IL COLLETTIVO SCINTILLA ADERISCE ALLA RETE “NOI SAREMO TUTTO”

Noi saremo tutto

Da qualche anno come Scintilla  abbiamo avuto modo di seguire il progetto politico dei compagni della rete “Noi saremo tutto”, sia sul piano dei rapporti diretti avuti con alcuni collettivi facenti parte della rete, sia con un sostegno esterno volto alla diffusione di alcune analisi della rete, come l’adesione a determinate campagne e la condivisione di pratiche di lotta. Conseguentemente alla condivisione di più aspetti del percorso intrapreso dai compagni italiani, come Collettivo Scintilla, che svolge la sua attività militante in Svizzera, prevalentemente in Ticino ma anche fuori cantone, abbiamo aperto un periodo di riflessione sulla necessità di aderire più concretamente alla Rete Nst. Molti in questo senso i punti che ci accomunano: innanzitutto l’esperienza di quotidiana militanza sul territorio, portata avanti all’esterno (e da sinistra) rispetto alle dinamiche istituzionali.

Istituzioni che nel nostro contesto, mascherandosi dietro alle retoriche formulette partecipative della “collegialità”, della “concordanza” e della “pace del lavoro”, ci obbligano – in quanto movimento “rivoluzionario” che aspira a incidere in modo effettivo sulla realtà per trasformarla – a compiere un doppio compito. Il primo è rappresentato dalla necessità di definire la nostra linea d’azione, la nostra prassi militante effettiva; mentre il secondo è quello di analizzare la situazione oggettiva alla quale siamo confrontati, perché come ha detto qualcuno, “senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario”.

Un nodo da sciogliere, relativamente alla nostra adesione, è stato quello della realtà nazionale “differente” all’interno della quale militano i compagni della rete.

Aldilà delle ovvie peculiarità “sovrastrutturali” presenti in ogni realtà umana codificata, in Svizzera come nel resto del mondo, il referente sociale di un movimento che aspiri al cambiamento radicale della società non può che essere identificato all’interno delle classi subalterne.

Il nemico da abbattere, come logica conseguenza, non può che essere riconosciuto nella classe capitalista, egemone in Europa occidentale e architetta dell’omonimo sistema di sfruttamento; un sistema che, in ragione della sua stessa essenza, non può essere concepito, analizzato e infine combattuto unicamente all’interno del ristretto insieme dei confini nazionali.

A livello materiale, le condizioni delle classi subalterne in Svizzera sono nella maggior parte dei casi differenti da quelle delle stesse classi in Italia e altrove, soprattutto rispetto alle conseguenze della crisi economica, pagate duramente da queste ultime.

D’altra parte, i segnali che attestano l’esigenza di una pratica politica organizzata e di una strategia coordinata a differenti livelli regionali sono molti. In modo niente affatto esaustivo basta considerare ad esempio le dinamiche speculative, le condizioni oggettive che creano un enorme margine di sfruttamento, le reazioni filo padronali e populiste declinate su principi xenofobi, l’avanzata della feccia “neo”fascista, e soprattutto l’assoluta incapacità da parte della “sinistra” antagonista di tornare ad assumere un ruolo attivo, se non d’avanguardia, perlomeno combattente e propositivo. Radicale e concreto.

Occorre ripensare ai nostri propositi politici per affinità, intesa come progettualità politica, e non per nazionalità, per non cadere nel gioco che ci porta a ragionare a compartimenti stagni, mentre gli attacchi alle nostre condizioni e l’erosione dei nostri diritti non conoscono nazionalità e ci vengono sferrati da più parti, da parte delle classi dominanti: di quelle frazioni di borghesia imperialista che giocano avendo a mente un campo di gioco internazionale, mai confinato dentro il ristretto ambito di confini nazionali e regionali.

Anche nel nostro contesto nazionale è imperativo che il collettivo si soffermi sulla questione della “crisi” in Europa e sui diktat imposti dalla stessa UE, naturale conseguenza di governi di Paesi capitalisti a impronta neoliberista, di cui il governo Svizzero – Stato emblematico per ciò che concerne il capitalismo finanziario odierno – è un chiaro esponente.

Ne consegue il fatto che i “costi” di questa crisi sistemica si traducano in “sacrifici” a senso unico fatti pagare alle classi subalterne, accrescendo al contempo il livello di concorrenzialità fra salariati e più generalmente peggiorando le loro condizioni e quelle di chi necessita una qualsivoglia forma di reddito. Una manna dal cielo per padronato e neoliberisti, che dal conflitto fra poveri traggono linfa per proporre quanto più possa soddisfare i propri interessi.

L’internazionalismo è un principio su cui va sì costruita la più che legittima solidarietà con i popoli oppressi, magari lontani da noi, popoli a diretto confronto con l’imperialismo odierno, contro il quale combattono a ogni livello di scontro; ma lo stesso internazionalismo è anche una pratica politica effettiva e fondamentale su cui è possibile costruire unità di classe e organizzazione politica.

Al di là di ogni confine, i bisogni e gli interessi delle classi subalterne restano invariati e il nemico da combattere è ovunque lo stesso, anche se possiede volti e nomi differenti.

Tutto ciò deve trovare respiro in analisi condivise e in pratiche coordinate, senza aver paura di dover affrontare quelle inevitabili contraddizioni le quali, una volta sciolte, fanno da propulsione ai passi avanti necessari a perseguire il progetto rivoluzionario.

http://www.noisaremotutto.org/2014/11/13/il-collettivo-svizzero-scintilla-aderisce-alla-rete-noi-saremo-tutto/

 

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