24.09 // MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI NEKANE TXAPARTEGI

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Sabato 24 SETTEMBRE a BERNA si terrà una grande manifestazione nazionale per la liberazione di Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, la quale è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l’8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.

Il Collettivo Scintilla organizzerà un trasporto collettivo dal Ticino per essere presenti in massa a questa manifestazione.
Chi volesse partecipare può scrivere un messaggio privato a questa pagina oppure a scintilla@canaglie.net.

15.07 // CONTRO LA VIOLENZA DELLE FRONTIERE

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Un confine non è qualcosa di naturale, immutabile ed eterno. Un confine è una costruzione sociale, uno strumento concepito dal genere umano che risponde a determinate finalità, le quali si costruiscono all’interno delle strutture di potere di una società. Analizzando il ruolo primario che hanno assunto nell’Europa di oggi, si arriva a una constatazione tanto semplice quanto spietata: attualmente i confini sono uno dei principali strumenti di esclusione sociale.
Da un lato essi servono a difendere, o meglio a costruire, delle identità nazionali o regionali che vengono sempre più percepite come qualcosa da salvaguardare di fronte all’intensificarsi dei flussi della globalizzazione, come se esse non siano – storicamente parlando – il risultato di un’ininterrotta sequenza di incontri e processi di ibridazione culturale; dall’altro essi giustificano e contribuiscono a riprodurre quell’ineguaglianza nello sviluppo su cui, da tempi immemori, si è costruito il disequilibrio globale. La loro funzione principale odierna si può riassumere così in tre semplici e allo stesso tempo brutali parole: difesa del privilegio.

È ciò che succede in Europa, dove si sono smantellati i confini interni in nome di un progetto di unione tra popoli e diritto a libertà di movimento (rivelatosi poi tutt’altra cosa, in quanto a spostarsi liberamente in realtà sono solo capitali e merci), ma al contempo si sono erette tutt’intorno cortine di muri e filo spinato, burocratiche ma anche fisiche, come deterrente per chi cerca di entrare per necessità di sopravvivenza. Evidentemente questi diritti funzionano a corrente alternata: per alcuni valgono, per altri no.
A Lampedusa, a Calais, a Ventimiglia, a Idomeni, eccetera stiamo assistendo all’espressione di queste diseguaglianze e queste contraddizioni, che si concretizzano in un conflitto tra chi vive il dramma della migrazione perché un luogo dove vivere non ce l’ha più e chi invece vuole mantenere il proprio status di privilegiato, su cui ha costruito il proprio benessere.

Questo conflitto in queste ore si sta manifestando anche in quelle poche centinaia di metri che separano Como dalla frontiera di Chiasso; stiamo parlando, è inutile dirlo, del respingimento dei migranti, che vogliono in gran parte raggiungere l’Europa del Nord ma che vengono fermati a Chiasso e rimandati in Italia a causa di una normativa assurda e disumana come quella della Convenzione di Dublino.
Il clima è quello di uno stato di polizia e di una criminalizzazione dei migranti che raramente si era respirato a queste latitudini; la situazione rasenta l’emergenzialità e scarseggiano i beni di prima necessità come le coperte, il cibo o la possibilità di provvedere alla propria igiene personale. Di fronte a questa situazione la risposta delle istituzioni cantonali ticinesi non ha tardato a farsi sentire ed è stata espressa dal consigliere di Stato Norman Gobbi attraverso un’ipotesi che non ci stupisce, ovvero quella di un dispiegamento delle forze militari sul confine con l’Italia, da aggiungere all’impressionante schieramento di forze dell’ordine che stanno già presidiando la zona e i cui effettivi sono stati moltiplicati negli ultimi tempi.

Norman Gobbi, insieme a Salvini, Le Pen e le formazioni della destra xenofoba che rappresentano, sono il ritratto perfetto di uno degli schieramenti di questo conflitto e le “soluzioni” che sono soliti proporre – prevalentemente composte da coercizione, manganelli e fogli di via – mostrano come tali forze siano disposte a tutto pur di salvaguardare lo status quo.

Dall’altra parte troviamo invece i migranti, portatori dell’esperienza dello sradicamento e dell’assenza di una prospettiva di vita accettabile e, accanto a loro, tutti coloro che con la loro complicità e la solidarietà cercano di decostruire queste dinamiche diseguali e di edificare dei percorsi di autonomia in cui costruire un approccio diverso da quello dominante, consapevoli che la lotta al razzismo e alla xenofobia non può non essere anche una lotta anticapitalista, dal momento che è dal dominio del capitale che queste dinamiche sono alimentate.
Proprio in queste ore si è attivata una rete di solidarietà sulla fascia di confine, con l’obiettivo di rispondere alle necessità primarie dei migranti e di manifestar loro la propria solidarietà. Invitiamo chiunque ne abbia la possibilità a raggiungere Como e Chiasso per fare altrettanto. Perché se i confini sono il luogo dove più di tutti si manifestano queste dinamiche, allora diventa fondamentale presidiarli: loro con guardie di confine ed elicotteri, noi con la forza della solidarietà.

La lotta dei migranti è anche la nostra lotta: è la lotta dei lavoratori che sui cantieri muoiono e che si auto-organizzano per costruire un’alternativa al sistema del lavoro salariato; è la lotta dei popoli oppressi che si battono per affrancarsi dall’imperialismo economico e culturale dei paesi occidentali; più in generale è la lotta di tutti coloro che hanno capito che al mondo esistono solo due razze, quella degli sfruttati e quella degli sfruttatori.
Continueremo ad opporci ai centri di detenzione per migranti, alle deportazioni e alle espulsioni forzate, ai controlli alle frontiere, manifestando la nostra solidarietà a chi è costretto a cercare un nuovo luogo in cui sopravvivere, perché da tempo abbiamo capito da che parte stare.
Potete rinchiudervi nelle vostre rassicuranti concezioni pasticciate e idealizzate di cultura e tradizione, potete inasprire le leggi sulla migrazione, potete pestare a sangue i migranti, potete bloccare le frontiere, ma presto vi accorgerete che i confini non possono arrestare il vento.

E il vento del cambiamento, che vi piaccia o no, si sta alzando.

Contro i controlli razziali
Contro razzismo e sfruttamento
Contro la violenza della frontiere

Organizzarsi e lottare.

30.08 // ANTIRACUP TICINO – QUINTA EDIZIONE

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Il 30 LUGLIO 2016 al Campo Vomero di Lumino, si terrà la quinta edizione del torneo Un Calcio al Razzismo – Ticino.

Al termine del torneo, ci sarà l’aperitivo e la cena sulle note di HAMADA (acoustic live music – Ticino), mentre dalle 21.30 apriranno i concerti gli ILLUMINATI SOUND (dj set reggae – Ticino), seguirà il rap di ACERO MORETTI (rap militante – Milano) e poi, fino alle 3, balleremo tutte e tutti nell’after trash party con la COLONNA ANTICULTURA (Trash – Bellinzona) e l’INTERNAZIONALE TRASH RIBELLE (Trash – Italia).

LE ISCRIZIONI SONO DUNQUE APERTE per la quinta edizione dell’ANTIRACUP TICINO, fino al 17 LUGLIO 2016. Iscrivi la tua squadra (5 giocatori più il portiere e le riserve) mandando una mail a ucar@autistici.org o un messaggio a questa pagina con :

– Nome squadra
– Nome responsabile
– Numero di telefono responsabile

A ogni squadra che si iscrive verrà richiesto un contributo generale di 30 CHF per aiutare a coprire le spese della giornata.

Il numero di squadre è limitato. Prima vi iscrivete, meglio è.

LOVE FOOTBALL, HATE RACISM!

25.06 // SPORT E LOTTA- GIORNATA DI SPORT E DISCUSSIONE SUL RUOLO DELLO SPORT NELLA LOTTA AL RAZZISMO E ALLE INGIUSTIZIE SOCIALI

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Il Collettivo Scintilla, in collaborazione con il Gruppo Majakovskij, Thai Boxing Bellinzona e l’Associazione Un Calcio Al Razzismo, organizza una giornata completamente dedicata allo sport popolare.

In una prima parte, alla palestra Thai Boxing Bellinzona si terrà uno stage di boxe con Lenny Bottai, compagno livornese antifascista e attuale campione italiano superwelter, e una discussione con lui sulla vita e la carriera di un campione del popolo fuori e dentro il ring.
Nella seconda parte, allo Snack-bar al triangolo a Bellinzona, ci sarà la presentazione di “sportpopolare.it”, con Cristiano Armati e la presentazione della quinta edizione dell’AntiraCup Ticino con l’Associazione Un Calcio Al Razzismo.
A seguire, concerti, con Kali De Plata (rap militante, Zurigo) e Zurito Da Bidea & Digei Belzy (Dj set militant & Party, Bellinzona).

IL PROGRAMMA NEL DETTAGLIO:

PRIMA PARTE: PALESTRA THAI BOXING BELLINZONA (VIALE MOESA 36, ARBEDO)

10.00 STAGE DI BOXE CON LENNY BOTTAI (PER ATLETI DI LIVELLO MEDIO O SUPERIORE – RICHIESTA ISCRIZIONE)

14.00 STAGE DI BOXE CON LENNY BOTTAI (PER PRINCIPIANTI – APERTO A TUTTI)

16.00 DISCUSSIONE CON LENNY BOTTAI – LA VITA E LA CARRIERA DI UN CAMPIONE DEL POPOLO DENTRO E FUORI IL RING

SECONDA PARTE: BAR TRIANGOLO BELLINZONA (VIA CANCELLIERE MOLO 21, BELLINZONA)

18.00 PRESENTAZIONE DI SPORTPOPOLARE.IT CON CRISTIANO ARMATI, UNO DEI PROMOTORI DEL PROGETTO

19.30 CENA A BUFFET AD OFFERTA LIBERA

20.30 PRESENTAZIONE ANTIRACUP 2016 CON L’ASSOCIAZIONE UN CALCIO AL RAZZISMO

21.00 CONCERTI:
– KALI DE PLATA (RAP MILITANTE, ZURIGO)
– ZURITO DA BIDEA & DIGEY BELZI (DJ SET MILITANT & PARTY, BELLINZONA)

05.06 // SI SCRIVE AMICIZIA, SI LEGGE APARTHEID

Il 5 giugno al Palazzo dei Congressi di Lugano si terrà la celebrazione del giorno di Israele, come ogni anno. Municipali, consiglieri di Stato e la “società bene” vi parteciperanno, come di consueto. Vi prenderanno parte elogiando la cooperazione fra popoli o l’unica democrazia del Medio Oriente. I giornalisti riporteranno. Dietro i loro sorrisi ipocriti e le loro frasi di circostanza, la realtà è però un’altra.

Lo Stato d’Israele non sorge dal nulla. Su quelle terre hanno vissuto per secoli i palestinesi, con le loro case, le loro famiglie e la loro società. In seguito, nel 1948, è arrivata la Nakba, la catastrofe: centinaia di villaggi arabi distrutti, milioni di palestinesi costretti col tempo a rifugiarsi dentro i campi profughi. Da allora sono trascorsi 68 anni. Intorno a Israele si nasce, si cresce, si ama, si muore dentro a dei campi profughi. Per una, due, tre e fra poco quattro generazioni. La Nakba non è stato un evento casuale, frutto di una catastrofe naturale avulsa da qualsiasi responsabilità umana, bensì un progetto ben ponderato di pulizia etnica, che vede un solo colpevole, il quale ha agito con la connivenza e l’appoggio degli Stati occidentali: stiamo parlando dello Stato sionista d’Israele,

Chi, fra il popolo palestinese, rimane in Cisgiordania, vive circondato da un muro, in territori che sono prigioni a cielo aperto con villaggi separati da vari checkpoint. Ogni tanto, i terreni della comunità vengono espropriati e le proprietà che vi sorgono rase al suolo per costruire nuove residenze per i coloni in arrivo. Troppo spesso, l’esercito spara e uccide impunemente, oppure incarcera ogni sospetto terrorista – bambini compresi – detenendolo in condizioni disumane, senza processo per un lungo periodo di tempo, spesso con pene ingiustificate e inumane. Gaza è un enorme prigione a cielo aperto, sovraffollata e distrutta dalle bombe dell’aviazione sionista. Del povero Davide, contro Golia, rimangono solo le macerie.

Lo Stato razzista israeliano si legittima attraverso l’orrore della Shoa. Chi si oppone al colonialismo israeliano e alle sue brutalità viene tacciato di antisemitismo. Lo stesso premier israeliano Netanyahu ha sostenuto che vi sia un legame fra la Shoa e l’oppressione della Palestina, asserendo pubblicamente che il genocidio del popolo ebraico è stato causato dai palestinesi, e non dai nazisti, mistificando la storia del suo stesso popolo, nel tentativo di giustificare gli orrori che ogni giorno sono compiuti in Palestina. Noi però siamo coscienti che Israele non rappresenta gli ebrei: uno è uno Stato, l’altra una confessione. Esistono ebrei e israeliani sensibili e coscienti che si rifiutano di servire l’esercito o si battono pubblicamente a fianco dei palestinesi per la fine del colonialismo, pagando un caro prezzo le loro azioni.

In tutto questo, il ruolo dell’Occidente resta fondamentale: complice, silente nel migliore dei casi oppure attivo, degli orrori compiuti in Palestina, in quanto a tutti fa comodo avere Israele quale cane da guardia degli interessi del capitalismo nella polveriera che è il Medio Oriente.

Yaakov Peri, il deputato della Knesset invitato come ospite d’onore durante la giornata che celebra l’amicizia con Israele, è il volto rispettabile dei nuovi carnefici. Parlamentare di centro, all’opposizione rispetto al governo, è stato a capo dei servizi segreti accusati di crimini di guerra. Inoltre, ha proposto una task-force contro il movimento d’opinione non violento BDS (boicotta, disinvesti e sanziona). Dietro alla sua immagine presentabile, si cela tutto il marcio delle violenze, degli orrori e della connivenza con quanto accade ogni giorno sul territorio palestinese.

Il diritto alla resistenza dei palestinesi è sacrosanto. I loro atti di ribellione, impossibili da paragonare, in quanto a mezzi e ferocia, alla violenza quotidiana dei colonizzatori sionisti, sono frutto solo della disperazione. Ma il tempo scorre, e con il supporto internazionale la disperazione può farsi speranza nel cambiamento.
No alla glorificazione di uno Stato fascista e razzista.

Per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

Per la fine del razzismo interno, delle violenze e dei soprusi dello Stato d’Israele.

Per una convivenza fra i popoli che non sia dominio ma pace, basata sull’uguaglianza.

Per una Palestina libera e per la libertà di tutti i popoli oppressi.

ORGANIZZARSI E LOTTARE

20.9 // LIBERTÀ PER MEHMET, LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI

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Dopo essere stato imprigionato e torturato nel suo Paese, Mehmet Yesilçali ha ottenuto lo status di rifugiato politico in Svizzera.
Mehmet è un militante della Confederazione dei Lavoratori di Turchia in Europa (Atik), organizzazione sindacale criminalizzata dalla macchina repressiva di Erdogan, ma assolutamente legale alle nostre latitudini.
Agendo in qualità di cane da guardia del governo turco, “l’umanissima” Germania ha agito su mandato di quest’ultimo, giungendo all’arresto di 12 compagni turchi sul territorio europeo.
Fra questi Mehmet, accusato di aver preso parte a cinque riunioni dell’opposizione turca su suolo tedesco, senza che la benché minima prova di un’attività illecita sia stata avanzata dal procuratore pubblico.
Dallo scorso mese di aprile Mehmet è incarcerato a Friborgo. Il 19 giugno, in violazione della convenzione di Ginevra, della pratica giuridica elvetica, del diritto internazionale e di tutti gli altri strumenti istituzionali di cui la Svizzera è una fervente sostenitrice, il Dipartimento Federale di giustizia e polizia ha deciso di estradare il militante turco verso la Germania, senza passare per i tribunali nazionali.
Le ragioni per le quali Mehmet ha ottenuto lo statuto di rifugiato politico sono oggettivamente le stesse ragioni per le quali oggi s’intende procedere alla sua estradizione.

Indipendentemente dalla legittimità giuridica di tali azioni, questo fatto ci mostra come la presunta neutralità elvetica non sia altro che un ipocrita specchio per allodole, destinato a mantenere intatta la pretesa verginità politica di uno Stato che strutturalmente si colloca dalla parte sbagliata della lotta di classe, agendo come alleato oggettivo dell’imperialismo.

Libertà d’autorganizzazione politica per i rifugiati, i migranti, per TUTTI.
Solidarietà alle compagne e ai compagni turchi.
Solidarietà a tutte le minoranze oppresse di Turchia.
Liberare Mehmet, liberare TUTTI i prigionieri politici.

10.08 // NESSUNA CARTA BIANCA A ISRAELE

Volantino Festival

16. 07 // PRESENTAZIONE ” LA SCUOLA DELL’ODIO – 7 ANNI NELLE PRIGIONI ISRAELIANE”

SCUOLA

 

Militante ticinese del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Bruno Breguet ha appena vent’anni quando, nel 1970, viene arrestato ad Haifa dalle autorità israeliane. Accusato di svolgere attività terroristica per conto del Fronte, Breguet viene percosso e torturato a lungo prima di essere trasferito nel carcere di Ramleh dove, per ben sette anni, rimarrà a disposizione dei suoi aguzzini, che riservano ai prigionieri politici i trattamenti più duri senza riuscire ad avere la meglio sulla determinazione con cui i militanti riescono a lottare perfino dietro le sbarre di una cella di sicurezza.
Nella prigione, Breguet continuerà la sua battaglia antisionista, rifiutando di scendere a patti con i servizi segreti e, in seguito, organizzando sommosse, preparando piani di evasione e tentando sempre e comunque di comprendere, attraverso lo studio, la natura dei mostri generati da una società divisa in classi nel contesto della guerra di conquista condotta ai danni della Palestina dall’imperialismo israeliano.

Nato nel 1950 a Muralto, in Svizzera, entra a far parte del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina nel 1970 diventando, dopo l’arresto subito ad Haifa lo stesso anno, il primo non palestinese membro della Resistenza a essere processato e condannato da un tribunale israeliano. Costretto a subire durissime condizioni detentive, Breguet sconterà una pena di sette anni nel carcere di Ramleh, rifiutando sistematicamente di dichiararsi “pentito” e raccogliendo, al culmine di una mobilitazione internazionale, la solidarietà di attivisti e intellettuali come Roland Barthes, Louis Althusser, Jacques Le Goff, Gilles Deleuze, Umberto Terracini, Alberto Moravia, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Franco Fortini, Noam Chomsky.
Uscito di prigione nel 1977, Bruno Breguet è arrestato nuovamente in Francia nel 1982, accusato di essere membro dell’ORI, l’Organizzazione dei Rivoluzionari Internazionali di Ilich Ramirez Sanchez, più noto con il nome di battaglia di “Carlos”. Tornato in libertà tre anni dopo, Breguet si trasferisce in Grecia, dove lavora come carpentiere fino al 1995, anno in cui sparisce misteriosamente dalla motonave “Lato” lungo la rotta Ancona-Igoumenitsa.

45 anni dopo l’arresto di Breguet, l’essenza dello Stato Israeliano non è mutata

No all’autocelebrazione di Israele all’interno del Festival del Film di Locarno

L’organizzazione del Festival del Film di Locarno legittima indirettamente questa oppressione, dimostrando la sua complicità con le autorità israeliane: nella sessione 2015 sarà infatti proposta una retrospettiva sul cinema israeliano, nell’iniziativa “Carte Bianche”, in collaborazione con il Fondo Israeliano per il Cinema (agenzia finanziata dal governo e dal Ministero degli esteri israeliani). Nonostante il carattere “sociale” del festival, quest’ultimo non si preoccupa di collaborare con chi, negli ultimi 60 anni, ha messo in atto un vero e proprio genocidio, torturando, massacrando e devastando un popolo.

Ma c’è chi non vuole tacere di fronte a quest’autocelebrazione: c’è chi ricorda i corpi dilaniati dopo i bombardamenti su Gaza, che non può chiudere gli occhi di fronte al razzismo di uno Stato che vuole distruggere un popolo in nome di un “diritto superiore”, che non può dimenticare che un genocidio è in corso e che quindi non c’è nulla da celebrare. La politica di apartheid e il sistematico genocidio operato contro la popolazione palestinese vanno denunciati e combattuti, con ogni mezzo necessario.

Per queste ragioni, il Collettivo Scintilla ha il piacere di invitare Cristiano Armati (http://www.armati.info/chi-e-cristiano-armati/) per la presentazione del libro edito da Red Star Press “La scuola dell’odio – 7 anni nelle prigioni israeliane” di Bruno Breguet.

1.08 // ANTIRACUP quarta edizione

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Il 1° agosto 2015, al Campo Vomero di Lumino, si terrà la quarta edizione del torneo Un Calcio al Razzismo – Ticino.

Al termine del torneo, ci sarà una cena in musica con la RACCOLTA DIFFERENZIATA e ZURITO DA BIDEA (100% ska in vinile – Bellinzona), mentre dalle 21.30 concerti con DABADUB SOUND SYSTEM (reggae – L’Aquila) e JUNIOR SPREA (reggae – Milano) e poi, fino alle 3, balleremo tutte e tutti nell’after party con gli ILLUMINATI SOUND ( dj set reggae – Ticino).

LE ISCRIZIONI SONO DUNQUE APERTE per la quarta edizione dell’ANTIRA CUP TICINO, fino al 19 LUGLIO 2015. Iscrivi la tua squadra mandando una mail a ucar@autistici.org o un messaggio a questa pagina con :

– Nome squadra
– Nome responsabile
– Numero di telefono responsabile

A ogni squadra che si iscrive verrà richiesto un contributo generale di 30 CHF per aiutare a coprire le spese della giornata.

Il numero di squadre è limitato. Prima vi iscrivete, meglio è.

LOVE FOOTBALL, HATE RACISM!

25.06 // GLI SFRUTTATI NON HANNO FRONTIERE

Corteo

 

Il 15 giugno 2015, centinaia di migranti e manifestanti ginevrini sono scesi nelle strade per denunciare le condizioni inaccettabili in cui i richiedenti l’asilo sono costretti a vivere nella facoltosa e poco ospitale terra elvetica. Motivo specifico del contendere, il fatto che in Svizzera, i migranti, a causa della presunta penuria di strutture d’accoglienza, siano spesso obbligati a vivere nei bunker antiatomici disseminati per le città e le campagne, molti metri sotto terra, senza aria fresca né luce solare. A Ginevra, dove gli uffici vuoti abbondano e dove la caserma dei Vernets rimane praticamente abbandonata, una quarantina di migranti, risiedenti nel Foyer des Tattes, avrebbero dovuto essere trasferiti in questi bunker della Protezione Civile. In risposta a questa decisione e grazie al sostegno determinato e organizzato dei militanti locali, la Maison des Arts du Grütli è stata occupata da migranti e dalla popolazione solidale, al fine di spostare l’attenzione su questa deprecabile maniera d’agire, in linea con la politica d’accoglienza indegna messa in atto in Svizzera. I fatti di Ginevra sono solo un esempio tra molti altri, che colgono rilevanza mediatica solo grazie all’intervento politico determinato e alla risposta popolare. A Losanna, la chiesa Saint Laurent è stata occupata da due mesi da cinque richiedenti l’asilo etiopi ed eritrei che, secondo gli assurdi accordi di Dublino, dovrebbero essere rimandati come pacchi postali nel primo Paese che li ha accolti, in questo caso l’Italia, le cui strutture sono inadatte e insufficienti per far fronte alla crescente pressione migratoria di questi ultimi mesi. La politica svizzera, che in altre occasioni si dimostra poco conciliante verso l’Unione europea, accetta con inusitato cinismo di sottostare a queste regole, fornendo prova della scarsa solidarietà e umanità che la contraddistingue da sempre.

Politiche d’accoglienza indegne e indifferenza cinica e spesso feroce sono quanto caratterizzano il pensiero predominante svizzero, mentre a poche centinaia di chilometri da noi, uomini, donne e bambini, per scappare da miseria e guerre, intraprendono terribili viaggi della speranza, che molto spesso hanno fini tragiche. Criminalizzati, maltrattati, molto spesso espulsi: queste le condizioni in cui devono vivere i pochi migranti che riescono a raggiungere la Svizzera, rei solamente di cercare un futuro migliore, scappando da Paesi depredati dall’Occidente e dilaniati da guerre imperialiste organizzate e finanziate dalle borghesie occidentali. Mentre imprese e banche svizzere approfittano di queste ricchezze, nascondendo i soldi di dittatori e criminali, e sfruttando le materie prime frutto del saccheggio, queste ultime pretendono di costruire muri per tenere lontana la miseria da loro generata.

Nel primo trimestre del 2015, solo a 1’670 persone è stato accordato l’asilo in Svizzera, mentre 3’320 sono state rifiutate e 2’633 migranti sono stati rinviati secondo gli Accordi di Dublino: queste le desolanti cifre che si possono leggere nelle statistiche della Segreteria di Stato della migrazione, dove si evince che, a differenza degli strepitanti proclami politici che allarmano su un’immaginaria invasione, la politica d’accoglienza svizzera è più risicata che mai.

Come Collettivo siamo vicini e solidali alla lotta di tutte e tutti i migranti, in Svizzera e all’estero, ed esigiamo il “diritto per tutti di poter restare”, la fine della criminalizzazione, dell’isolamento e della repressione. A Ginevra come a Losanna, l’organizzazione e la determinazione militante hanno permesso di impedire alcuni rinvii e di fare della situazione dei e delle migranti, i più vulnerabili tra gli sfruttati, un tema di attualità politica. Ci impegniamo a fare del nostro meglio per cogliere l’esempio e dinamizzare dinamiche analoghe in Ticino, dove il fascismo avanza e i migranti sono i primi a pagarne il prezzo.

CONTRO I BUNKER E LE FRONTIERE, PER LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALISTA : ORGANIZZARSI E LOTTARE

Per saperne di più:

http://www.desobeissons.ch/

https://renverse.ch/Geneve-Migrants-contre-bunkers-ca-continue-186

https://stopbunkers.wordpress.com/