dei diritti dei lavoratori in atto in Italia, sia con il Jobs Act, sia con la legittimazione del lavoro gratuito inaugurata dall’Expo di Milano, con la complicità dei sindacati concertativi in Italia.

Gli scioperi di questi mesi in Ticino hanno dimostrato che il sistema scricchiola, che i lavoratori non sono disposti a essere strumentalizzati per questi fini politici. Dalla Exten alla Smb Sa, e da tutte le fabbriche in cui i lavoratori hanno incrociato le braccia, il messaggio che ne esce è chiaro: i diritti devono esserci e per tutti, non esiste differenza fra noi e loro, tutti uniti contro il vero nemico, il capitale.

Il 1° maggio dev’essere questo, l’unione dei lavoratori contro capitale e padronato, non la triste passeggiata sindacale con cui si è trasformata negli anni la ricorrenza a Lugano. Per queste ragioni, il Collettivo Scintilla invita tutte e tutti a partecipare allo spezzone anticapitalista, che partirà dal padiglione Conza fino in centro, per ribadire che la conflittualità sui posti di lavoro è la via da percorrere e ricordare nel contempo la determinazione di chi ha deciso di non abbassare la testa di fronte alle scuse di un padronato troppo sicuro di sé.

Chi vede nella normalizzazione, nella concertazione o nel riformismo, una soluzione allo sfruttamento del capitale, non è nient’altro che complice di questo sistema.

CONTRO SFRUTTAMENTO E PADRONATO, ORGANIZZARSI E LOTTARE.

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