13.02 // FASCISMO, CANE DA GUARDIA DEL CAPITALE

Continua la collaborazione del Collettivo Scintilla con i Quaderni del ForumAlternativo. Per il numero corrente, ci siamo focalizzati su un tema attuale e sempre più preoccupante: la normalizzazione del neofascismo all’interno di un discorso istituzionale, la tendenza a vedere i fascisti come degli attori con i quali discutere.

Il nostro invito è invece quello di unirsi un unico fronte antifascista forte e determinato.

 

I fascisti non sono mica come i funghi, che nascono così, in una notte. No. I fascisti sono stati i padroni a seminarli, li hanno voluti, li hanno pagati. E coi fascisti i padroni hanno guadagnato sempre di più, al punto che non sapevano più dove metterli i soldi”. Come Olmo nell’intramontabile film di Bertolucci, “Novecento”, ancora una volta ci troviamo nella condizione di dover ribadire quanto il fascismo sia strumentale al capitale. E di quanto serva al capitale, per mantenere l’ordine tra le proprie fila e per far sprofondare il popolo nella più totale ottusità che questa ideologia comporta.

Sebbene i movimenti neofascisti odierni – come nel passato – si propongano come movimenti antisistemici, che vogliono sovvertire l’ordine costituito per crearne uno nuovo, nella realtà dei fatti questi movimenti sono saldamente ancorati al capitalismo, creati e foraggiati per non porre limiti al sistema. Infatti, il fascismo è e sarà sempre un cane di Pavlov: il capitale chiama, il fascista accorre. Chi ne paga le conseguenze è la classe lavoratrice, che spesso – in mancanza di altre risposte – si lascia ammaliare dalle sirene populiste e dalle facilonerie che questi movimenti propongono. Il risultato è la divisione di questa classe, fra noi e loro, fra lavoratori residenti e immigrati, tra fissi e precari: e l’unico che ci guadagna, come spesso accade, è sempre il capitale con i suoi accoliti.

Parlare di fascismo oggi non è – come tanti, anche nelle file della socialdemocrazia, sostengono – desueto o anacronistico. I movimenti neofascisti si stanno consolidando in tutta Europa, attraverso un terrificante e preoccupante processo di normalizzazione, che conduce a vedere questi pendagli da forca come degli attori con cui discutere e con cui attuare delle politiche comuni. L’errore sta in questo processo: credere che il fascismo non esista più, che i ragazzi pelati che infestano le nostre strade siano “bravi ragazzi che esprimono le proprie idee ma che non fanno male a nessuno”. È seguendo questa logica, nascondendo la testa sotto la sabbia e facendo finta che nulla stia avvenendo, che ovunque si vive una recrudescenza del fascismo, con tutto quello che ciò comporta. Questi bravi ragazzi – infatti – minacciano e si fanno attori di vili attacchi, per non sbagliare in tanti contro uno, di notte, prendendo il malcapitato alle spalle.

Il Ticino non è esente da questa recrudescenza, né lo è dal tentativo di minimizzare l’esistenza di questi movimenti neofascisti e le loro azioni. Si assiste con preoccupazione al fatto che questi vili individui possano esistere e girare tranquillamente propugnando le proprie idee ed esponendo i propri simboli. Con altrettanta preoccupazione, ogni qualvolta questi bravi ragazzi aggrediscono violentemente qualcuno (in un’escalation di violenza che non sembra avere limiti, sino ad arrivare all’uso di coltelli), assistiamo con preoccupazione al fatto che media, polizia e opinione pubblica minimizzino il tutto, diffondendo notizie smozzicate, suggerendo che si tratti di una semplice “rissa fra balordi”, decontestualizzando e spoliticizzando tali aggressioni. In Italia, cloache immonde come CasaPound sono ormai considerate attori politici con i quali è possibile discutere, ai loro militanti è consentito di aprire sedi, di esporre i propri simboli, di manifestare e di fare parte delle liste elettorali. Sono chiamati nei dibattiti televisivi e sono trattati come qualsivoglia altra forza politica.

Già nelle ultime elezioni cantonali abbiamo visto come diversi candidati della destra nostrana non si preoccupassero minimamento di pubblicare sui propri social media immagini e riferimenti a fascismo e nazismo (per poi prenderne le distanze una volta smascherati, buttandola nella goliardia). Tutto ciò è inaccettabile e tutti, dalla socialdemocrazia ai movimenti di estrema sinistra, devono ergersi come una sola voce contro questa deriva. Perché i fascisti non spuntano dall’oggi al domani: non è stato il caso negli anni 30, né sicuramente lo è ora questa vile e miserabile recrudescenza. Si guarda spesso con stupore alla storia contemporanea, chiedendosi come certi orrori siano stati possibili: la realtà è che sono stati possibili perché la società civile ha voluto minimizzare, ha preferito non vedere sino alle estreme conseguenze. Onde evitare che questo accada nuovamente, uniamoci in un unico fronte antifascista forte e determinato. Citando Gramsci: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”

 

20.01 // MIGRAZIONI: PRECARIATO E SFRUTTAMENTO

 

C’è chi vive nei ghetti perché uscito dalle strutture d’accoglienza. C’è chi cerca disperatamente lavoro nelle campagne. Alcuni provengono dal nord Italia e il lavoro l’hanno perso a causa della crisi economica. Chi chi semplicemente non può permettersi di vivere in città, e chi è vittima di tratta e vende il proprio corpo. C’è chi ricava guadagni dalle economie illegali che si sono sviluppate in quei posti.
Un viaggio alla scoperta dei luoghi in cui si concretizza il fallimento del progetto migratorio a favore del profitto dei padroni.

Il Collettivo Scintilla – che sta portando avanti un lavoro di analisi del fenomeno del precariato, declinato in tutte le sue forme – vi invita il 20 gennaio al Bar Tra l’altro a Lugano per questa conferenza sullo sfruttamento della forza lavoro dei migranti.
Nel corso di questa serata, si analizzerà il fenomeno del precariato associato allo sfruttamento dei migranti e delle migranti, trattando l’esempio del Sud Italia, ma trasponendolo anche alla realtà elvetica. Tale conferenza vuole essere anche un momento di scambio e d’interazione.

Seguirà una cena popolare a offrta libera e un dj set reggae dei Wadra Sound (reggae, Ticino).

29.07 // ANTIRACUP TICINO – SESTA EDIZIONE


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Il 29 LUGLIO 2017 al Campo Vomero di Lumino, si terrà la sesta edizione del torneo Un Calcio al Razzismo – Ticino.

Al termine del torneo, ci sarà l’aperitivo e la cena, mentre dalle 20.30 si terrà un Dj Set con i JEMANI JAHKA SOUND (reggae, Ticino) e poi, fino all’1, si ballerà nello ska-reggae-militant party con RUDIE PRESSURE BOYS (Roma) PAPAMAURY SELECTA (Alberobello) e ZURITO DA BIDEA & DIGGEI BELZY (Bellinzona).

LE ISCRIZIONI SONO DUNQUE APERTE per la sesta edizione dell’ANTIRACUP TICINO, fino al 16 LUGLIO 2017. Iscrivi la tua squadra (5 giocatori più il portiere e le riserve) mandando una mail a ucar@autistici.org o un messaggio a questa pagina con :

– Nome squadra
– Nome responsabile
– Numero di telefono responsabile

A ogni squadra che si iscrive verrà richiesto un contributo generale di 30 CHF per aiutare a coprire le spese della giornata.

Il numero di squadre è limitato. Prima vi iscrivete, meglio è.

 

LOVE FOOTBALL, HATE RACISM!

19.05 // CONTRO I FASCISTI NON UN PASSO INDIETRO

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Settimana scorsa un gruppuscolo di estrema destra si è reso artefice di uno sgrammaticato e imbarazzante comunicato, infarcito di razzismo e  luoghi comuni, correlato da una svastica e da altri richiami all’ideologia a cui questi individui fanno capo. Resosi conto dell’eco avuto sui vari portali (online, stampa, radio e tv), il gruppo in questione ha ritenuto necessario rivendicarlo a nome dell'”Associazione Nuova Destra”.

Dopo una prima caccia al colpevole, una volta identificati i responsabili (i quali si sono del resto spontaneamente presentati in questura palesandosi sinceramente pentiti (sic!)), si è passati immediatamente a una minimizzazione dell’accaduto: nessuna presenza dell’estrema destra in Ticino, nessun rischio di violenza proveniente da questo tipo di ambiente. Una bravata di due ragazzi. Un ridimensionamento, questo, dovuto sicuramente anche al fatto che uno dei due è figlio di un noto esponente del Plr luganese che siede in Gran Consiglio.

Alla banalizzazione di quanto accaduto, però, rispondono da mesi gli stessi “camerati” dei due ragazzi di cui sopra, attraverso ripetute  aggressioni a sfondo nazista e razziale in diverse parti del Ticino, minacce costanti e vari atti intimidatori, croci celtiche e svastiche sui muri, anche in prossimità delle scuole. L’ultimo caso, probabilmente come reazione di fronte a gli ultimi avvenimenti, è successo a Biasca proprio in questi giorni.

Non ci sorprende più di tanto la volontà da parte di politici e media di nascondere l’esistenza di gruppi di estrema destra alle nostre latitudini: questi ultimi sono del resto il prodotto naturale dello stesso discorso politico che va per la maggiore in Ticino, fatto di populismo becero e razzista, di attacchi ai diritti e alle libertà fondamentali delle persone, di minacce alla diversità culturale. Non c’è da stupirsi, quindi, se il discorso dei politici e dei padroni assuma anche toni più violenti ed espliciti, come quelli palesati nel comunicato in questione.
Quel che ci preoccupa maggiormente, invece, è la risposta di buona parte della società di fronte alla simbologia fascista impiegata: con orrore,
abbiamo assistito ad un’accettazione e normalizzazione di quest’ultima, come se fosse ormai considerata acquisita e non costituisse un motivo
valido per il ripudio e l’indignazione. È proprio il silenzio e la complicità della classe politica e di buona parte della popolazione che ci allarma ulteriormente e ci sprona a rispondere su più livelli: dalla promozione di una cultura rivoluzionaria e antifascista, all’attacco diretto contro chi ha interesse a diffondere sentimenti di odio e intolleranza.

La pratica antifascista è un fattore ideologico e politico che si accompagna per sua stessa natura alle diverse lotte per il cambiamento radicale: dalla soppressione delle disuguaglianze sociali all’emancipazione degli ultimi e dei dimenticati, dall’abolizione dello sfruttamento sui posti di lavoro alla libertà di movimento per tutti e tutte. Ripudiamo il fascismo in quanto ideologia aberrante e in quanto braccio armato e strumentale del capitalismo nel processo di precarizzazione di lavoratori e disoccupati, di smantellamento delle assicurazioni sociali e di mistificazione della realtà a fini autoritari e imperialisti.

Del resto, la storia lo dimostra: il fascismo si è sempre schierato con i potenti, favorendo la perpetuazione di una società basata su disuguaglianze e ricchi sempre più ricchi sulle spalle dei lavoratori. Il fascismo ha sempre trasformato gli operai e i disoccupati in reietti della società capitalista, privi di qualsiasi diritto; ha distrutto i loro sindacati, li ha privati della libertà di sciopero, ha dilapidato i fondi delle loro assicurazioni sociali e ha trasformato le fabbriche e le officine in caserme nelle quali regnasse indisturbato l’arbitrio sfrenato dei padroni.
Non possiamo quindi dimenticare che il fascismo usa come arma i disagi sociali, mobilitando i lavoratori e gli sfruttati che nella sua ottica  non sono altro che mera carne da macello, per rafforzare il ruolo di  padroni e capitali, i quali sono i reali sostenitori di questa ideologia.

Non possiamo permettere che i fascisti si approprino delle lotte per distruggerle dall’interno, non possiamo accettare che la loro ideologia  venga considerata come accettabile in una società civile.

CONTRO FASCISMO E CAPITALE, ORGANIZZARSI E LOTTARE

8.04 // POLITICA MIGRATORIA E DIRITTO AL LAVORO

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Ci permettiamo di riportare le parole del compagno Diego, pronunciate durante la manifestazione dell’8 aprile “vogliamo vivere e lavorare in un Paese democratico”.

 

Buenas tardes a todas y todos
Buona sera a tutte e tutti

È un piacere per me poter essere qui con voi. Poter parlare ed esprimermi rappresenta una piccola vittoria personale in un posto dove sono condannato all’anonimato, a non esistere. È un piacere essere qui insieme a persone ch, che partecipano, insieme a gente che è da parte dei diritti umani e non dei “diritti” che determina il capitale, che è dalla parte della giustizia sociale e non della “giustizia” che impone l’economia.

Mi chiamo Diego, il mio nome è importante, com’è importante il nome di ogni migrante. È importante perché non siamo braccia per lavorare, né un misero permesso. Il nome è il primo pilastro dell’identità, avere un nome significa riconoscere che quello che abbiamo davanti è una persona come tutti voi, con figli, famiglia e sogni.

Sono un lavoratore migrante disoccupato, ho 24 anni e faccio parte dello esercito di riserva del capitale. Sono emigrato in Svizzera 4 anni fa e fin ora tento di SOPRAVVIVERE in questo cantone, e rimarco sopravvivere. Perché una cosa è tener duro giorno dopo giorno per arrivare alla fine del mese è un altra ben distinta è vivere.

Emigrare è drammatico. Perché è drammatico accettare che la tua casa, la tua vita, la tua gente saranno differenti d’ora in poi. Accettare questo cambiamento e un percorso molto lungo che dura da anni e che io personalmente dopo 4 anni non ho ancora risolto.

Per farvi capire vi dico solo che io sono venuto qua per amore.
Sono arrivato in Svizzera senza permesso (turista). sono rimasto illegalmente finche ho trovato un lavoro estivo di vari mesi che mi ha permesso avere il permesso L (Finito il lavoro, finito il permesso), tornando di nuovo nella stessa situazione d’illegalità. Cosi son passati due lungi anni. Dopo questi anni senza lavoro e permesso sono dovuto tornare in spagna separandomi della mia compagna e sapendo che rimanere in Spagna non aveva senso. Per normalizzare la situazione ho richiesto un permesso B senza attività lucrativa. Per averlo devi farti avvallare con 2000 franchi al mese da un garante e firmare immediatamente numerosi documenti che tra ‘altro mi obbligavano a non chiedere mai un sussidio o aiuto. Per questo non ho mai chiesto quello di malattia, anche se lavoriamo per una miseria e non arriviamo a fine di mese per paura a vedere la revoca del nostro permesso di soggiorno.

Il b senza attività lucrativa ti permette di lavorare solo 12 ore a settimana, questo ti spinge a lavorare in nero, perche il resto delle ore non le puoi dichiarare, o dall’altra parte a non trovare lavoro perché il padrone onesto normalmente ha bisogno di più ore.

Per avere il tanto desiderato e ancora nelle mie mani permesso B normale dovevo trovare qualcuno che volesse assumermi per un anno, né 3 mesi né 6 né 11 e mezzo. Un anno. Io vi chiedo: chi assume una persona straniera a priori con un contratto di un anno? Nessuno. Dimostrando che questo requisito serve solo per impedirci di risiedere e lavorare in svizzera.

Ho avuto fortuna con una persona che mi ha fatto un contrato di un anno e ho lavorato esattamente un anno, ricevendo il permesso ma perdendo il lavoro giacche era a termine. Non era il lavoro che volevo fare era l’unico lavoro che potevo fare

4 anni ci sono voluti per normalizzare la mia situazione in questo paese e per fortuna sono nato in Europa e se venisse da più lontano? 4 anni di grosse sofferenze, alcune non posso raccontarle pubblicamente in questa sala, 4 anni di precarietà, di disperazione di paura a essere espulso, persino un incidente nel quale quasi perdo la mano destra.

Viviamo al limite, con il minimo, senza nessuna prospettiva di futuro, senza sapere cosa sarà di noi settima prossima. Senza sapere se finiremo dall’altra parte della ramina o in un programma occupazionale a lavorare gratis, se finiremo in una fabbrica come quella del signor Siccardi (medacta internacional) per 2000 franchi al mese a turno e sotto terra come mi hanno offerto. Viviamo con la paura di partecipare politicamente, viviamo al margine della società, senza lavoro o con appena risorse economiche non possiamo fare una vita normale. Andare al bar a prendere un caffe diventa un lusso. Vediamo come la società avanza con una marcia molto più forte della che noi possiamo avere, rimanendo sempre indietro e indietro, rinchiusi a casa, rinchiusi nei nostri problemi, senza esistere. Come vogliono che ci integriamo se continuamente siamo messi da parte in qualunque ambito. In piu con l accusa di essere ladri e approfittatori quando in realtà diamo molto di più di quello che riceviamo.

Ora mi trovo in un momento critico, da 8 mesi disoccupato dopo aver lavorato a tempo pieno per 2300 franchi e con la compagna che non lavora più al cento ma a meta tempo. Se non troverò lavoro in questi 4 mesi che mi rimangono ancora di diritto probabilmente sarò espulso.
Dovrò andare io ma anche la mia compagna svizzera, ci espelleranno entrambi direttamente o indirettamente. Una storia in più da aggiungere al lungo elenco della vergogna della politica migratoria svizzera e delle leggi che riguardano l’intero nostro collettivo.
Ho due mani, sono giovane, ho formazioni accademiche, esperienza, lingue…che sistema è questo dove non celavoro? Che sistema è questo dove la mia unica speranza è aspettare che il lavoro cada dal cielo qualche giorno? E se trovo il lavoro cosa succede con tutti gli altri? Lavorare è vivere, senza lavoro non c’è vita.

Non vogliamo compassione, vogliamo diritti e rispetto. Quello che ci sta capitando non è per sfortuna o perché dio l’abbia voluto, ha dei responsabili ben definiti nel paese di origine e quello di accoglienza e una popolazione complice.

Al migrante che ha fame lo si da da mangiare ma lo si vieta di lavorare per mangiare, al migrante li si da un aiuto economico ma li si impedisce accedere a una salario giusto. Questo non funziona, perché allora per lavorare, mangiare, vivere, dipenderemo sempre di qualcuno e non volgiamo questo rapporto schiavo. Vogliamo avere diritti come tutti gli alti perche è giusto e perche è l’unico modo per vivere liberi ed emancipati.

Chi pulisce?, lavora con anziani?, costruisce case, scava gellerie o spegne incendi?. Sono la maggior parte migranti. Persone che sono trattate come di seconda categoria per non dire a volte come animali. Non siamo venuti qua a rubare il lavoro e la casa a nessuno, prima perché il lavoro non è proprietà di nessuno e secondo perché è un diritto fondamentale del quale dovrebbe godere ogni essere umano.

Siamo ¼ della popolazione svizzera, non siamo una minoranza, siamo un pilastro fondamentale, siamo i vostri vicini, amici, i vostri lavoratori, il vostro futuro.

l’integrazione è un tema decisivo se si vuole costruire una società forte ed equilibrata.
Non possiamo pretendere dare una festa nella quale alcune persone sono sedute agli angoli, zitte, sole, senza risorse e con diritto a rimanere nella festa ma non a sedersi a tavola.

L’integrazione io credo sia come un albero. Se la terra non è buona noi, il seme, non cresceremmo o cresceremmo deboli e storti senza dare mai i pregiati frutti tanto aspettati che potremmo godere tutte e tutti. La terra dove crescono i buoni semi bisogna curarla, concimarla, ararla. Che non vi ingannino dicendo che se non ci integriamo è solo colpa nostra quando pretendono che mettiamo le radici nell’asfalto.

L’integrazione è riuscire a vivere tutte insieme essendo diversi, in armonia, in parità di obblighi ma soprattutto di opportunità.

Non possiamo accettare che fra operai e operaie ci incolpiamo delle nostre miserie, della mancanza di opportunità, delle ingiustizie delle proprie vite quotidiane. I veri colpevoli sono sopra, seduti in poltrone di consigli d’amministrazione, di banche, di alcuni partiti politici. Loro come noi non hanno patria, ma la loro patria non sono le persone, la loro patria sono i soldi.

Vorrei finire parafrasando al CAMARADA SALVADOR ALLENDE che diceva: LA HISTORIA ES NUESTRA Y LA HACEN LOS PUEBLOS: io vi chiedo di scrivere insieme una pagina che potremmo far leggere a tutti gli altri, fieri di sapere che quello che non volevamo per noi non l’abbiamo voluto per gli altri.

Vi chiedo di non chinare mai la testa davanti agli attacchi fascisti e xenofobi, fatelo per noi, per i vostri figli, per il futuro, per voi stessi

Preferisco essere espulso, andar via o non arrivare alla fine del mese che chinare la testa. Perche l’ultima cosa che voglio farmi rubare è la dignita come essere umano e l’ultima cosa che vorrei vendere sono le idee nelle quali credo

Come si dice dalle mie parti :

NO PASARAN !

1.03 // MORTE ACCIDENTALE DI UN MIGRANTE

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“Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana” (Vittorio Arrigoni)

In questi giorni si è esaurito l’ennesimo dramma che ha insanguinato le coscienze di tutti noi: un ragazzo, probabilmente per evitare i controlli e riuscire ad attraversare quella maledetta frontiera che distrugge i sogni di chi arriva pieno di speranze, è rimasto folgorato contro i cavi della ferrovia ed è morto.
L’ennesimo morto, l’ennesima strage che la fortezza Europa si porta sulla coscienza.
Il flusso migratorio che specialmente in quest’ultimo anno ha interessato le coste europee non è frutto di una casualità, non è frutto della cupidigia dei migranti accorsi in massa per rubarci casa e lavoro. È frutto – invece – di secoli di sfruttamento e di guerre che il capitalismo ha creato e rimpolpato negli anni, per derubare le risorse naturali e sfruttare il capitale umano, distruggendo prospettive e futuro di intere generazioni.
Dopo aver esportato guerra e terrore in nome di profitto e sviluppo, l’Occidente volta ora le spalle alle masse di persone che sono costrette all’esilio. Per gestire quella che è stata definita come un’ “emergenza migranti”, gli Stati europei hanno proceduto a una vera e propria militarizzazione dei territori, hanno innnalzato barriere e presidiato i confini immaginari con energumeni in divisa a cui è stato arrogato il diritto di decidere chi è meritevole di accoglienza e chi no. Se nella maggior parte dei casi i muri hanno impedito la mobilità a tutte le persone migranti, in altre occasioni sono state introdotte categorie arbitrarie e classificazioni frutto delle ennesime menzogne. Infatti, secondo l’infame mentalità che si è creata – e che si ritrova anche spesso e volentieri nei discorsi della socialdemocrazia – solo chi è bombardato da mattina a sera ha – forse – il diritto a ricercare una vita migliore. Chi invece non ha nulla, nemmeno la speranza di un futuro in quanto il sistema capitalista l’ha spogliato di qualunque opportunità, è un migrante economico, un clandestino, e quindi dev’essere rispedito da dove è arrivato. Magari facendogli prima pagare il prezzo dei Centri di identificazione ed espulsione, dove violenze, torture e soprusi sono all’ordine del giorno.
Il capitalismo ha da sempre negato la possibilità di costruire un futuro di giustizia, libertà e autodeterminazione alle popolazioni vittime dell’imperialismo degli Stati occidentali e dei giochi di potere internazionali: l’ha fatto e lo fa tuttora massacrando con le bombe e con la creazione d’instabilità politiche oppure trucidando con povertà e devastazione dei territori. Per questa ragione non è possibile dividere, classificare o discriminare in nessun modo la dignità delle persone migranti e il loro diritto alla libertà di movimento.
Ancora una volta appare chiaro come lo Stato e il suo sistema economico capitalista abbiano interesse a sfruttare le disgrazie di alcune loro vittime per seminare odio fra le persone, nascondendo dietro a queste guerre fratricide l’unico vero artefice delle tragedie che quotidianamente viviamo sulla nostra pelle: il capitalismo stesso, questo sistema assassino basato sullo sfruttamento e che ogni giorno si lascia alle spalle una lunga striscia di sangue. L’unica soluzione è debellarlo fino alle radici, e per farlo ogni mezzo è legittimo e necessario.

CON CHI SCAPPA DA GUERRA E POVERTÀ, CONTRO LE FRONTIERE E IL CAPITALISMO, ORGANIZZARSI E LOTTARE

11.02 // PRESENTAZIONE DEL LIBRO “AMORE E LOTTA. AUTOBIOGRAFIA DI UN RIVOLUZIONARIO NEGLI STATI UNITI”

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Presentazione del libro “Amore e lotta. Autobiografia di un rivoluzionario negli Stati Uniti” di David Gilbert, con il co-curatore Giacomo Marchetti.
Sabato 11 febbraio 2017, alle ore 20 alla Casa del Popolo a Bellinzona.

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Nato nel 1944 da una famiglia di origine ebraica fuggita dalle persecuzioni anti-semite in Europa, cresciuto in un sobborgo benestante di Boston, si impegna – dopo l’attività scoutistica – dall’età di 17 anni nella lotta anti-razzista al fianco dei “Neri”.
Iscrittosi alla Columbia University nel ’62 è stato uno dei più eminenti esponenti del movimento studentesco contro la Guerra in Vietnam e contro il “suprematismo bianco”, cofondatore dell’organizzazione Students for a Democratic Society (SDS), la più importante organizzazione del movimento studentesco dell’epoca dal seno del quale nasceranno i Weather Underground di cui sarà un esponente di spicco.
Questo gruppo di anti-imperialisti bianchi cresciuto all’interno delle mobilitazioni contro la guerra in Vietnam e al fianco del movimento afro-americano, diverrà autore di numerosi “attacchi” contro edifici e strutture dell’apparato di potere statunitense, senza mai mietere alcuna vittima.
Con l’attiva complicità delle varie comunità di Freaks sparse per gli States David, si sposterà “in clandestinità” in diverse città e parteciperà a differenti azioni, contribuendo anche alla formazione teorica del gruppo e alla stesura del loro più esteso e noto documento politico “Prateria in Fiamme”.
Uscito dalla clandestinità, dopo la fine di questa esperienza nella seconda metà degli anni settanta, continuerà a dare il suo contributo alle “Nazioni Oppresse” all’interno degli States e contro la politica bellicista Nord-Americana unendo poi il suo destino, insieme ad altri antimperialisti bianchi ai militanti del Black Liberation Army, organizzazione clandestina nata da una delle scissioni delle Black Panthers Party.
Venne arrestato nel 1981, in seguito alla partecipazione ad una rapina di “autofinanziamento” ad un furgone porta-valori a New York, che costò la vita a due agenti di polizia.

Il libro ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza politica intrecciate con gli avvenimenti che hanno riguardato la storia nord-americana dalla lotta anti-segregazionista fino alla genesi delle politiche neo-conservatrici di Ronald Reagan insediatosi alla Casa Bianca proprio nel gennaio del 1981.
Con uno sguardo critico, ma non liquidatorio sulla propria esperienza, ed una attenzione costante a fornire elementi di comprensione delle vicende narrate anche a chi non le ha vissute, ci fornisce uno spaccato di una esperienza umana che riflette sugli aspetti più peculiari della storia statunitense, arricchendo il proprio bagaglio con elementi attinti dalla critica di genere e la sensibilità ecologista.
Nella sua recensione al libro il giornalista afro-americano Mumia Abu Jamal coglie la cifra del lavoro di Gilbert quando afferma che “da cuore e ossa alla Storia”.
Una storia in cui affondano le radici del presente.

11.01 // PER UN TICINO SOLIDALE E ANTIRAZZISTA

Negli ultimi anni il Ticino sta sprofondando sempre più in un clima di razzismo e ignoranza, declinato sotto diverse forme e aspetti. In un susseguirsi sempre più importante e violento di parole e azioni, si stanno toccando apici di intolleranza e qualunquismo inammissibili. Questa settimana, abbiamo tutti potuto fruire dell’ultimo gesto di tale serie infinita, quando in un impeto di incredibile codardia alcuni anonimi hanno affisso degli striscioni contro i rifugiati nei comuni di Preonzo e Moleno.

Sono momenti complicati per ciò che compete la migrazione, ma bisogna essere all’altezza come società di agire in difesa dei diritti umani, per un futuro di apertura e solidarietà.
Il Collettivo Scintilla ritiene dunque che la misura sia colma, che non esiste solo questa faccia del Ticino, intollerante e razzista, e che la resistenza in questo clima di fanatismo, dove tutto ciò che è diverso è sbagliato e va quindi debellato e distrutto, sia un dovere.

 

Contro il razzismo e la xenofobia, per un Ticino aperto e solidale, organizzarsi e lottare

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15.12 // ANTIRACUP TICINO: RACCOLTA DI SCARPE

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Raccolta di scarpe da calcio (39-44), coperte e vestiti pesanti per il Centro di Prima Accoglienza di Rebbio (Como); dove lavorano volontari sia italiani che svizzeri, nonché gli stessi migranti, per far fronte alle mancanze legali, di alloggio, di salute e di generi di prima necessità che subiscono i migranti bloccati all’esterno della frontiera elvetica.

Il Centro di Prima Accoglienza di Rebbio, già dalla scorsa estate, si trova in una situazione critica; poiché i beni di prima necessità scarseggiano, mentre la richiesta è in continuo aumento.
La struttura accoglie molti minori non accompagnati, i quali trovano sostegno e aiuto nel risolvere la propria situazione di emergenza; continuando, comunque, ad essere liberi di entrare ed uscire come preferiscono, poiché non hanno commesso nessun reato e il solo status di migrante non significa assolutamente mancanza di dignità.
Accanto al Centro di Prima Accoglienza c’è un campo di calcio a disposizione dei migranti, purtroppo per poter giocare mancano le scarpe adatte. Lo sport popolare, in questo caso il calcio, arricchisce sempre chi lo pratica e chi lo sostiene; quindi permettere a questi ragazzi e ragazze di disputare delle partite calcistiche significa poter creare dei momenti di svago, di scambio, di solidarietà e di aggregazione sia per i migranti che per il resto della popolazione.
Per questo motivo lanciamo un appello tramite l’Antiracup Ticino: raccogliamo quante più scarpe da calcio possibile!

In attesa della trasferta amichevole oltreconfine dell’Antiracup Ticino, vi segnaliamo i quattro punti di raccolta:

Locarnese: telefonare allo 076 693 28 04 (Eloa) oppure allo 079 757 47 44 (Clara)

Bellinzonese: inviare sms o messaggio Whatsapp allo 078 876 87 17 (Riky)

Mendrisiotto: telefonare allo 079 795 76 91 (Diego)

Creiamo reti solidali, modi di agire che costruiscano potere popolare e metodi capaci di far fronte al sistema capitalista e alle frontiere di questa Europa fascista e disumana. Dobbiamo pensare globalmente e agire localmente!

 


CONDIVIDETE NUMEROS*! AMA IL CALCIO, ODIA IL RAZZISMO
CONTRO I MURI E LE INGIUSTIZIE: SOLIDARIETÀ!

12.11 // PRESENTAZIONE DEL LIBRO “PROSSIMA FERMATA – UNA STORIA PER RENATO”

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Sono passati 10 anni da quando, nel 2006 a Focene, estrema periferia di Roma, Renato Biagetti viene ucciso da due giovani neofascisti. Solo perché riconosciuto come diverso: “una zecca” estranea a quel quartiere.

Per ricordare lui e tutte le compagne e tutti i compagni uccis* per mano fascista, il Collettivo Scintilla organizza la presentazione del libro a fumetti autoprodotto “Prossima fermata. Una storia per Renato” di Zerocalcare e ERRE PUSH con i familiari e gli amici di Renato.

Un viaggio a fumetti, che va a ritroso nel tempo, lungo questi dieci anni. Per parlare di Renato, di chi non ha mai smesso di raccontare la sua storia e di incrociarne tante altre, perché chi non dimentica continua a lottare.

Al Bar Sonia-da Giacinto a Roveredo (GR) a partire dalle 18. Seguirà una serata Dj Set.

Maggiori informazioni: https://ionondimentico.noblogs.org/