Combattere il capitalismo per difendere il territorio

L’espansione di grandi opere e di progetti devastanti per i territori e chi ci vive non è che la logica conseguenza dell’intrinseco bisogno del capitalismo di consumare nuovi spazi e risorse per sopravvivere. Poco importa ai padroni e agli azionisti delle grande imprese se l’espansione si fa sulle spalle dell’ambiente e comporta lo smantellamento di intere comunità. Senza profitti e nuovi investimenti questo sistema economico muore. Chi lo sostiene lo sa, ed è pronto a sacrificare qualsiasi cosa pur di difendere il capitalismo e i privilegi che esso comporta per la classe dominante.

Partendo da questo presupposto, opere quali i TAV, treni ad alta velocità che si diffondono in Europa come tra Torino e Lione o nei Paesi Baschi, distruggendo le campagne e la salute di chi ancora ci vive ; il MUOS in Sicilia, ossia l’installazione di un sistema di telecomunicazioni satellitari militari della Marina americana ; l’aereoporto di Notre Dames des Landes a Nantes, progetto nelle mani di una multinazionale che costruisce carceri e centrali nucleari ; sono solo alcuni esempi dell’assalto ai territori portato avanti dal capitalismo, i più conosciuti, perché all’assalto si è risposto con la resistenza.

Tra le comunità vittime della voracità capitalista, alcune non hanno ceduto ai ricatti e grazie anche all’impegno e alla solidarietà del movimento operaio, si sono organizzate per lottare contro il saccheggio, rispondendo con occupazioni di terreni, manifestazioni multitudinarie e sabotaggi alle imprese responsabili.

Preoccupati dalla minaccia che la resistenza implica per i loro profitti, i capitalisti e i loro alleati di governo, hanno sguinzagliato gli apparati dello stato per reprimere con violenza ogni opposizione ai grandi progetti. Sono terroristi, hanno detto. Legittimando così qualsiasi violazione dei diritti delle vittime della repressione : violenze sessuali, torture, microspie, sequestri, arresti di massa, campagne diffamatorie.. Quando si sente minacciato, il potere capitalista non esita a dare fondo al suo arsenale.

Non ci stupisce quindi che quando la resistenza si è manifestata in Ticino contestando l’inquisitore Gianfranco Caselli, ex-procuratore generale di Torino e principale responsabile giudiziario delle violazioni dei diritti dei manifestanti No-Tav, durante una sua conferenza all’Università di Lugano i politici e i magistrati ticinesi abbiano colpito il movimento con lo stesso livore  dei loro colleghi italiani : ad uno striscione e qualche grida hanno risposto con decine di agenti in antisommossa, violenze contro i manifestanti e numerose denunce. I primi processi sono previsti nei prossimi mesi.

Di fronte a questa situazione inaccettabile, il Collettivo Scintilla aderisce alla giornata di lotta per la difesa del territorio e in solidarietà con le vittime della repressione chiamata dai Comitati NO TAV della Val di Susa il 22 febbraio.

Ai compagni e le compagne colpite dalla repressione portiamo la nostra più totale solidarietà e disponibilità a concretizzarla secondo i modi e i tempi che ci verranno indicati.

Reiteriamo la nostra volontà a sostenere la resistenza. Nella Val di Susa così come in Sicilia e a Nantes, vediamo i tentacoli del mostro. Il suo cuore però è qui, e qui siamo pronti a combatterlo.

Contro ogni saccheggio capitalista,

Contro la repressione,

Per la resistenza,

Organizzarsi e lottare.

Capitalismo-territorio

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