16.06 // CON IL DONBASS CHE RESISTE: DISCUSSIONE CON MARCO SANTOPADRE

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Venerdì 16 giugno alla Casa del Popolo – Bellinzona, discussione con Marco Santopadre, giornalista comunista di ritorno dalla carovana antifascista organizzata dalla Banda Bassotti. Con Marco parleremo dell’esperienza della carovana e del futuro e delle prospettive del Donbass resistente.

24.04 // NON UN PASSO INDIETRO – APERITIVO, PRESENTAZIONE, CONCERTO

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“Dopo l’aggressione alla ex-Yugoslavia la ferocia imperialista sta di nuovo insanguinando l’Europa a cent’anni esatti dallo scoppio della prima guerra mondiale.

Quello che è in atto oltre i Carpazi palesa di nuovo il volto dell’imperialismo occidentale così come avvenuto in Yugoslavia ed in Iraq, in Afghanistan come in Libia, in Kurdistan come in Palestina.

In Ucraina il golpe naziatlantista nei piani americani ed europei del febbraio scorso ha trovato sulla sua strada una coraggiosa resistenza sulla quale si sono costituite le Repubbliche popolari della Nuova Russia di Lugansk e Donetsk.

Sin dalle avvisaglie di Maidan Noi Saremo Tutto ha prestato la massima attenzione alla vicenda denunciando senza mezzi termini l’appoggio che alcuni settori della cosiddetta sinistra fraintendendone completamente il significato stavano dando al golpe di Maidan e smontando i tentativi di delegittimazione della resistenza popolare nata nel Donbass.

Abbiamo contribuito all’organizzazione e partecipato alla Carovana Antifascista della Banda Bassotti per portare la nostra solidarietà al popolo di Lugansk e Donetsk.

Nel solco tracciato dalla Carovana Antifascista che la Banda Bassotti ha avuto l’onere e l’onore di promuovere ed in continuità con il lavoro di tutti i comitati di solidarietà internazionalista con la resistenza popolare Noi Saremo Tutto lancia “Non un passo indietro”: con questo progetto intendiamo permettere ad un piccolo gruppo di compagni di tornare in Donbass quanto prima per poter raccontare direttamente quello che sta succedendo, facendo interviste, riprese video, racconti e documentando l’esperienza ed il ruolo della classe operaia nelle Repubbliche Popolari.

Crediamo che questo progetto possa non solo portare la nostra solidarietà e svolgere un lavoro di documentazione ma essere utile a considerare l’internazionalismo come una necessità, piuttosto una buona parola d’innocua liturgia.

Come avvenuto per la Carovana Antifascista utilizzeremo lo strumento della raccolta fondi digitale (fundraising) ed il progetto verrà presentato lungo lo stivale e promosso con cene, iniziative, dibattiti e qualsiasi forma di sostegno che ci verrà offerta.

Successivamente pubblicheremo i dettagli del progetto aggiornando tutti i nostri sostenitori su novità e sviluppi.

I compagni che si recheranno in Nuova Russia si occuperanno di inviare aggiornamenti sulle loro attività ed al termine dell’esperienza verranno sistematizzati i materiali raccolti in un progetto editoriale ed audiovisivo con cui fare informazione e sostenere la battaglia antifascista.

Utilizzare il nome che abbiamo scelto per questo progetto rappresenta per noi una grande responsabilità: “Non un passo indietro” fu infatti il nome dell’ordine 227 emesso il 28 Luglio 1942 ed inviato a tutti i soldati dell’Armata Rossa spinta ormai a ridosso del Caucaso dall’incalzare dell’avanzata nazista che in Ucraina trovò dei buoni alleati tra le forze nazionaliste addirittura inquadrate nelle SS. Ma arrivò la resa dei conti.

Settant’anni dopo l’Ucraina è stata trasformata in un grande laboratorio per le forze fasciste al servizio degli interessi europei e nordamericani:

è dunque necessario lottare, ed è necessario vincere.

Per questo abbiamo bisogno del contributo e del sostegno di tutti gli antifascisti e di tutti i figli della stessa rabbia.

Non un passo indietro! Ни шагу назад!”

http://www.noisaremotutto.org/2015/02/03/odessa-1941-2014-non-un-passo-indietro/#more-1400

 

PROGRAMMA DELLA SERATA;

18.30: APERICENA BUFFET, BENEFIT NON UN PASSO INDIETRO

19.30 PRESENTAZIONE OPUSCOLO “UCRAINA GOLPE GUERRA RESISTENZA”, A CURA DELLA RETE NOI SAREMO TUTTO

21.30: CONCERTI

– FLEISCHKÄSE- COMBAT PUNK LUGANO

– LA FREAK MACHINE- STREETPUNK PROLETARIO OSOGNA

Durante la serata verranno venduti libri e altro materiale informativo.

4-5.12 // LA CONFERENZA DEI MINISTRI DELL’OCSE E IL CONFLITTO IN UCRAINA

parte 3Lo striscione del Collettivo Scintilla insieme ad altri striscioni alla manifestazione contro l’OCSE.

 

La resistenza contro le aggressioni imperialiste è anche qui

L’OCSE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) è conosciuta dai più come un’organizzazione imparziale che lavora per la pace, la sicurezza e la democrazia. In realtà questa falsa immagine che l’organizzazione ama dare di sé rappresenta un consapevole inganno. Dirsi imparziali in una situazione sostanziale di rapporti di potere asimmetrici, può essere soltanto frutto di un’irriflessa coscienza dei rapporti di forza o – per l’appunto – di una volontà ingannatrice volta soltanto a perseguire i propri interessi e/o a conservare lo status quo. È evidente che all’interno dell’OCSE si rispecchiano gli stessi rapporti di potere che troviamo anche nelle sfere dell’economica e del potere militare. A stabilire la direzione politica dell’OCSE, sono infatti gli Stati più ricchi e più aggressivi (Stati Uniti, Germania, Francia). A conferma di ciò il fatto che i rappresentanti di tali Stati siano molto più numerosi degli altri.

Se poi diamo un’occhiata agli Stati membri dell’organizzazione dell’OCSE troviamo i maggiori guerrafondai ed esportatori di armi del mondo. Come essi riescano a far credere alla maggioranza della popolazione che si occupino di pace è dunque un gande mistero. Inoltre, l’OCSE si fa portavoce della cosiddetta “lotta contro il terrorismo,” di cui abbiamo potuto vedere i risultati nei casi della guerra in Iraq, di quella in Siria e nella cooperazione militare con Israele.

Le sorprese però non finiscono qui. L’OCSE non è soltanto uno strumento ideologico a servizio delle forze imperialiste e guerrafondaie della NATO, degli USA e dell’UE, essa collabora anche con l’agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, che, attraverso la militarizzazione dei confini, ogni anno si rende partecipe della morte di migliaia di rifugiati.

L’OCSE inoltre dichiara di volere favorire il clima di investimento degli Stati membri. Tradotto per i profani ciò significa voler promuovere politiche neoliberiste a scapito della classe lavoratrice, sicché nella logica capitalista la promozione di un clima di investibilità è possibile solo mediante privatizzazioni, tagli al sociale, dumping e riduzione dei salari.

Come abbiamo cercato di dimostrare, obiettivi come “pace” e “sicurezza” che l’OCSE dichiara di volere perseguire, sono in realtà pace e sicurezza soltanto per un numero ristretto di persone e di Stati. A chi non fa parte del club, spettano invece guerra, precarizzazione, repressione e violenza.

Inoltre, è importante sottolineare il fatto che non può esistere pace e sicurezza all’interno di un sistema capitalista e che ogni tentativo di voler realizzare una situazione che persegue queste finalità è fin dall’inizio destinato al fallimento, se non vengono prima messi in discussione i rapporti di produzione. Questo perché il capitalismo è un sistema fondato sullo sfruttamento, sulla divisione della società in classi antagoniste e pieno di contraddizioni. L’imperialismo, inoltre, non è altro che una fase di sviluppo del capitalismo, dettata dalle logiche interne del sistema. Il capitale, costretto a crescere, deve infatti trovare sempre nuove materie prime e nuovi mercati per estendere il proprio raggio di investimenti economici e la propria “sfera d’influenza”. Ciò può avvenire in diversi modi: attraverso la mercificazione di sempre più ambiti dell’attività umana, attraverso i processi di gentrificazione delle città o – più classicamente – attraverso l’annessione imperialista di nuovi Paesi, Stati, territori. L’industria delle armi e della guerra inoltre, gioca un ruolo fondamentale in tutto questo, essa non è solo terreno di grandi interessi e investimenti economici, ma contribuisce in modo sostanziale a intensificare il potere militare di chi ne ha il controllo e dunque a consolidare i rapporti di forza dominanti. L’unica soluzione per fermare in modo duraturo l’infinita tendenza alla guerra dell’imperialismo, è quella di risolvere le contraddizioni del sistema capitalista alla sua base e ciò non significa altro che: lotta di classe. Ogni lotta di classe contro le forze del capitale e i suoi rappresentanti (nelle strade, nelle fabbriche, nelle città, nelle scuole, tra le mura domestiche, negli apparati ideologici) contribuisce dunque a cambiare i rapporti di forza e di produzione esistenti e a fermare la tendenza alla guerra del capitalismo avanzato.

Il 4 e il 5 dicembre si è tenuta a Basilea la conferenza dei ministri dell’OCSE. È importante ricordare che questa conferenza è un vertice. Nei vertici, personalità a capo di potenze e Paesi capitalisti, si incontrano a porte chiuse per discutere di politica internazionale e prendono decisioni a favore degli interessi delle potenze mondiali e del capitale finanziario globale escludendo la stragrande maggioranza della popolazione. All’incontro di Basilea erano presenti, oltre ai 1200 delegati dei 57 Paesi membri, personalità come: John Kerry (segretario di stato degli Stati Uniti), Pavlo Klimkin (ministro degli Esteri ucraino filo-EU), Mevlüt Çavuşoğlu (ministro per gli Affari europei del governo Erdoğan), Didier Burkhalter (presidente della confederazione, PLR), Frank-Walter Steinmeier (deputato e capogruppo del SPD al Bundestag ed ex ministro degli Esteri della Germania durante il governo di grande coalizione di Angela Merkel), Philip Hammond (ex segretario di Stato degli Affari esteri del Partito conservatore del Regno Unito), Sergej Lavrov (ministro russo degli Affari esteri).

Migliaia di poliziotti da tutti i cantoni e un numero ancora maggiore di militari sono stati mobilitati per garantire che i ministri potessero incontrarsi senza essere disturbati. Attorno alla zona dove si è tenuta la conferenza è stata inoltre allestita una “zona rossa” inespugnabile e fortemente sorvegliata. Zona dalla quale le persone “indesiderate” come per esempio i mendicanti o i manifestanti sono state allontanate (anche con l’impiego di pallottole di gomma e lacrimogeni). Il dispositivo di sicurezza (munito di elicotteri e droni) messo in atto per presentare Basilea come città internazionale a disposizione dei ricchi e dei potenti è costato alla popolazione 7,4 milioni di franchi. Questo grande impiego di forze repressive la dice tutta sul carattere politico dell’evento e delle forze repressive stesse, entrambi asserviti al volere del capitale globale e ai suoi rappresentanti.

Quest’anno, la conferenza dei ministri dell’OCSE si è occupata in modo particolare della situazione in Ucraina. Viste le forze militari, economiche e politiche che determinano la direzione politica dell’OCSE, non è sorprendente venire a sapere che la maggior parte dei ministri partecipanti al vertice ha sostenuto posizioni favorevoli al governo filo NATO e filo-UE di Poroshenko e ostili nei confronti dei “terroristi” separatisti della Nuova Russia e delle politiche filo-russe che destabilizzerebbero la sicurezza europea (ovvero il clima di investimento negli interessi del capitale USA e UE e il clima di espansione del potere militare della NATO). Per rendersi conto della complessità del conflitto tra filo-USA/UE e filo-russi si pensi al fatto che secondo la posizione dei sostenitore del governo di Kiev a essere illegali sarebbero la resistenza delle milizie popolari contro la giunta di Kiev e la presenza di truppe russe in Crimea, mentre per i filo-russi a essere illegittimo è l’attuale governo di Kiev, affermatosi con un vero e proprio colpo di Stato finanziato da organizzazioni filo-USA/UE. Soltanto il ministro russo Sergej Lavrov, si è espresso in difesa della popolazione del Donbass e sul pericolo del neonazismo in Ucraina. Non c’è invece da sorprendersi se l’avanzare dei neonazisti non rappresenti alcun problema per il ministro ucraino Pavlo Klimkin. Per il governo di Kiev al momento ogni mezzo è buono per mandare soldati antirussi e anticomunisti a combattere i “terroristi” separatisti del Donbass: anche la creazione di battaglioni di ideologia neonazista e la legalizzazione di simboli nazisti. Il tutto viene addirittura fatto passare come una missione umanitaria di lotta contro il terrorismo. Il pericolo che rappresentano e rappresenteranno i neonazisti (armati e addestrati) non sembra destare preoccupazioni.

Da un punto di vista di classe è interessante notare che né Lavrov né altri ministri hanno speso una sola parola sulla presenza di battaglioni proletari, antifascisti e comunisti tra le milizie popolari delle repubbliche popolari del Lugansk e del Donetsk o sulla collettivizzazione di alcune fabbriche della regione. Queste omissioni non sono per niente sorprendenti: è chiaro che una risposta di classe alla crisi e alla guerra in Ucraina disturbi sia gli interessi del capitale UE/USA sia quelli del capitale russo.

Il presidente della Confederazione svizzera Didier Burkhalter, presidente di turno dell’OCSE, ha chiamato in causa la Russia per i suoi atti “illegali”, dichiarando inoltre che Berna stanzierà altri due milioni di franchi in favore della missione degli osservatori OCSE nell’Ucraina orientale. Di quale carattere saranno queste missioni è ancora tutto da scoprire. È interessante ricordare un fatto piuttosto dubbio riguardante una missione dell’OCSE in Ucraina: verso la fine dell’aprile 2014, 13 persone, tutte appartenenti a Stati della NATO, sono state sequestrate in Ucraina orientale mentre erano a bordo di un pullman dell’OCSE, nonostante nessuna di queste persone fosse mai stata attiva all’interno della suddetta organizzazione. Il capo della delegazione si è rivelato poi essere un ufficiale tedesco della NATO, cosa che fa pensare che questa fosse in realtà una missione della NATO sotto la copertura dell’OCSE. Se si tiene conto di questo fatto diventa difficile pensare che le prossime missioni dell’OCSE avranno un carattere pacifista, diviene invece legittimo immaginare che esse si svolgeranno per architettare la prossima aggressione filo-USA/UE.

Per protestare contro il meeting dei ministri dell’OCSE e contro il carattere filo-imperialista dell’organizzazione, il collettivo “OSZE angreifen” ha organizzato una manifestazione tenutasi venerdì sera nelle strade di Basilea, a cui hanno partecipato circa 1’000 manifestanti. Il Collettivo Scintilla era presente con uno striscione riportante la scritta “SOLIDARIETÀ CON L’UCRAINA ANTINAZISTA. AGGRESSIONI IMPERIALISTE, NATO, NEONAZISTI: NO PASARAN!”. Con esso si è voluto tematizzare il conflitto in Ucraina e dimostrarsi solidali con le tendenze di sinistra e comuniste presenti sul territorio ucraino, oltre che con la resistenza antifascista delle milizie popolari del Donbass.

Risposte “dal basso” come la manifestazione contro l’OCSE di venerdì sono importanti per dimostrare che il fronte tra resistenza popolare e aggressioni imperialiste, che attualmente troviamo in forma acuta nel Donbass, può essere portato anche a qualche passo da casa nostra, se siamo capaci di individuarlo, di organizzarci e di lottare. Non dobbiamo dimenticare che il capitale globale (e tutti i suoi vizietti imperialisti) cresce di giorno in giorno anche sulla nostra schiena e proprio per questo abbiamo il potere di fermarlo. Contro guerra e crisi il nostro compito consiste nel costruire una risposta di classe e avviare un processo rivoluzionario.

CONTRO L’IMPERIALISMO, ORGANIZZARSI E LOTTARE

 

 

Fonti

Articoli interessanti sulla situazione in Ucraina

2. 12 // IN SOLIDARIETÀ CON I MARTIRI DI ODESSA

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Il Collettivo Scintilla si unisce alle azione proposte in tutta Italia dalla Rete Noi Saremo Tutto e ricorda l’eccidio del 2 maggio 2014 a Odessa.

Dal sito della Rete  [http://www.noisaremotutto.org/2014/12/02/ricordiamo-con-rabbia-odessa-2-maggio-2014/]:

Il 2 maggio del 2014 costituisce un preciso spartiacque non solo per la storia travagliata della popolazione ucraina, ma per tutti i popoli la cui mai placata sete di giustizia è stata in quel giorno mortalmente annichilita, nonché una tragica conferma della preveggenza del succitato poeta comunista tedesco….

Il 2 maggio ad Odessa, da una provocazione ordita secondo il ben oliato copione delle operazioni false flag, con il più o meno consapevole contributo delle tifoserie di alcune delle maggiori squadre calcistiche ucraine, ne è scaturita una feroce offensiva contro i manifestanti anti-Maidan che lontani dal teatro in cui veniva messa in scena il pretesto per l’attacco subirono un vero e proprio pogrom all’interno dell’edificio in cui avevano trovato rifugio: la Casa dei Sindacati a cui le orde neo-naziste avevano dato fuoco sotto lo sguardo compiaciuto delle forze dell’ordine.

L’indicibile barbarie di cui sono state vittime ufficialmente poco meno di cinquanta persone, in realtà molte di più, che hanno perso la vita in quella circostanza, è stata subito oggetto di una ignobile falsificazione mediatica ad opera dei mass-media occidentali, mentre il tentativo di far emergere la verità storica non ha pressoché trovato spazio nei mezzi di informazione “nostrani”.

Questo episodio risulta uno tra i più gravi eccidi politici perpetrati da uno stato sul “proprio” territorio dopo la seconda guerra mondiale, e deve imprimersi nella coscienza di ognuno al pari della “notte nera” parigina del 17 ottobre del 1961 contro la popolazione algerina residente nella capitale francese, o il bloody sunday del 30 gennaio 1972 a Derry in Irlanda del nord…

In Ucraina, dalla seconda metà d’aprile inizia l’esecuzione della “soluzione finale” della giunta golpista di Kiev prodotta da Euromaidan contro i propri oppositori, siano essi le popolazioni del Donbass che tutti coloro che contrastano il nuovo corso della politica Ucraina dominata da una “coalizione” formata da una cricca di oligarchi e da neo-nazisti.

E da allora la situazione non è cambiata…

Questo prodotto politico confezionato da USA e Europa ci dice molto rispetto al futuro che ci aspetta e che è terribilmente più vicino di ciò che pensiamo, e la memoria ci ricorda che quando un movimento di estrema destra incontra il grande capitale le accelerazioni storiche sono dietro l’angolo. Per questo ricordiamo con rabbia quel giorno e onoriamo i martiri di quella strage, convinti che di fronte alla barbarie imperialista ieri come oggi non bisogna fare un passo indietro, pena l’inevitabile capitolazione ed è questo che oggi ci insegna la resistenza in Donbass.

29-30.11 // PRESENTAZIONE CAROVANA ANTIFASCISTA

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Al fianco delle forze antifasciste. Missione «nelle terre che resistono all’attacco dei nazisti».


Dal 26 al 30 settembre 2014, la Banda Bassotti ha organizzato una Carovana Antifascista in Donbass, nelle Repubbliche Indipendenti di Donetsk e Lugansk, al grido di “NO PASARAN”, contro il governo golpista e neonazista di Kiev.

Il Collettivo Scintilla vi invita a un weekend di incontri con due partecipanti alla carovana, al fine d’ascoltare la loro esperienza e lanciare la campagna fondi per un progetto di documentazione della resistenza del Donbass.

 

Il programma del weekend è quanto segue:

 


SABATO 29 NOVEMBRE (La FABBRICA, LOSONE):

13.00: Pranzo Popolare (Benefit progetto di documentazione della resistenza del Donbass)
15.00: Presentazione Carovana
Dalle 16.00: Musica e convivialità

DOMENICA 30 NOVEMBRE (BAR DAL GIOVAN, OSOGNA):

17.00: Presentazione Carovana
19.30: Cena popolare (Benefit progetto di documentazione della resistenza del Donbass)
( Tutta la serata: Rude Zurito Dj Set Ska, Reggae & Militant)

Vi aspettiamo numeros*!

NO PASARAN!

Solidarietà Donbass antifascista

Il Collettivo Scintilla aderisce alla carovana antifascista nel Donbass organizzata dai compagni della Banda Bassotti.

I nostri manifesti (A3) “Solidarietà DONBASS antifascista” sono in vendita da oggi a 5 CHF/4 EUR + spese di spedizione.

I fondi raccolti verrano consegnati alla carovana internazionale che partirà a fine settembre per il
Donbass e serviranno a sostenere le vittime dell’offensiva fascista e a appoggiare chi resiste all’assalto del volto peggiore dell’estrema destra europea.

È anche possibile contribuire facendo un’offerta sul sito:
www.becrowdy.com/banda-bassotti-no-pasaran

LA SOLIDARIETÀ È LA TENEREZZA DEL POPOLO!

NO PASARAN!

 

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