11.10 // SOLIDARIETÀ CON ROJAVA

Solidarity-Rojava

 

In questi giorni si è spesso letto o sentito parlare degli attacchi terroristi di ISIS (Stato Islamico). Di alcune cose però – forse le più importanti – i media continuano a tacere: il ruolo imprescindibile delle organizzazioni rivoluzionarie curde (PKK – partito dei lavoratori del kurdistan, YPG – unità di difesa del popolo, Rojava) nella difesa del popolo curdo dagli attacchi dello Stato Islamico, la politica progressista ed emancipatoria della regione autonoma del Rojava, la serie di proteste contro il governo turco di Erdogan scatenata dal conflitto e l’instancabile solidarietà internazionale con la lotta del popolo curdo. Sul fatto che la stampa e i media occidentali non facciano parola delle forze in campo che lottano per un tipo di democrazia non imperialista, non capitalista e dal basso, ma preferiscano parlare dell’esercito nazionalista curdo filo-USA di Barzani e degli attacchi aerei USA, non c’è da stupirsi: essi sono egemonizzati dal grande capitale imperialista, che nel conflitto non ha occhi che per l’industria petrolifera.

La città di Kobane, nella zona autonoma del Rojava, situata nella Siria del Nord, è da qualche mese stata presa di mira dallo Stato Islamico che cerca di prenderne il controllo per eliminare il popolo curdo, per mettere mano sulle risorse della regione e per instaurare un regime patriarcale e reazionario. Strenua è stata la difesa curda della città, ma dai primi giorni di ottobre, l’attacco è stato reiterato, con più forza e determinazione. Tutta la popolazione compatta ha imbracciato le armi a difesa della città e si combatte casa per casa, in quella che sembra essere una battaglia impossibile, contro una potenza troppo dura da sconfiggere.

La zona autonoma del Rojava, di cui Kobane appunto è parte, è un primo embrione di una prospettiva rivoluzionaria portata avanti da anni da organizzazioni come il PKK. Nonostante i numerosi tormenti ai quali il popolo curdo è stato continuamente sottoposto, in questa regione si sono potute sperimentare nuove strutture politiche di stampo emancipatorio, ecologista e progressista. Alcuni esempi: tutte le decisioni vengono prese collettivamente, il lavoro è stato riorganizzato in cooperative, la quota femminile nei processi di decisione è superiore al 40%, in tutti gli ambiti si tenta di applicare strutture non gerarchiche, nelle scuole vengono tenute lezioni di ecologia, sociologia, femminismo.

E il mondo circostante? La Turchia, da anni in lotta contro il popolo curdo, ritiene le organizzazioni che lo difendono pericolose quanto lo Stato Islamico, perciò armarle e aiutarle militarmente è fuori questione. Il governo di Erdogan non ha dunque perso l’occasione, pure in questo caso, per indebolire il popolo curdo: offrendo supporto logistico a ISIS, bloccando i confini e arrestando i curdi che hanno tentato di oltrepassare le frontiere. Buona parte di queste morti vanno dunque ad aggiungersi alle migliaia di combattenti e civili curdi assassinati dallo Stato turco. E gli Stati Uniti, l’Unione Europea e tutti quegli Stati sempre pronti a riempirsi la bocca con proclami per la democrazia e i diritti umani? Qualche timido raid quando ormai i miliziani dello Stato Islamico erano già penetrati nella città.

Se fosse successo in un’altra zona, contro un altro popolo, la situazione sarebbe stata ben diversa. Ma i curdi di Rojava, esempio di emancipazione non solo per il Medio Oriente, sono ideologicamente e politicamente troppo scomodi per le potenze imperialiste per essere soccorsi. Una volta di più, i curdi sono la vittima sacrificale da immolare sull’altare degli interessi occidentali. C’è inoltre da ricordare che dal 1997 gli Stati Uniti e dal 2002 l’Unione Europea includono il PKK, l’unica forza in grado di dare un futuro a Rojava e al popolo curdo, nella lista delle formazioni terroristiche.

Se però dall’alto non arriva nessun soccorso, dal basso la solidarietà riempie le strade in tutta Europa. Ad appoggiare PKK e YPG direttamente sul campo di battaglia troviamo alcune organizzazioni comuniste come il MLKP (partito comunista marxista-leninista del Kurdistan e della Turchia). Nel Kurdistan turco e in diverse città della Turchia (tra cui anche Istanbul), la sinistra è scesa nelle strade, ha costruito barricate, ha organizzato scioperi generali e ha dovuto fare i conti non soltanto con la repressione poliziesca e i militanti dello Stato Islamico, ma anche con i cosiddetti “lupi grigi”, milizia privata del partito dell’azione nazionalista (MHP). Ben 14 sono già le vittime (tra i curdi e sinistra) nelle città, colpite a morte dalle armi da fuoco della polizia o brutalmente assassinate da fascisti e militanti dello Stato Islamico. In Germania, Svizzera, Francia, e in altri Paesi si sono inoltre organizzate centinaia di manifestazioni, presidi e azioni di solidarietà, come per esempio il blocco dei binari del treno, l’occupazione degli studi radiofonici e televisivi, la raccolta di soldi per fornire armi a PKK e YPG, ecc.

La lotta per l’emancipazione del popolo curdo e per la difesa delle strutture della zona autonoma del Rojava è la lotta per l’emancipazione di tutte le donne e di tutti i popoli oppressi dall’imperialismo e dalla tirannia, sia essa del capitale o del fondamentalismo religioso. Per questo il Collettivo Scintilla invita la classe operaia tutta, e in particolare le donne, a mobilitarsi per salvare Kobane e fermare il massacro, con ogni mezzo necessario.

Venite numerosi alla manifestazione, che partirà da Piazza Molino Nuovo a Lugano, sabato 11 ottobre dalle ore 14.

 

È inoltre possibile sostenere finanziariamente le organizzazioni in lotta facendo un versamento sul conto postale: 80-017192-8, intestatario: Heyva Sor A Kurdistane Schweiz, Zurigo. Comunicazione: ‘Stop ISIS’.

Solidarietà con YPG e PKK! Morte alla tirannia dello Stato Islamico! Viva la rivoluzione del Rojava!

 

 

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