1° MAGGIO 2016 – SPEZZONE ANTICAPITALISTA

“I proletari non hanno nulla a perdere, all’infuori delle loro catene: essi hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi unitevi!” scrivevano Marx ed Engels nel 1848, e mai affermazione pare essere più attuale. In Ticino, in Svizzera e nel mondo intero.

Quella che è stata messa in atto, è una capillare e duratura strategia di disintegrazione della classe lavoratrice, la quale è stata convinta che esistano status lavorativi differenti, in competizione l’uno con l’altro. Una concorrenza fittizia che è riuscita a fare quello che il capitale ambisce da sempre: distogliere l’attenzione su chi sia il reale nemico da combattere. Mentre le lavoratrici e i lavoratori combattono fra loro per contendersi le briciole, il capitale ingrassa e detiene sempre di più la totalità della ricchezza e dei mezzi di produzione.
Sempre di più, termini quali “interinali”, “frontalieri”, “residenti” vengono utilizzati per caratterizzare i lavoratori e le lavoratrici, come se abitare al di là o al di qua di un confine comporti diversi diritti o renda distinti gli appartenenti alla stessa classe proletaria. Ciò a cui assistiamo è una lotta su due assi: da una parte una guerra fra dei lavoratori che si differenziano con le categorie di cui sopra, mentre dall’altra una lotta fra differenti settori. Infatti, ciò che si può osservare è che quando una determinata classe si organizza per rivendicare maggiori diritti, invece che fungere da testa d’ariete per ulteriori rivendicazione, di rappresentare un esempio da seguire, viene biasimata (secondo l’antico adagio del mal comune mezzo gaudio; “se noi non abbiamo questi diritti, nemmeno gli altri devono averli”).

Ovviamente, politica e capitale combattono questa battaglia l’uno accanto all’altro, funzionali l’uno alla strategia e agli obiettivi dell’altro: due facce sporche della stessa medaglia. Con delle proposte politiche dogmatiche, strumentali a questo scopo, acuiscono solamente il divario, senza mai proporre delle soluzioni che possano davvero migliorare le condizioni salariali delle lavoratrici e dei lavoratori. In Ticino, ma pure nel resto del mondo occidentale, la destra alza la voce e fa la gradassa contro stranieri e frontalieri (sebbene poi evidentemente i suoi esponenti siano fra i primi sfruttatori di questi lavoratori), ergendosi a unica difensora della classe proletaria, ma senza mai mettersi contro il padronato, poiché è un’emanazione dello stesso. Utilizzando le recenti crisi economiche, causate da coloro i quali ora sono teoricamente chiamati a risolverla, politica e padronato perseguono con molto profitto e maggiore vigore questa strategia di stratificazione della classe lavoratrice.

In tutto ciò, il silenzio assordante della socialdemocrazia, troppo preoccupata nel limare le posizioni e le proposte della destra, con la quale siedono felicemente in governo, per chinarsi realmente sulla questione e proporre delle iniziative che non siano dei palliativi che a poco servono nella reale difesa dei diritti dei lavoratori. Quello che serve è un’opposizione reale, che proponga iniziative drastiche che rivoluzionino completamente il sistema: il tempo del riformismo è finito e quanto prima gli esponenti della sinistra socialdemocratica la capiranno, tanto meglio sarà per tutti.

Per queste ragioni, è più importante che mai scendere in strada compatti a difesa dei diritti dei lavoratori, senza titubanze o esitazioni, spinti solo dal sogno di conquistare una rossa primavera: il Collettivo Scintilla vi invita tutte e tutti a partecipare allo spezzone anticapitalista, che si terrà in coda al corteo del 1° maggio a Bellinzona.

Chi vede nella normalizzazione, nella concertazione o nel riformismo, una soluzione allo sfruttamento del capitale, non è nient’altro che complice di questo sistema.

CONTRO LA DIVISIONE DEL PROLETARIATO, CONTRO LA NUOVA SCHIAVITÙ MODERNA, PER DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI UNITI E SOLIDALI, ORGANIZZARSI E LOTTARE

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