6.12 // Catalunya ARA! Non un passo indietro!

Dal mese di dicembre, il Collettivo Scintilla inizierà una collaborazione con i Quaderni editi dal ForumAlternativo, nei quali avremo una pagina dove discuteremo dei temi che da sempre contraddistinguono la nostra militanza: lotte operaie e internazionalismo.

Per questo numero, ci siamo focalizzati sulla questione catalana, introducendo il contesto dell’indipendenza catalana e intervistando Marco Santopadre su prospettive e futuro della votazione catalana.

 

IL CONTESTO

Il movimento indipendentista catalano ha radici che affondano lontano nella storia. Dopo la sconfitta nella Guerra di successione (1714) la Catalogna attraversa due secoli caratterizzati da un alternarsi di momenti di repressione e di relativa autonomia.

A inizio 900 nascono vari movimenti politici nazionalisti catalani: organizzazioni operaie e sindacali che lottano strenuamente contro le imposizioni militari ed economiche spagnole, rivendicando dapprima una piena autonomia e in seguito radicalizzando la propria posizione indipendentista.

Nel 1931 Francesc Macià col partito Esquerra repubblicana de Catalunya (ERC) vince le elezioni regionali e proclama la Repubblica catalana indipendente. Durante la Guerra civile spagnola (1936-1939) la Catalogna si schiera contro il regime franchista. Una volta al potere, il dittatore Franco nega ogni forma di autonomia alla regione e vieta l’uso della lingua catalana. Al termine della dittatura (1975) il governo catalano viene ripristinato (1977). Tuttavia, lo Stato spagnolo rimane autoritario, l’imposizione di un re persiste, le idee franchiste non vengono abbandonate del tutto e la Spagna resta una nazione unica e indivisibile.
Nel 2003 una coalizione di sinistra vince le elezioni catalane e propone una modifica dello Statuto di autonomia (2006), volta al rinnovamento delle condizioni auto-governative rimaste al lontano 1979. Dopo una prima conferma generale, nel 2010 il Tribunale costituzionale spagnolo annulla lo Statuto di autonomia e il riconoscimento nazionale della Catalogna.

Ne seguono mobilitazioni e proteste che per la prima volta nel XI secolo raggiungono le masse. Il 2011 segna il ritorno al potere nazionale del Partito popolare (PP) di centro-destra, il quale – anche servendosi della crisi economica – attua un piano di ricentralizzazione del potere, stringendo sulle libertà delle comunità autonome e aumentando loro il peso fiscale. Nel 2012 l’obiettivo della Catalogna, sostenuto da un movimento di massa trasversale e intergenerazionale, è l’indipendenza vera e propria; nello stesso anno la Candidatura d’unità popolare (CUP) – partito indipendentista – ottiene un buon risultato alle elezioni parlamentari.

Nel 2014 il governo catalano indice un referendum informale consultivo: il risultato è netto, l’80% dei votanti vuole l’indipendenza. Alle elezioni regionali del 2015 il CUP raddoppia i propri seggi favorendo Carles Puigdemont. In seguito il nuovo governo indipendentista avvia il processo istituzionale che porta al referendum catalano del 1° ottobre 2017.

 

L’INTERVISTA

Marco Santopadre – giornalista freelance italiano –, assieme a una delegazione di una decina di altri compagni provenienti da realtà quali la Rete dei comunisti, Eurostop, Noi Restiamo e USB (Unione sindacale di base), è volato a Barcellona a fine settembre per seguire dal vivo la votazione al referendum relativo all’indipendenza della Catalogna dallo Stato spagnolo. Il Collettivo Scintilla l’ha intervistato per conoscere i dettagli di questa esperienza e interrogarsi sul futuro della Catalogna, le relazioni con altre realtà che anelano all’indipendenza e sull’ambiguità e i posizionamenti della sinistra spagnola – dal fronte istituzionale a quello marxista ortodosso.

 

Marco, ci puoi raccontare della situazione che hai trovato quando sei arrivato a Barcellona?

Quando siamo arrivati a Barcellona abbiamo trovato una situazione di mobilitazione permanente: già il 28 settembre si è svolta una grande manifestazione studentesca come preludio alla votazione che si sarebbe tenuta da lì a tre giorni. Inoltre, in molti quartieri si erano formati Comitati che avevano lo scopo di gestire sul territorio la partecipazione popolare al referendum e di difendere in un secondo momento le urne elettorali e i risultati: le discussioni svolte da questi Comitati vertevano su argomenti quindi anche tecnici, oltre che ideologici. Si evince dunque come vari livelli abbiano preparato, gestito e difeso il voto: dalle istituzioni catalane alle organizzazioni politiche passando per grandi associazioni di massa fino ad arrivare ai Comitati di quartiere.

Onde evitare la chiusura delle scuole alla fine delle lezioni – come ordinato ai presidi da parte dalla polizia -, il venerdì precedente al voto le associazioni delle famiglie vi hanno organizzato varie attività affinché queste non fossero deserte. Durante la notte le stesse scuole sono poi state occupate in massa dai cittadini catalani fino alla domenica sera: durante quest’occupazione abbiamo potuto assistere all’organizzazione dei seggi e alla preparazione tecnica della resistenza.

Domenica mattina sono infatti iniziati gli attacchi nelle scuole, concentrati in quelle più importanti, a Barcellona ma anche a Tarragona e a Girona: per veicolarli al meglio, in quanto sarebbe stato impossibile attaccare tutte le scuole, il governo di Madrid ha fatto una selezione dei seggi più significativi in ragione del numero di votanti e del livello d’indipendentismo dei vari quartieri. Nel pomeriggio, le cariche violente si sono esaurite in quanto la polizia si è resa conto dell’impossibilità d’opporsi alla mole di gente che si recava a votare e alla sua resistenza passiva. Mi preme rilevare che comunque alcune centinaia di migliaia di catalani non hanno potuto votare a causa dei seggi chiusi o dell’hackeraggio del sistema informatico, mentre in altri casi le schede già votate sono state sequestrate dalla polizia.

A seguito della votazione – e come risposta alla brutalità messa in atto da Madrid – il 3 ottobre è stato indetto uno sciopero generale in tutta la Catalogna, al quale hanno aderito ampie frange di lavoratori: la partecipazione dei lavoratori è stata molto importante, giacché sono entrati in campo in maniera consistente dopo un primo momento di egemonia da parte dei partiti e delle associazioni rappresentative della piccola borghesia.

 

Esistono dei legami fra le diverse realtà indipendentiste dello Stato spagnolo?

Bisogna innanzitutto sottolineare che in Catalogna fino al 2010 – a differenza di altre regioni dello Stato spagnolo – non esisteva una reale spinta indipendentista se non in alcuni settori di estrema sinistra, poiché maggioritariamente il catalanismo era orientato su una posizione autonomista/regionalista, che verteva sull’aumento dell’autogoverno all’interno dello Stato spagnolo. Poi sono avvenute diverse crisi: da una parte il rifiuto di Madrid di approvare la riforma dello statuto di autonomia catalano del 2006, la quale voleva aumentare le prerogative di autonomia della Generalitat, ha convinto molti autonomisti che l’indipendenza fosse l’unica via praticabile. Dall’altra, l’impatto e la gestione della crisi economica sia da parte di Madrid sia del governo catalano hanno spinto ampi settori popolari e della piccola borghesia – lontani sin lì dalla politica e dalle lotte – a politicizzarsi. Questo doppio fenomeno ha quindi cambiato il quadro precedente, passando da un quadro autonomista a uno indipendentista (che non sono sinonimi, anche se talvolta le due categorie vengono erroneamente equiparate). Questo cambiamento ha avuto un impatto su altri movimenti indipendentisti che sono un po’ in impasse in questo momento storico, soprattutto nei Paesi Baschi dopo la fine della lotta armata, o in Galizia. Durante il voto in Catalogna, gli indipendentisti baschi si sono uniti alla lotta: 1’500 attivisti baschi sono infatti arrivati a Barcellona all’interno di una esperienza che ha rivitalizzato indirettamente anche il movimento in Euskal Herria. Una rottura della Catalogna dallo Stato spagnolo costituirebbe un enorme precedente da seguire da altre realtà, ma mi preme sottolineare che quanto si sta muovendo ora in Catalogna è espressione unicamente del movimento catalano, non esiste una direzione condivisa con altri gruppi indipendentisti a livello statale.

 

La sinistra si è divisa di fronte a questo voto: oltre a chi difende e supporta il movimento indipendentista, troviamo Podemos che – a livello statale  – in quest’occasione difende l’unità spagnola e alcuni ortodossi marxisti che bollano come reazionaria la lotta per l’indipendenza. Cosa ne pensi?

Podemos rappresenterebbe sicuramente una novità positiva in un paese reazionario come la Spagna, in quanto teoricamente riconosce il diritto all’autodeterminazione dei popoli dello Stato. Però questa si è rivelata essere solo una dichiarazione di principio, perché poi, alla resa dei conti, Podemos si è posizionato contro il referendum in quanto “unilaterale” e chiedendo ai catalani di fermarsi per indire poi un referendum concordato con lo Stato che però non è possibile convocare. Questa dichiarazione di principio condivisibile e per certi versi ‘coraggiosa’ di Podemos non ha quindi legami con la realtà, perché non esiste una forza politica che possa obbligare Madrid a indire tale referendum e a cambiare la Costituzione. La posizione di Podemos rischia di costituire solo un alibi senza riscontri concreti: in Catalogna esistono ora le condizioni per una rottura con uno degli Stati più reazionari dell’Unione europea, ma Podemos non si confronta con questa realtà, sostenendo lo status quo senza approfittare delle possibilità concrete create ora dai catalani.  Conseguentemente, Podemos si sta spaccando su quest’ambiguità, perché difende fondamentalmente l’unità dello Stato, quando in Catalogna ormai è noto che non esiste la possibilità di un cambiamento costituzionale: il suo discorso perde dunque valore. Podem – parte della sezione catalana di Podemos – si è avvicinata al movimento indipendentista, rifiutandosi di aderire alla coalizione Catalunya en Comú di Ada Colau.

Anche alcuni marxisti ortodossi difendono teorie che come Podemos hanno un carattere libresco ma nessun aggancio con la realtà concreta. Vorrebbero infatti buttare a mare un movimento di potenziale rottura in nome di una trasformazione socialista e confederale dello Stato spagnolo che al momento non è all’ordine del giorno. Si condannano così alla mera testimonianza degli accadimenti attuali invece di farne parte, mettendosi di fatto dalla parte dello status quo. Bisogna comunque sottolineare che esistono anche movimenti marxisti ortodossi e forze di sinistra radicale a favore dell’indipendenza catalana in tutto lo Stato Spagnolo.

 

Quale scenario futuro si prospetta a seguito del referendum e della vittoria indipendentista?

È difficile prevedere cosa succederà nella realtà. Il governo catalano retto da Puigdemont non mira realmente a una rottura con lo Stato spagnolo: si trova in questa situazione perché obbligato da anni di mobilitazione popolare, ma è alla ricerca di una trattativa con Madrid, al fine di mantenere lo status quo dal punto di vista economico e sociale. Ma d’altro canto, lo Stato spagnolo non è la Gran Bretagna, e in nome dello sciovinismo sul quale si regge lo Stato, non potrebbe in alcun modo accettare una Catalogna indipendente. Madrid quindi ha agito reprimendo e sospendendo il governo catalano, che ora si trova stretto fra lo sciovinismo di Madrid e la pressione popolare che chiede al governo di Barcellona di essere conseguente e rispettare le promesse. C’è il rischio che il tutto si riduca a una schermaglia, a una trattativa al ribasso fra le élite catalane e quelle spagnole, mentre la pressione popolare potrebbe rappresentare una rottura degli equilibri in senso progressista. Le vie restano dunque aperte in questa doppia direzione.

 

 

19.09 // LOTTARE CONTRO L’IMPOSSIBILE E VINCERE

Nekane Txapartegi, l’attivista basca incarcerata a Zurigo dall’aprile del 2016, è stata scarcerata nella notte di venerdì sera – dopo più di diciotto mesi di prigione. Diciotto mesi di prigionia con una spada di Damocle pendente sulla testa, col rischio di essere estradata da un momento all’altro nello Stato spagnolo, quello stesso Stato che – per mano dei suoi cani da guardia, la Guardia Civil – l’ha torturata e stuprata nel 1999, al fine di farle confessare di essere una terrorista. E giovedì, dopo questi mesi angoscianti per Nekane, la sua famiglia e i suoi compagni, l’Audencia Nacional ha fatto cadere le accuse nei suoi confronti e la conseguente richiesta di estradizione.

Sembrava impossibile, ma l’attivismo, la determinazione e la mobilitazione dei compagni hanno sconfitto la macchina da guerra messa in moto dallo Stato spagnolo e la codardia e la connivenza dello Stato svizzero. Nekane – se non fosse fuggita nel 1999 – avrebbe dovuto scontare in carcere quasi sette anni, nelle mani dei suoi aguzzini, che nella più totale impunità le avrebbero fatto scontare ogni giorno della sua vita le denunce di tortura e stupro che Nekane fece a suo tempo. Ora è libera.

Cosa c’insegna questa importante vittoria? Sicuramente che solo la lotta paga, che ogni battaglia – anche quella che appare più improbabile, più difficile – vale la pena di essere combattuta. Come Fidel e il Che che con altri quindici compagni sulla Sierra Maestra sono riusciti a instaurare un movimento rivoluzionario, come le compagne e i compagni curdi che soli hanno liberato Kobane, bisogna lottare contro l’impossibile. E, qualche volta, vincere.

L’immobilismo, il pensare che questa lotta non valga la pena di essere combattuta o – ancora peggio – che ci saranno altri compagni capaci di portare avanti la battaglia, che il nemico da fronteggiare è troppo forte e potente per poterlo sconfiggere, rappresentano solo scuse. La verità è che solo combattendo ogni giorno – anche perdendo, subendo cocenti sconfitte, credendo che tutto sia perduto -, dedicando la propria vita alla mobilitazione, si può vincere.

La vittoria di Nekane è la vittoria di tutte le compagne e di tutti i compagni che non retrocedono di un passo, che non hanno mai smesso di crederci. Oggi si festeggia con e per Nekane, ma domani si dovrà ricominciare nuovamente a lottare, perché se Nekane è fuori dal carcere, altre centinaia di compagne e compagni languono imprigionati in ogni parte del mondo e bisogna combattere per ognuno di loro, perché nessuno va lasciato indietro. L’internazionalismo e la lotta per la giustizia sociale devono essere i pilastri su cui si deve basare il nostro sentire quotidiano.

Perché, come dice José Maria Lorenzo Espinosa: “La rivoluzione sarà possibile quando nessuno sarà indispensabile, ma tutti si comporteranno come se lo fossero”.

 

PER LA LIBERTÀ DI TUTTE LE COMPAGNE E DI TUTTI I COMPAGNI NELLE CARCERI, ORGANIZZARSI E LOTTARE.

23.3 // LO STATO SPAGNOLO TORTURA, LA SVIZZERA È COMPLICE

LO STATO SPAGNOLO TORTURA, LA SVIZZERA È COMPLICE!

NO ALL’ESTRADIZIONE DI NEKANE TXAPARTEGI!

Nekane Txapartegi è stata arrestata il 6 aprile 2016 in Svizzera, dopo essere stata identificata dai servizi segreti spagnoli, i quali hanno agito su territorio estero illegalmente in quanto neppure le autorità elvetiche ne erano a conoscenza.
Dal giorno del suo arresto è rimasta pendente – come una spada di Damocle – una richiesta di estradizione da parte dello Stato spagnolo. Richiesta che se soddisfatta avrebbe significato rimettere Nekane nelle mani di chi a suo tempo l’aveva torturata e violentata. La polizia dello Stato spagnolo, nel 1998 aveva infatti già arrestato Nekane, accusandola di aver partecipato a una riunione con attivisti baschi a Parigi e di aver fornito due passaporti a presunti membri di ETA. Come accade a tutti i prigionieri politici accusati dall’Ordinamento legislativo iberico di “terrorismo”, Nekane è stata trattenuta per giorni dai servizi paramilitari della Guardia Civil in un stato di completo isolamento, nell’impossibilità di avere qualsiasi tipo di contatto con l’esterno o con un/a avvocato. In quel buco nero dell’isolamento totale, oggi come allora, lo Stato spagnolo tortura i dissidenti politici. Come accaduto a tante compagne e tanti compagni prima e dopo di lei, Nekane in quel buco nero dove tutto può accadere è stara brutalmente seviziata e stuprata da quattro militari. La condanna che pende sulla sua testa è frutto di quanto avvenuto in quelle ore e si basa su una dichiarazione estorta con la tortura.
Dopo nove mesi di carcere, rilasciata in attesa di processo, Nekane è fuggita in Svizzera.
Oggi la Svizzera ha dato il via libera alla sua estradizione.
Quella Svizzera che si erge a culla dei diritti umani, oggi ha deciso che Nekane non è stata in grado di rendere verosimili le sue torture e le rinfaccia la “colpevolezza” di non aver impugnato le sentenze dinanzi alla Corte suprema spagnola e alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Paradossalmente, la Svizzera dei salotti democratici borghesi e dei suoi soldi sporchi, delle armi vendute ai governi corrotti impegnati in guerre imperialiste, delle violazioni contro i/le migranti che provano ad attraversare il suo territorio, accusa un’attivista incarcerata e torturata di non aver fatto appello alle sedi di quella stessa “giustizia” che è responsabile delle gravissime violazioni perpetrate contro la sua persona e la sua integrità.
La Svizzera è complice: quella Svizzera che, nonostante le centinaia di denunce – anche da parte di organismi riconosciuti internazionalmente – non ritiene lecito presumere che nello Stato spagnolo si faccia sistematico ricorso alla tortura; quella Svizzera che come da tradizione nasconde la testa sotto la sabbia per non compromettere le sue relazioni politiche e commerciali con gli altri Paesi, macchiandosi dei loro stessi crimini contro l’umanità; quella Svizzera che rispedisce così Nekane nelle mani dei suoi aguzzini, consapevole che i torturatori della Guardia Civil le faranno pagare giorno dopo giorno il prezzo per aver denunciato pubblicamente le sevizie subite.

CONTRO L’ESTRADIZIONE DI NEKANE, PER LA SUA LIBERTÀ E QUELLA DI TUTT* I/LE PRIGIONIER* POLITIC*, ORGANIZZARSI E LOTTARE!

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8.01 // ZORIONAK NEKANE

ZORIONAK NEKANE! BUON COMPLEANNO NEKANE!

Oggi 8 gennaio è il compleanno di Nekane Txapartegi, la quale festeggerà il suo compleanno in carcere. Facciamole sentire la nostra solidarietà scrivendo a:

Nekane Txapartegi
Gefängnis Zürich
Rotwandstrasse 21,
Postfach
8036 Zürich

La sua lotta è la nostra lotta!

 

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24.09 // MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI NEKANE TXAPARTEGI

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Sabato 24 SETTEMBRE a BERNA si terrà una grande manifestazione nazionale per la liberazione di Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, la quale è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l’8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.

Il Collettivo Scintilla organizzerà un trasporto collettivo dal Ticino per essere presenti in massa a questa manifestazione.
Chi volesse partecipare può scrivere un messaggio privato a questa pagina oppure a scintilla@canaglie.net.

04.06 // NEKANE LIBERA: NESSUNA ESTRADIZIONE NELLO STATO SPAGNOLO CHE TORTURA

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Serata benefit e di informazione per Nekane Txapartegi, esiliata basca incarcerata a Zurigo sotto richiesta di estradizione, già torturata e violentata dai militari spagnoli in seguito al suo arresto nel 1999.


IL PROGRAMMA DELLA SERATA:

19.00 TORTURA E REPRESSIONE CONTRO IL MOVIMENTO POPOLARE BASCO – PRESENTAZIONE E DIBATTITO CON L’AVVOCATO DI NEKANE TXAPARTEGI

20.00 CENA POPOLARE

22. CONCERTI:
– BEONES (PUNK BOLOGNA)
– DEVOURED BY VERMIN (BASTARDS GRINDCORE BOLOGNA)

A SEGUIRE TRASH PARTY!

08.05 // NO ALL’ESTRADIZIONE DI NEKANE TXPARTEGI

Rueda de prensa ofrecida en Hernani por Toturaren Aurkako Taldea (TAT) en relación a la detención por parte de la Guardia Civil de Sebas Bedouret cuando se dirigía al acto pro amnistía del velódromo del pasado 6 de enero y su denuncia de haber sido torturado. En la imagen, Nekane Txapartegi, víctima de la tortura.

Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, ex consigliera comunale della città di Asteasu, è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l’8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.

Nel 1999, Nekane è stata arrestata e incarcerata una prima volta dalla Guardia Civil, corpo paramilitare della polizia spagnola, incaricato delle “operazioni antiterroriste”. Durante i primi giorni di detenzione, lei e un altro prigioniero sono state rinchiusi in isolamento (incomunicacion), pratica nella quale le detenute e i detenuti accusati di “terrorismo” scompaiono in un buco nero per giorni, senza poter aver contatti con l’esterno, neppure un avvocato, subendo un utilizzo quasi sistematico della tortura durante gli interrogatori. In quell’occasione Nekane è stata violentemente torturata dai militari spagnoli è ha subito uno stupro da parte dei suoi torturatori. Ciò che ha dovuto patire in carcere è stato denunciato poche settimane più tardi. Dopo una rapida archiviazione della denuncia da parte delle autorità spagnole, gli avvocati di Nekane sono riusciti a fare riaprire la procedura qualche anno più tardi, prima che il caso fosse definitivamente insabbiato. Nonostante numerosi certificati medici che dimostrano che Nekane sia uscita dall’incomunicacion con numerosi ematomi su tutto il corpo e nonostante testimonianze di compagni di cella indicando che una volta giunta in carcere Nekane fosse in stato di shock e non riusciva né a camminare, né a muovere le mani, i magistrati spagnoli hanno rifiutato di identificare i suoi aguzzini. Solo uno di loro è stato finalmente sentito, per video conferenza e in forma anonima, senza però rispondere alle domande della difesa. Così come in decine di altri casi, che hanno portato alla condanna della Spagna da parte di organi internazionali, la denuncia è stata archiviata dalle autorità spagnole e i torturatori di Nekane sono rimasti impuniti.

Dopo nove mesi di detenzione preventiva, Nekane è stata rilasciata su cauzione e nel 2007 è fuggita dallo Stato spagnolo per evitare una nuova incarcerazione basata unicamente sulle testimonianze ottenuta sotto tortura. Infatti, durante il maxiprocesso contro numerose organizzazioni della sinistra indipendentista basca, denominato “Sumario 18/98”, è stata condannata a una pena di sei anni e nove mesi con l’accusa di appartenenza in prima istanza, e di collaborazione in appello, con un’ ”organizzazione terrorista” (ETA). Nel corso di questo processo Nekane ha nuovamente denunciato quanto ha dovuto subire in carcere nel 1999 (video: https://www.youtube.com/watch?v=8Y67p5TR4pM) e, come massima ignominia, ha dovuto pure confrontarsi con uno dei suoi torturatori, intervenuto in tribunale in qualità di “esperto”. Le colpe principali che le sono state imputate sono quelle di aver partecipato a una riunione con degli attivisti indipendentisti baschi a Parigi e di aver consegnato due passaporti a dei membri di ETA.

A partire dal momento della sua fuga, le autorità dello Stato spagnolo le hanno dato la caccia, affinché raggiungesse i 390 prigioniere e prigionieri politici baschi già incarcerati nelle prigioni spagnole e francesi, scomparendo in qualche carcere a centinaia di kilometri da dove risiedono la sua famiglia, i suoi amici e compagni.

Non è possibile che Nekane sia riconsegnata ai suoi torturatori. In Svizzera è già stato creato il gruppo di solidarietà “Free Nekane”, un gruppo aperto alle persone e ai collettivi che voglio dimostrare la propria solidarietà e sostenere Nekane e la sua famiglia. L’obiettivo di questo gruppo è impedire la sua estradizione in Spagna, sostenere Nekane e la famiglia durante la procedura e informare sulle violazioni dei diritti dei prigionieri e esiliati politici baschi.

Per chi volesse scrivere a Nekane può farlo a:

Nekane TXAPARTEGI NIEVE,
Gefängnis Zürich,
Rotwandstrasse 21,
8004 Zürich

Per chi volesse versare dei soldi a sostegno delle spese legali di Nekane, può farlo a:

Euskal Herriaren Lagunak Schweiz
3001 Bern
PC: 60-397452-5
IBAN: CH27 0900 0000 6039 7452 5
BIC: POFICHBEXXX

Con la nota: “Free Nekane”

http://www.noisaremotutto.org/2016/05/08/no-allestradizione-di-nekane-txapartegi/

5.03 // L’8 TUTTO L’ANNO: festa delle donne che lottano (conferenza, cena, concerto)

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Sabato 5 marzo al Bar Triangolo a Bellinzona festeggiamo la donna che lotta.

Il programma della serata sarà il seguente:

17.00 CONFERENZA: ESPERIENZA DI FEMMINISMO NEI PAESI BASCHI: LA STORIA DI OIHUK FABRIKA FEMINISTA

Presentazione della fabbrica femminista occupata OihuK a Bilbao (nella quale si discuterà sul come hanno occupato, il perché hanno deciso per uno spazio occupato e non misto, alle differenze con uno spazio misto, ai problemi che hanno riscontrato, a quello che fanno nell’occupazione, alla differenza nei momenti di sfratto e di scontro verbale con la polizia dato che sono tutte donne), passando poi alla presentazione in grandi grandi linee del femminismo a Bilbao.

19.30 CENA POPOLARE

Ricco bouffet a offerta libera.

21.30 CONCERTO DEI FRISER CIURMA ANEMICA, CANTI POPOLARI DELLA RESISTENZA

Prima e dopo il concerto DJ SET SKA ROCKSTEADY EARLY REGGAE CON RUDE ZURITO.

Durante la serata sarà possibile trovare i libri e altro materiale informativo della Scintilla e sarà organizzata una riffa dell’8 marzo con ricchi premi.

24.10 // EUSKAL HERRIA NON CAMMINA SOLA

Serata basca

Ancora nel 2015, più di 450 prigioniere e prigionieri politici baschi sono rinchiusi dal sistema repressivo dello Stato spagnolo, che non solo li incarcera ma li disperde pure al di fuori dei Paesi Baschi, in decine di prigioni spagnole e francesi a centinaia di chilometri dai loro familiari e amici, sottomessi alla perpetua violenza della repressione e alle costanti violazioni dei loro diritti più fondamentali.
Tutto questo, nonostante le massicce manifestazioni di massa, che vedono migliaia di persone scendere nelle piazze, si susseguano senza sosta per denunciare questi trattamenti inumani, contro questa dispersione e per l’amnistia per tutte le prigioniere e i prigionieri baschi.

Il Collettivo Scintilla, unendosi alle denunce contro la dispersione e l’incarcerazione delle compagne e dei compagni baschi, organizza una serata di solidarietà ai prigionieri politici e alle loro famiglie, il 24 ottobre 2015 al CSOA Il Molino.

Il programma sarà dunque il seguente:

19.30 CENA POPOLARE BENEFIT FAMIGLIE PRIGIONIERI POLITICI

21.00 FORMAZIONE “ATTUALITÂ DELLA REPRESSIONE POLITICA IN EUSKAL HERRIA”

22.30 CONCERTI:

NO APPARENT REASON (HC-PUNK – BELLINZONA)
INTERCEPTOR1312 (POST APOCALYPTIC PUNK-LUGANO)
FREAKMACHINE (PUNK OI!-OSOGNA)
SENZA FRONTIERE (OI! STREET PUNK-MILANO)
OLIBA GORRIAK (SKA PUNK-EUSKAL HERRIA)

23.01 // CENA SOLIDALE CON IL PAESE BASCO

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Il Collettivo Scintilla si unisce alle denunce contro le intimidazioni e le violazioni dei diritti fondamentali attuati dallo Stato spagnolo verso le compagne e i compagni baschi e solidarizza con le prigioniere e i prigionieri politici sparsi per tutto il Paese. Venerdì 23 gennaio sarà organizzata una cena in solidarietà col Paese Basco alle ore 20.00 al Bar dal Giovann a Osogna . Vi aspettiamo numeros*.

LA LOTTA È L’UNICO CAMMINO!
BORROKA DA BIDE BAKARRA!
MOLTI PAESI, UNA SOLA LOTTA!
HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA!

Più informazioni sull’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/883967191625325/?pnref=story