1.05 // 1 MAGGIO 2017 – SPEZZONE ANTICAPITALISTA

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“LAVORO INTERINALE
TENTACOLO DEL CAPITALE”

Il borghesia si è appropriata – attraverso il lavoro salariato – del tempo e della salute dei nostri genitori, dei nostri nonni e così per intere generazioni addietro.

Lo sfruttamento del lavoro da parte del capitale ha assunto forme diverse nel corso degli anni, variando di maniera e di intensità in base ai limiti imposti dal rapporto di forza creato dagli operai che, uniti, hanno lottato per i propri diritti all’interno del capitalismo ma anche per costruire una società più giusta dove fosse garantito il controllo democratico dell’economia.
Ma, a partire anni 90 il baricentro del conflitto di classe alle nostre latitudini – in Svizzera come in tutta Europa – si è via via spostato sempre di più a favore dei padroni.

Se un tempo la classe operaia lottava unita per più dignità sul posto di lavoro, contro l’alienazione, per più diritti, per l’approprazione dei mezzi di produzione e in generale per la deconstruzione della gerarchia di classe, oggi la lotta – o ciò che ne rimane – si declina principalmente sulla ricerca di un posto di lavoro atto a garantire la sopravvivenza del singolo e quella della propria famiglia. Il conflitto di classe è quindi passato dall’essere una lotta globale e di “attacco”, all’essere una lotta del singolo a difesa dei pochi scampoli di diritti rimasti.
Questo contesto ha favorito fortemente la perdita di coscienza su chi sia realmente il vero nemico che spinge la classe operaia a una lotta fratricida per la sopravvivenza. Infatti – nello scontro che si crea per l’ottenimento di un posto di lavoro – s’individua spesso come “nemici”, anziché la borghesia che da questa situazione trae enormi guadagni, gli altri lavoratori che vivono la stessa drammatica situazione.

Il precariato ormai dilaga, l’incertezza lavorativa del domani è uno stato ormai vissuto come la normalità. Chi più di tutti lucra su questa situazione sono le agenzie interinali. In Svizzera, dove già i normali contratti di lavoro sono di una precarietà assoluta, queste agenzie non hanno nessun senso d’esistere.

Per questo oggi, a fronte di contratti collettivi ed iniziative che dicono di voler “regolamentare” questo mondo noi vogliamo gridare a gran voce:

Il lavoro interinale non si regolamenta: si abolisce!
Mozziamo questo tentacolo per poi abbattere il mostro capitalista

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1.05 // 1° MAGGIO 2015 LUGANO – SPEZZONE ANTICAPITALISTA

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“Eppure, tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a questo livello della più profonda degradazione”. Questo scriveva Karl Marx nel 1865 e quanto sta succedendo ora in Ticino, come nel resto del mondo, ne è solamente la riprova. Attraverso l’ultima, strumentale, scusante, il franco forte, la classe dirigente continua a fare quello che le riesce meglio: sfruttare gli operai al fine di ricavarne il maggior profitto possibile. Accompagnata dal pietismo insopportabile del “tutti sono chiamati a fare dei sacrifici”, come se, specularmente, quando gli introiti sono copiosi, tutti i benefici fossero ridistribuiti. Ridistribuiti sì, ma nelle tasche del padronato, con bonus e salari da capogiro, mentre alla classe lavoratrice spettano, donate con magnanimità, solo le briciole.

Gli esponenti della classe politica, invece di chinarsi sulla problematica e cercare di risolverla, rimettendo in discussione il capitalismo esasperante, lo esaltano come unico sistema economico fattibile che promuove, a loro dire, la ricchezza per tutti. Starnazzando nel frattempo come oche impazzite contro migranti e frontalieri, capro espiatorio di tutti i mali del Ticino. Attacchi funzionali a mettere i lavoratori gli uni contro gli altri in una guerra fratricida senza quartiere: noi contro loro, due facce della stessa medaglia a darsi battaglia, mentre chi s’ingrassa e gode di questa situazione è sempre e solo il padronato. Dinamica questa, quella di cercare di gerarchizzare la classe operaia fra lavoratori di serie a e di serie b, che appare evidente anche nella vicina Penisola, e che certo trarrà nuovo respiro dalle conseguenze dello smantellamento dei diritti dei lavoratori in atto in Italia, sia con il Jobs Act, sia con la legittimazione del lavoro gratuito inaugurata dall’Expo di Milano, con la complicità dei sindacati concertativi in Italia.

Gli scioperi di questi mesi in Ticino hanno dimostrato che il sistema scricchiola, che i lavoratori non sono disposti a essere strumentalizzati per questi fini politici. Dalla Exten alla Smb Sa, e da tutte le fabbriche in cui i lavoratori hanno incrociato le braccia, il messaggio che ne esce è chiaro: i diritti devono esserci e per tutti, non esiste differenza fra noi e loro, tutti uniti contro il vero nemico, il capitale.

Il 1° maggio dev’essere questo, l’unione dei lavoratori contro capitale e padronato, non la triste passeggiata sindacale con cui si è trasformata negli anni la ricorrenza a Lugano. Per queste ragioni, il Collettivo Scintilla invita tutte e tutti a partecipare allo spezzone anticapitalista, che partirà dal padiglione Conza fino in centro, per ribadire che la conflittualità sui posti di lavoro è la via da percorrere e ricordare nel contempo la determinazione di chi ha deciso di non abbassare la testa di fronte alle scuse di un padronato troppo sicuro di sé.

Chi vede nella normalizzazione, nella concertazione o nel riformismo, una soluzione allo sfruttamento del capitale, non è nient’altro che complice di questo sistema.

CONTRO SFRUTTAMENTO E PADRONATO, ORGANIZZARSI E LOTTARE.