16.02 // NI OLVIDO, NI PERDON: IL FASCISMO NON PASSERÀ

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 Il 17 e il 18 febbraio, al Tribunale federale di Bellinzona, si svolgerà il processo a un terrorista neofascista svizzero, il quale è accusato di aver posto una bomba all’interno del centro sociale Reitschule di Berna. Questa premessa già di per sé spiega la scarsa attenzione dei media e di tutti i mezzi d’informazione cantonali: giacché si tratta di una persona svizzera e soprattutto di un attacco ai danni di un centro sociale autogestito, il fatto ha poca rilevanza, per i media e per l’opinione pubblica. Se la situazione fosse stata diversa, se avesse riguardato stranieri oppure autogestiti nelle vesti di carnefici, non stentiamo a credere che non mancherebbero titoloni da prima pagina e politici starnazzanti come oche impazzite, chiedendo più controlli e sicurezza. Il silenzio su questa vicenda è emblematico della situazione attuale e delle priorità dei politici e dei media.

Sabato 4 agosto 2007, alla Reitschule di Berna si sta svolgendo un Festival antifascista, nella Grosse Halle stanno suonando gli Oi Polloi davanti a un pubblico composto da 1’500-2’000 persone. Quasi per caso, un frequentatore del centro trova uno zaino imbevuto di benzina accanto alla consolle di mixaggio. La sicurezza si attiva tempestivamente e porta lo zaino all’esterno: al suo interno si scoprono delle bottiglie e dei cavi che conducono a un ordigno esplosivo. La sicurezza a quel punto riesce a far allontanare le persone, traendo tutti in salvo, giusto in tempo, poiché pochi istanti dopo la bomba esplode. L’esplosione raggiunge i 4-5 metri di altezza per un diametro di 9 metri: se fosse accaduto all’interno della Reitschule – come da programma – avrebbe sicuramente causato molte vittime.

Nel dicembre del 2009 tale K.S. inoltra una richiesta per un permesso di acquisto d’armi; la Polizia cantonale vuole vederci chiaro e richiede una valutazione di tale individuo al servizio d’informazione federale. Quest’organo appura che dal 2006 K.S. frequenta persone violente e gruppi di estrema destra, che nel 2008 è stato denunciato per dichiarazioni razziste all’interno del forum neonazista “Blood and Honour” e accusato di lesioni personali e atti di violenza assieme ad altri esponenti dell’estrema destra svizzera. A seguito della perquisizione domiciliare, la polizia trova in casa di K.S. un arsenale impressionante, composto fra gli altri, da fucili, Kalashnikov, pistole e taser. Inoltre, sono ritrovati diversi componenti molto simili, se non uguali, all’ordigno esploso alla Reitschule: a questo punto gli investigatori confrontano il Dna di K.S. con quello rinvenuto nello zaino-bomba e i risultati combaciano perfettamente. Nonostante le circostanze, K.S. non viene mai trattenuto in carcerazione preventiva: nel gennaio 2013 le autorità federali, a sorpresa, decidono di interrompere il processo contro di lui per i fatti della Reitschule e di perseguirlo penalmente unicamente per detenzione illecita di armi. Gli avvocati del centro autogestito non ci stanno e portano 11 prove istruttorie a loro favore; ma, di nuovo, le autorità giudiziali federali le respingono in toto. Nel gennaio del 2014 viene emesso un decreto di archiviazione sostenendo che, tra le altre cose, non è possibile stabilire come e quando K.S. abbia potuto lasciare il proprio Dna sui componenti della bomba e che nessuno può provare che tutto l’arsenale trovato in casa sua sia stato usato al di fuori dell’uso privato.

Argomentazioni assurde, al limite della presa in giro, soprattutto alla luce di processi e incarcerazioni avvenuti con maggiori incertezze giudiziarie e con molta più leggerezza. Di nuovo i legali della Reitschule non si accontentano e procedono al ricorso presso il Tribunale penale di Bellinzona.

La giustizia borghese vuole assolvere questa feccia della società, quasi a sottolineare che il fascismo non è punibile, incitando di fatto altra feccia ad attaccare compagni e migranti, perché non ci saranno conseguenze. Per questa ragione, durante questi due giorni saremo nelle piazze e nelle vie di Bellinzona per ribadire che il fascismo non passerà, che i compagni non perdonano e non dimenticano.

CONTRO FASCISMO E IMPUNITÀ

ORGANIZZARSI E LOTTARE

 

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15.01 // FESTA DI SOLIDARIETÀ PER LA RICOSTRUZIONE DI KOBANÊ

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La liberazione di Kobanê fu una vittoria dell’umanità contro l’avanzata delle bande nere del cosidetto Stato Islamico. La sua popolazione e la città pagarono un caro prezzo per la difesa del progetto sociale democratico della Confederazione dei cantoni del Rojava.


Una proposta che si basa su quattro concetti:
– democrazia partecipativa dal basso
– convivenza tra i popoli
– libertà delle donne
– stesse possibilità di vita per tutte le religioni

A quasi un anno dalla liberazione totale di Kobanê e dei suoi 343 villaggi del Cantone, i lavori di ricostruzione sono stati avviati ma incontrano difficoltà enormi. Ricostruire una città martoriata con l’80% delle abitazioni distrutte o danneggiate per garantire la possibilità di rientro a centinaia di migliaia di sfollati è un’impresa titanica. Le popolazioni locali non possono essere lasciate sole in questa opera. Tanto più che non si tratta di semplice solidarietà caritatevole, ma è inserita in un progetto concreto fondato sulla giustizia sociale per tutta la regione.
Per questo in Ticino è nato il “Comitato per la ricostruzione di Kobanê”, che si unisce al lavoro fatto da ominimi comitati in altri cantoni svizzeri.

Il 15 gennaio 2016, nel capannone di Pregassona, si terrà la prima festa di solidarietà per la ricostruzione di Kobanê.

IL PROGRAMMA:

ORE 18: VISIONE VIDEO “NÛ JÎN” ALLA PRESENZA DEL REGISTA VEYSI ALTAN E TESTIMONIANZE

ORE 20: CENA

ORE 21: MUSICA CON KAWA HURMIYE

Il ricavato della serata andrà al Comitato ticinese per la ricostruzione di Kobanê

31.05 // PRESIDIO NO ISRAEL DAY

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Domenica 31 maggio 2015, al Palazzo dei Congressi di Lugano, si terrà l’ incontro denominato “Israel Day”, organizzato dall’Associazione Svizzera – Israele, per “celebrare i 66 anni di relazioni tra la Svizzera e Israele e il 67esimo anniversario d’Indipendenza d’Israele”.

Ospite d’onore sarà il “filosofo” francese Bernard-Henri Lévy, strenuo difensore e propagandista degli interessi dello Stato sionista, nonché paladino dei diritti umani a fasi alterne (è stato la testa di ponte ideologica per bombardare la Libia e uno strenuo sostenitore del colpo di Stato ucraino). Ogni massacro perpetrato da Israele e dal suo esercito viene sistematicamente difeso da Lévy e da quelli che la pensano come lui, in nome della fantomatica “necessità di difendersi” dell’ “unica democrazia del Medio Oriente”. Così, bambini dodicenni diventano pericolosi terroristi in grado di intimidire uno degli eserciti meglio armati al mondo, grazie al sostegno degli Stati Uniti, e dunque si può colpirli senza pietà o metter loro un proiettile nel cranio; studenti che manifestano per il loro diritto all’autodeterminazione sarebbero gravi minacce alla sicurezza israeliana e potrebbero quindi essere torturati e imprigionati senza processo; donne che salgono sui tetti per difendere la propria casa dai bombardamenti sarebbero « scudi umani » e quindi « bersagli legittimi » dei bombardamenti.

Israele devasta, tortura e massacra e nonostante questo, merita di essere celebrato. Questa l’opinione di una parte della borghesia luganese che ha scelto di esprimere pubblicamente il suo sostegno all’apartheid contro i palestinesi. Non sorprende che accanto all’estrema destra sionista, il 31 maggio siederà l’estrema destra ticinese, rappresentata da Norman Gobbi e Marco Borradori.

Ma c’è chi non vuole tacere di fronte a quest’autocelebrazione: c’è chi ricorda i corpi dilaniati dopo i bombardamenti su Gaza, che non può chiudere gli occhi di fronte al razzismo di uno Stato che vuole distruggere un popolo in nome di un “diritto superiore”, che non può dimenticare che un genocidio è in corso e che quindi non c’è nulla da festeggiare. La politica di apartheid e il sistematico genocidio operato contro la popolazione palestinese vanno denunciati e combattuti, con ogni mezzo necessario.

Denunciamo l’occupazione sionista della Palestina e l’inaccettabile sostegno complice delle autorità comunali e cantonali. Esprimiamo la nostra solidarietà incondizionata alle vittime delle politiche disumane dello stato israeliano.

Nel nome dell’internazionalismo e della lotta al razzismo, chiamiamo tutte le organizzazioni e singoli a presenziare al presidio che si terrà il 31 maggio 2015 alle 17.00 in Piazza Indipendenza, a Lugano. Vi aspettiamo In piazza con bandiere e striscioni inerenti alla situazione palestinese.

24.04 // NON UN PASSO INDIETRO – APERITIVO, PRESENTAZIONE, CONCERTO

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“Dopo l’aggressione alla ex-Yugoslavia la ferocia imperialista sta di nuovo insanguinando l’Europa a cent’anni esatti dallo scoppio della prima guerra mondiale.

Quello che è in atto oltre i Carpazi palesa di nuovo il volto dell’imperialismo occidentale così come avvenuto in Yugoslavia ed in Iraq, in Afghanistan come in Libia, in Kurdistan come in Palestina.

In Ucraina il golpe naziatlantista nei piani americani ed europei del febbraio scorso ha trovato sulla sua strada una coraggiosa resistenza sulla quale si sono costituite le Repubbliche popolari della Nuova Russia di Lugansk e Donetsk.

Sin dalle avvisaglie di Maidan Noi Saremo Tutto ha prestato la massima attenzione alla vicenda denunciando senza mezzi termini l’appoggio che alcuni settori della cosiddetta sinistra fraintendendone completamente il significato stavano dando al golpe di Maidan e smontando i tentativi di delegittimazione della resistenza popolare nata nel Donbass.

Abbiamo contribuito all’organizzazione e partecipato alla Carovana Antifascista della Banda Bassotti per portare la nostra solidarietà al popolo di Lugansk e Donetsk.

Nel solco tracciato dalla Carovana Antifascista che la Banda Bassotti ha avuto l’onere e l’onore di promuovere ed in continuità con il lavoro di tutti i comitati di solidarietà internazionalista con la resistenza popolare Noi Saremo Tutto lancia “Non un passo indietro”: con questo progetto intendiamo permettere ad un piccolo gruppo di compagni di tornare in Donbass quanto prima per poter raccontare direttamente quello che sta succedendo, facendo interviste, riprese video, racconti e documentando l’esperienza ed il ruolo della classe operaia nelle Repubbliche Popolari.

Crediamo che questo progetto possa non solo portare la nostra solidarietà e svolgere un lavoro di documentazione ma essere utile a considerare l’internazionalismo come una necessità, piuttosto una buona parola d’innocua liturgia.

Come avvenuto per la Carovana Antifascista utilizzeremo lo strumento della raccolta fondi digitale (fundraising) ed il progetto verrà presentato lungo lo stivale e promosso con cene, iniziative, dibattiti e qualsiasi forma di sostegno che ci verrà offerta.

Successivamente pubblicheremo i dettagli del progetto aggiornando tutti i nostri sostenitori su novità e sviluppi.

I compagni che si recheranno in Nuova Russia si occuperanno di inviare aggiornamenti sulle loro attività ed al termine dell’esperienza verranno sistematizzati i materiali raccolti in un progetto editoriale ed audiovisivo con cui fare informazione e sostenere la battaglia antifascista.

Utilizzare il nome che abbiamo scelto per questo progetto rappresenta per noi una grande responsabilità: “Non un passo indietro” fu infatti il nome dell’ordine 227 emesso il 28 Luglio 1942 ed inviato a tutti i soldati dell’Armata Rossa spinta ormai a ridosso del Caucaso dall’incalzare dell’avanzata nazista che in Ucraina trovò dei buoni alleati tra le forze nazionaliste addirittura inquadrate nelle SS. Ma arrivò la resa dei conti.

Settant’anni dopo l’Ucraina è stata trasformata in un grande laboratorio per le forze fasciste al servizio degli interessi europei e nordamericani:

è dunque necessario lottare, ed è necessario vincere.

Per questo abbiamo bisogno del contributo e del sostegno di tutti gli antifascisti e di tutti i figli della stessa rabbia.

Non un passo indietro! Ни шагу назад!”

http://www.noisaremotutto.org/2015/02/03/odessa-1941-2014-non-un-passo-indietro/#more-1400

 

PROGRAMMA DELLA SERATA;

18.30: APERICENA BUFFET, BENEFIT NON UN PASSO INDIETRO

19.30 PRESENTAZIONE OPUSCOLO “UCRAINA GOLPE GUERRA RESISTENZA”, A CURA DELLA RETE NOI SAREMO TUTTO

21.30: CONCERTI

– FLEISCHKÄSE- COMBAT PUNK LUGANO

– LA FREAK MACHINE- STREETPUNK PROLETARIO OSOGNA

Durante la serata verranno venduti libri e altro materiale informativo.

24.01 // Uniti contro il fascismo: Emilio resisti

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Dopo aver partecipato alla manifestazione di sabato 24 al fianco dei compagni di Cremona per la chiusura di tutti i covi fascisti, continua la solidarietà del Collettivo Scintilla!
CONTRO FASCISTI E PADRONI, ORGANIZZARSI E LOTTARE!

12.01// PAESE BASCO: IL TERRORISMO È DI STATO

Thousands march behind a banner reading "Repatriate all Basque Prisoners" during an annual nationalist demonstration in Bilbao

Mentre tutto il mondo occidentale e i suoi capi di Stato piangono la strage avvenuta nella redazione del settimanale “Charlie Hebdo”, facendo altisonanti proclami a favore della libertà di stampa ed espressione e contro il terrorismo, nel Paese Basco, una volta ancora, si perpetua la repressione contro la struttura di solidarietà che combatte in favore dei diritti civili delle prigioniere e dei prigionieri politici. Ancora una volta, la macchina oppressiva di Madrid si è messa in moto affinché non ci siano dubbi sul fatto che cercherà di fermare la lotta degli indipendentisti baschi con qualsiasi mezzo. Sedici persone legate a organizzazioni della sinistra indipendentista basche, fra cui dodici avvocati impegnati nella difesa dei diritti dei prigionieri politici, sono state arrestate lunedì 12 gennaio, nel corso di una maxi-operazione ordita dalla Guardia Civil, e accusate di crimini di tipo fiscale , oltre all’intramontabile reato di “integrazione in organizzazione terroristica”. Manovra avvenuta a poche ore dalla marcia che ha visto a Bilbao 80’000 persone scendere in piazza, per l’ennesima volta, al fine di esigere il rispetto dei diritti delle prigioniere e dei prigionieri politici baschi. Dimostrazioni che non hanno nessun effetto su Rajoy e il suo sistema giudiziario, che imperterriti proseguono nella loro personale “lotta al terrorismo”. La chiamano lotta al terrorismo, quando è più che evidente che l’unico terrorismo è quello operato da Madrid contro i diritti civili della propria classe operaia e l’indipendentismo di sinistra basco: attraverso la prosecuzione dell’uso della detenzione in incommunicado, che permette alla Guardia Civil di trattenere una persona sospettata di terrorismo fino a 13 giorni senza che costui possa parlare con un avvocato, un medico o alla famiglia, con l’utilizzo sistematico della tortura durante gli interrogatori e di un uso brutale della forza durante delle manifestazioni pacifiche. Inutile che il primo ministro Rajoy marci a Parigi per il rispetto delle libertà sopraccitate, quando è il primo a non voler rispettare i diritti dei propri cittadini: inutile scandalizzarsi degli atti brutali effettuati dal “nemico comune”, l’integralismo islamico, quando giorno dopo giorno, nel silenzio e l’indifferenza internazionale, la Guardia Civil e il governo dello Stato spagnolo commettono efferate e brutali violazioni, altrettanto gravi e intimidatorie nei confronti del movimento popolare e in particolare dei suoi settori più coscienti e organizzati.

Il Collettivo Scintilla si unisce alle denunce contro le intimidazioni e le violazioni dei diritti fondamentali attuati dallo Stato spagnolo verso le compagne e i compagni baschi e solidarizza con le prigioniere e i prigionieri politici sparsi per tutto il Paese. Venerdì 23 gennaio sarà organizzata una cena in solidarietà col Paese Basco alle ore 20.00 al Bar dal Giovann a Osogna . Vi aspettiamo numeros*.

 

LA LOTTA È L’UNICO CAMMINO!

BORROKA DA BIDE BAKARRA!

MOLTI PAESI, UNA SOLA LOTTA!

HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA!

26-28.12 // UN FIORE CHE NON MUORE PTE. 2

 

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Al CSOA il Molino, il Collettivo Scintilla organizza tre giorni di festa, lotta e controcultura, dove si toccheranno svariati temi e realtà.

Il programma sarà il seguente:


VENERDÌ 26. 12 // LOTTE OPERAIE

10.00 Pratiche di lotta operaia: sciopero, sabotaggio, occupazione, autodifesa ( G. Dunghi)
12.00 Pranzo Popolare
14.00 Presentazione del libro “Scioperi e contestazioni operaie in Svizzera tra il 1969 e il 1979” di Frédérich Deshusses
16.30 Proiezione “L’arte della guerra”, documentario sull’innse di Silvia Luzi e Luca Bellini
19.00 Cena Popolare Benefit Associazione Aiuti alle Famiglie di Vittime sul Lavoro
21.30 Trash Party: Colonna Anti Cultura & Dj Zoccolo

SABATO 27.12 // ANTIREP

14.00 Atelier di Sicurezza Informatica: portate il vostro pc!
16.00 Presentazione e dibattito sulla repressione dei movimenti sociali in Italia
18.00 Film: “Diaz- non pulite quel sangue” (2012, D. Vicari)
20.00 Cena Popolare
21.30 Concerti:

– Mannaja- Punk Rock Lecco
– La Freakmachine- Streetpunk Osogna
– Senza Frontiere- Punk Oi! Milano
A seguire Dj Set ( Ska Rocksteady Oi! Punk Reggae) con Dj Hurly Burly

DOMENICA 28.12 // LOTTE FEMMINISTE

14.00/ 17.00 Lotte di Donne- Parte e particolarità della Lotta di classe con Revolutionärer Aufbau
19.00 Cena popolare kurda
21.00 Documentario: “Primavera in Kurdistan” ( 2006, Stefano Savona)

Vi Aspettiamo Numeros*!

2. 12 // IN SOLIDARIETÀ CON I MARTIRI DI ODESSA

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Il Collettivo Scintilla si unisce alle azione proposte in tutta Italia dalla Rete Noi Saremo Tutto e ricorda l’eccidio del 2 maggio 2014 a Odessa.

Dal sito della Rete  [http://www.noisaremotutto.org/2014/12/02/ricordiamo-con-rabbia-odessa-2-maggio-2014/]:

Il 2 maggio del 2014 costituisce un preciso spartiacque non solo per la storia travagliata della popolazione ucraina, ma per tutti i popoli la cui mai placata sete di giustizia è stata in quel giorno mortalmente annichilita, nonché una tragica conferma della preveggenza del succitato poeta comunista tedesco….

Il 2 maggio ad Odessa, da una provocazione ordita secondo il ben oliato copione delle operazioni false flag, con il più o meno consapevole contributo delle tifoserie di alcune delle maggiori squadre calcistiche ucraine, ne è scaturita una feroce offensiva contro i manifestanti anti-Maidan che lontani dal teatro in cui veniva messa in scena il pretesto per l’attacco subirono un vero e proprio pogrom all’interno dell’edificio in cui avevano trovato rifugio: la Casa dei Sindacati a cui le orde neo-naziste avevano dato fuoco sotto lo sguardo compiaciuto delle forze dell’ordine.

L’indicibile barbarie di cui sono state vittime ufficialmente poco meno di cinquanta persone, in realtà molte di più, che hanno perso la vita in quella circostanza, è stata subito oggetto di una ignobile falsificazione mediatica ad opera dei mass-media occidentali, mentre il tentativo di far emergere la verità storica non ha pressoché trovato spazio nei mezzi di informazione “nostrani”.

Questo episodio risulta uno tra i più gravi eccidi politici perpetrati da uno stato sul “proprio” territorio dopo la seconda guerra mondiale, e deve imprimersi nella coscienza di ognuno al pari della “notte nera” parigina del 17 ottobre del 1961 contro la popolazione algerina residente nella capitale francese, o il bloody sunday del 30 gennaio 1972 a Derry in Irlanda del nord…

In Ucraina, dalla seconda metà d’aprile inizia l’esecuzione della “soluzione finale” della giunta golpista di Kiev prodotta da Euromaidan contro i propri oppositori, siano essi le popolazioni del Donbass che tutti coloro che contrastano il nuovo corso della politica Ucraina dominata da una “coalizione” formata da una cricca di oligarchi e da neo-nazisti.

E da allora la situazione non è cambiata…

Questo prodotto politico confezionato da USA e Europa ci dice molto rispetto al futuro che ci aspetta e che è terribilmente più vicino di ciò che pensiamo, e la memoria ci ricorda che quando un movimento di estrema destra incontra il grande capitale le accelerazioni storiche sono dietro l’angolo. Per questo ricordiamo con rabbia quel giorno e onoriamo i martiri di quella strage, convinti che di fronte alla barbarie imperialista ieri come oggi non bisogna fare un passo indietro, pena l’inevitabile capitolazione ed è questo che oggi ci insegna la resistenza in Donbass.

29-30.11 // PRESENTAZIONE CAROVANA ANTIFASCISTA

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Al fianco delle forze antifasciste. Missione «nelle terre che resistono all’attacco dei nazisti».


Dal 26 al 30 settembre 2014, la Banda Bassotti ha organizzato una Carovana Antifascista in Donbass, nelle Repubbliche Indipendenti di Donetsk e Lugansk, al grido di “NO PASARAN”, contro il governo golpista e neonazista di Kiev.

Il Collettivo Scintilla vi invita a un weekend di incontri con due partecipanti alla carovana, al fine d’ascoltare la loro esperienza e lanciare la campagna fondi per un progetto di documentazione della resistenza del Donbass.

 

Il programma del weekend è quanto segue:

 


SABATO 29 NOVEMBRE (La FABBRICA, LOSONE):

13.00: Pranzo Popolare (Benefit progetto di documentazione della resistenza del Donbass)
15.00: Presentazione Carovana
Dalle 16.00: Musica e convivialità

DOMENICA 30 NOVEMBRE (BAR DAL GIOVAN, OSOGNA):

17.00: Presentazione Carovana
19.30: Cena popolare (Benefit progetto di documentazione della resistenza del Donbass)
( Tutta la serata: Rude Zurito Dj Set Ska, Reggae & Militant)

Vi aspettiamo numeros*!

NO PASARAN!

IL COLLETTIVO SCINTILLA ADERISCE ALLA RETE “NOI SAREMO TUTTO”

Noi saremo tutto

Da qualche anno come Scintilla  abbiamo avuto modo di seguire il progetto politico dei compagni della rete “Noi saremo tutto”, sia sul piano dei rapporti diretti avuti con alcuni collettivi facenti parte della rete, sia con un sostegno esterno volto alla diffusione di alcune analisi della rete, come l’adesione a determinate campagne e la condivisione di pratiche di lotta. Conseguentemente alla condivisione di più aspetti del percorso intrapreso dai compagni italiani, come Collettivo Scintilla, che svolge la sua attività militante in Svizzera, prevalentemente in Ticino ma anche fuori cantone, abbiamo aperto un periodo di riflessione sulla necessità di aderire più concretamente alla Rete Nst. Molti in questo senso i punti che ci accomunano: innanzitutto l’esperienza di quotidiana militanza sul territorio, portata avanti all’esterno (e da sinistra) rispetto alle dinamiche istituzionali.

Istituzioni che nel nostro contesto, mascherandosi dietro alle retoriche formulette partecipative della “collegialità”, della “concordanza” e della “pace del lavoro”, ci obbligano – in quanto movimento “rivoluzionario” che aspira a incidere in modo effettivo sulla realtà per trasformarla – a compiere un doppio compito. Il primo è rappresentato dalla necessità di definire la nostra linea d’azione, la nostra prassi militante effettiva; mentre il secondo è quello di analizzare la situazione oggettiva alla quale siamo confrontati, perché come ha detto qualcuno, “senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario”.

Un nodo da sciogliere, relativamente alla nostra adesione, è stato quello della realtà nazionale “differente” all’interno della quale militano i compagni della rete.

Aldilà delle ovvie peculiarità “sovrastrutturali” presenti in ogni realtà umana codificata, in Svizzera come nel resto del mondo, il referente sociale di un movimento che aspiri al cambiamento radicale della società non può che essere identificato all’interno delle classi subalterne.

Il nemico da abbattere, come logica conseguenza, non può che essere riconosciuto nella classe capitalista, egemone in Europa occidentale e architetta dell’omonimo sistema di sfruttamento; un sistema che, in ragione della sua stessa essenza, non può essere concepito, analizzato e infine combattuto unicamente all’interno del ristretto insieme dei confini nazionali.

A livello materiale, le condizioni delle classi subalterne in Svizzera sono nella maggior parte dei casi differenti da quelle delle stesse classi in Italia e altrove, soprattutto rispetto alle conseguenze della crisi economica, pagate duramente da queste ultime.

D’altra parte, i segnali che attestano l’esigenza di una pratica politica organizzata e di una strategia coordinata a differenti livelli regionali sono molti. In modo niente affatto esaustivo basta considerare ad esempio le dinamiche speculative, le condizioni oggettive che creano un enorme margine di sfruttamento, le reazioni filo padronali e populiste declinate su principi xenofobi, l’avanzata della feccia “neo”fascista, e soprattutto l’assoluta incapacità da parte della “sinistra” antagonista di tornare ad assumere un ruolo attivo, se non d’avanguardia, perlomeno combattente e propositivo. Radicale e concreto.

Occorre ripensare ai nostri propositi politici per affinità, intesa come progettualità politica, e non per nazionalità, per non cadere nel gioco che ci porta a ragionare a compartimenti stagni, mentre gli attacchi alle nostre condizioni e l’erosione dei nostri diritti non conoscono nazionalità e ci vengono sferrati da più parti, da parte delle classi dominanti: di quelle frazioni di borghesia imperialista che giocano avendo a mente un campo di gioco internazionale, mai confinato dentro il ristretto ambito di confini nazionali e regionali.

Anche nel nostro contesto nazionale è imperativo che il collettivo si soffermi sulla questione della “crisi” in Europa e sui diktat imposti dalla stessa UE, naturale conseguenza di governi di Paesi capitalisti a impronta neoliberista, di cui il governo Svizzero – Stato emblematico per ciò che concerne il capitalismo finanziario odierno – è un chiaro esponente.

Ne consegue il fatto che i “costi” di questa crisi sistemica si traducano in “sacrifici” a senso unico fatti pagare alle classi subalterne, accrescendo al contempo il livello di concorrenzialità fra salariati e più generalmente peggiorando le loro condizioni e quelle di chi necessita una qualsivoglia forma di reddito. Una manna dal cielo per padronato e neoliberisti, che dal conflitto fra poveri traggono linfa per proporre quanto più possa soddisfare i propri interessi.

L’internazionalismo è un principio su cui va sì costruita la più che legittima solidarietà con i popoli oppressi, magari lontani da noi, popoli a diretto confronto con l’imperialismo odierno, contro il quale combattono a ogni livello di scontro; ma lo stesso internazionalismo è anche una pratica politica effettiva e fondamentale su cui è possibile costruire unità di classe e organizzazione politica.

Al di là di ogni confine, i bisogni e gli interessi delle classi subalterne restano invariati e il nemico da combattere è ovunque lo stesso, anche se possiede volti e nomi differenti.

Tutto ciò deve trovare respiro in analisi condivise e in pratiche coordinate, senza aver paura di dover affrontare quelle inevitabili contraddizioni le quali, una volta sciolte, fanno da propulsione ai passi avanti necessari a perseguire il progetto rivoluzionario.

http://www.noisaremotutto.org/2014/11/13/il-collettivo-svizzero-scintilla-aderisce-alla-rete-noi-saremo-tutto/

 

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