23.3 // LO STATO SPAGNOLO TORTURA, LA SVIZZERA È COMPLICE

LO STATO SPAGNOLO TORTURA, LA SVIZZERA È COMPLICE!

NO ALL’ESTRADIZIONE DI NEKANE TXAPARTEGI!

Nekane Txapartegi è stata arrestata il 6 aprile 2016 in Svizzera, dopo essere stata identificata dai servizi segreti spagnoli, i quali hanno agito su territorio estero illegalmente in quanto neppure le autorità elvetiche ne erano a conoscenza.
Dal giorno del suo arresto è rimasta pendente – come una spada di Damocle – una richiesta di estradizione da parte dello Stato spagnolo. Richiesta che se soddisfatta avrebbe significato rimettere Nekane nelle mani di chi a suo tempo l’aveva torturata e violentata. La polizia dello Stato spagnolo, nel 1998 aveva infatti già arrestato Nekane, accusandola di aver partecipato a una riunione con attivisti baschi a Parigi e di aver fornito due passaporti a presunti membri di ETA. Come accade a tutti i prigionieri politici accusati dall’Ordinamento legislativo iberico di “terrorismo”, Nekane è stata trattenuta per giorni dai servizi paramilitari della Guardia Civil in un stato di completo isolamento, nell’impossibilità di avere qualsiasi tipo di contatto con l’esterno o con un/a avvocato. In quel buco nero dell’isolamento totale, oggi come allora, lo Stato spagnolo tortura i dissidenti politici. Come accaduto a tante compagne e tanti compagni prima e dopo di lei, Nekane in quel buco nero dove tutto può accadere è stara brutalmente seviziata e stuprata da quattro militari. La condanna che pende sulla sua testa è frutto di quanto avvenuto in quelle ore e si basa su una dichiarazione estorta con la tortura.
Dopo nove mesi di carcere, rilasciata in attesa di processo, Nekane è fuggita in Svizzera.
Oggi la Svizzera ha dato il via libera alla sua estradizione.
Quella Svizzera che si erge a culla dei diritti umani, oggi ha deciso che Nekane non è stata in grado di rendere verosimili le sue torture e le rinfaccia la “colpevolezza” di non aver impugnato le sentenze dinanzi alla Corte suprema spagnola e alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Paradossalmente, la Svizzera dei salotti democratici borghesi e dei suoi soldi sporchi, delle armi vendute ai governi corrotti impegnati in guerre imperialiste, delle violazioni contro i/le migranti che provano ad attraversare il suo territorio, accusa un’attivista incarcerata e torturata di non aver fatto appello alle sedi di quella stessa “giustizia” che è responsabile delle gravissime violazioni perpetrate contro la sua persona e la sua integrità.
La Svizzera è complice: quella Svizzera che, nonostante le centinaia di denunce – anche da parte di organismi riconosciuti internazionalmente – non ritiene lecito presumere che nello Stato spagnolo si faccia sistematico ricorso alla tortura; quella Svizzera che come da tradizione nasconde la testa sotto la sabbia per non compromettere le sue relazioni politiche e commerciali con gli altri Paesi, macchiandosi dei loro stessi crimini contro l’umanità; quella Svizzera che rispedisce così Nekane nelle mani dei suoi aguzzini, consapevole che i torturatori della Guardia Civil le faranno pagare giorno dopo giorno il prezzo per aver denunciato pubblicamente le sevizie subite.

CONTRO L’ESTRADIZIONE DI NEKANE, PER LA SUA LIBERTÀ E QUELLA DI TUTT* I/LE PRIGIONIER* POLITIC*, ORGANIZZARSI E LOTTARE!

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11.03 // L’8 TUTTO L’ANNO 2017 – FESTA DELLE DONNE CHE LOTTANO

Per il quinto anno di fila, il Collettivo Scintilla festeggia le donne che lottano.

Quest’anno l’evento sarà organizzato al Biblio-café Tra l’altro a Lugano (Via Castausio 3) sabato 11 marzo 2017.

Il programma della serata sarà il seguente:

18.00 CONFERENZA-DIBATTITO “Oltre la parità. Femminismo e sovversione sociale” con Alessia Di Dio, femminista e redattrice di Moins! Journal romand d’écologie politique.

Durante questa conferenza verranno dibattute le seguenti questioni: Dove ci ha condotto il femminismo delle «pari opportunità»? Abbiamo abolito le gerarchie o le abbiamo solo modificate? Come articolare la lotta tra lavoro produttivo e riproduttivo? La liberazione di poche cela lo sfruttamento di molte? Quale è la causa delle discriminazioni verso le donne? Ci può essere una vera emancipazione all’interno del capitalismo? Come ridare al femminismo la sua anima sovversiva?

19.30 CENA POPOLARE (offerta libera)

22.00 CONCERTO con le Doxie (punk-rock Bologna), una band tutta al femminile, perché la decostruzione del genere passa anche attraverso la musica (https://doxie.bandcamp.com/music)

Drante la serata sarà proiettato un video di interviste sulle lotte che il femminismo deve ancora affrontare, sarà possibile trovare l’opuscolo “le donne nella lotta”, i libri e altro materiale informativo della Scintilla e sarà organizzata una riffa dell’8 marzo con ricchi premi.

 

Volantino 11 marzo 2017

01.09 // SU FERTILITY DAY E PATRIARCATO

“Finché la famiglia e il mito della famiglia e il mito della maternità e l’istinto materno non saranno soppressi, le donne saranno oppresse” (Simone de Beauvoir).

È di questi giorni la geniale campagna promossa del Ministero della salute italiano: ovverossia, la proposta di festeggiare il “fertility day”, il giorno della fertilità. Ci teniamo a precisare che se fosse per l’iniziativa in sé, il livello di idiozia sarebbe tale da non entrare nemmeno in argomento, il problema è il contesto in cui è stata promossa e il fatto che dia nuovamente prova di quanto un certo tipo di politica si muova su piani a dir poco surreali, dimostrando una completa ignoranza (o meglio una noncuranza) delle condizioni e le problematiche vissute soprattutto da parte delle classi popolari.

All’alba del 2017, mentre mezzo mondo occidentale si scaglia contro Islam e islamici, rei di essere “degli oppressori di donne”, in Italia, dove le critiche in questo senso sono feroci, lo Stato decide che è giunta l’ora d’istituire una giornata in cui la fertilità verrà esaltata come valore assoluto. E lo fa tramite aberranti cartelloni che veicolano un messaggio medievale che fa solo accapponare la pelle (oltre ad essere un’inutile spesa pubblica): la rappresentazione della donna unicamente come madre, una sorta di incubatrice ambulante che come unico scopo nella vita deve avere quello di sfornare quanti più figli possibili, al fine di sconfiggere la denatalità imperante che affligge il mondo occidentale. Novella Giovanna d’Arco gravida, sfiderà a colpi di parto l’annoso problema della crescita zero.

Discorsi dal sapore di Ventennio, che in un baleno svelano la triste realtà: per quanto si voglia affermare come progredito, questo mondo occidentale è ancorato alla medesima insopportabile retorica maschilista di un secolo fa. Il fertility day, con i suoi messaggi nemmeno tanto subliminali, fa intendere solo una cosa: la donna dev’essere madre, chi non lo è va contro il suo destino naturale. Poi forse potrà essere anche qualcos’altro, ma quel qualcos’altro non sarà che un comprimario nella vita della donna, poiché il ruolo di attore principale può essere attribuito solo ed esclusivamente alla maternità. E, soprattutto, meglio se la gravidanza accada quanto prima: passata la trentina, la donna sarà additata come essere socialmente inadeguato, che non si sta realizzando totalmente, o peggio ancora, come un’egoista, viziata che non è in grado, o non ha voglia, di assumersi le proprie responsabilità dettate dall’”evoluzione” biologica del proprio corpo, preferendo gli svaghi alla sana prosecuzione della specie. Un essere a metà, su cui buttare ogni genere di pressione sociale e culturale. Emblematico in tal senso è uno dei cartelloni atti a promuovere il fertility day: una clessidra, che riporta lo slogan “La bellezza non ha età. La fertilità sì”. Più chiaro di così. Quello che si aspetta dunque la società è che queste “donne a metà”, ultratrentenni e, orrore, senza figli, si giustifichino di continuo, facendo fronte a una persecuzione, nemmeno troppo metaforicamente parlando, che va dal commentino sprezzante, alla battuta salace, al disprezzo ostentato. Dimostrando di fatto che, questo mondo occidentale così evoluto, così illuminato a fronte di un mondo arabo giurassico, è attaccato allo stesso insopportabile retaggio culturale cattointegralista e maschilista di sempre che, in maniera più o meno sottile, influenza le nostre vite.

Il vero problema del fertility day, oltre alla retorica intollerabile, è il non tenere conto di alcuni fattori essenziali. Pur ribadendo il concetto che si può essere madre o non esserlo attraverso una scelta consapevole, ci sono donne che madri lo diventerebbe pure volentieri, ma che non lo possono fare in quanto il contesto in cui vivono non si presta a questo tipo di scelta. Erosione dei diritti, disoccupazione, lavori sottopagati, sfruttamento,… sono all’ordine del giorno nella società odierna, capitalista e fiera d’esserlo. Ma sono anche fattori che impediscono a donne e uomini di costruirsi un futuro secondo i propri ideali e le proprie aspirazioni di vita. Donne che vivono una doppia discriminazione: il confronto con il giudizio di valore rispetto alla loro condizione personale e la mancanza di mezzi per poter prendere serenamente una decisione di questo tipo. Ma questo la campagna promossa dal Ministero della salute del governo Renzi, noto gioppino che dello smantellamento dei diritti dei lavoratori e della prosecuzione della politica dei tagli alla spesa pubblica, in particolare al welfare, ha fatto il suo punto di forza, si guarda ben dal dirlo. È molto più facile biasimare una donna che non vuole o non può essere madre, piuttosto che rimettere in questione tutto un sistema che pur facendo acqua da tutte le parti, per molti appare come “il migliore dei mondi possibili”. Dopo un’estate passata a disquisire su come combattere l’oppressione della donna, ma solo dal giogo musulmano, bien sûr, la vera natura del capitalismo fa prepotentemente capolino, mostrandosi in tutta la sua forza arcaica e oppressiva. Una società che ormai si considera avanzata solo per i centimetri di pelle che, ci permette di mostrare, dimenticandosi gli stupri, i maltrattamenti, le disparità salariali, i licenziamenti in bianco (i quali, in un assurdo gioco all’incoerenza, avvengono in caso di gravidanza), la maternità decisamente insufficiente e tutte le amenità che noi donne siamo costrette a subire ogni giorno. Una società che tenta, ancora una volta, di entrare nella sfera più privata della donna, quella della gestione del proprio corpo.

A noi, di decostruire quest’immagine della donna, attaccando strutture più grandi, affrancandoci a delle lotte che vanno al di là della sola liberazione della donna: perché non ci sarà liberazione della donna, finché non si abbatterà il capitalismo, vero e unico cuore pulsante di tutte le inuguaglianza nel mondo.

 
CONTRO PATRIARCATO E CAPITALISMO, ORGANIZZARSI E LOTTARE

5.03 // L’8 TUTTO L’ANNO: festa delle donne che lottano (conferenza, cena, concerto)

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Sabato 5 marzo al Bar Triangolo a Bellinzona festeggiamo la donna che lotta.

Il programma della serata sarà il seguente:

17.00 CONFERENZA: ESPERIENZA DI FEMMINISMO NEI PAESI BASCHI: LA STORIA DI OIHUK FABRIKA FEMINISTA

Presentazione della fabbrica femminista occupata OihuK a Bilbao (nella quale si discuterà sul come hanno occupato, il perché hanno deciso per uno spazio occupato e non misto, alle differenze con uno spazio misto, ai problemi che hanno riscontrato, a quello che fanno nell’occupazione, alla differenza nei momenti di sfratto e di scontro verbale con la polizia dato che sono tutte donne), passando poi alla presentazione in grandi grandi linee del femminismo a Bilbao.

19.30 CENA POPOLARE

Ricco bouffet a offerta libera.

21.30 CONCERTO DEI FRISER CIURMA ANEMICA, CANTI POPOLARI DELLA RESISTENZA

Prima e dopo il concerto DJ SET SKA ROCKSTEADY EARLY REGGAE CON RUDE ZURITO.

Durante la serata sarà possibile trovare i libri e altro materiale informativo della Scintilla e sarà organizzata una riffa dell’8 marzo con ricchi premi.

16.05 // PRESENTAZIONE “SEBBEN CHE SIAMO DONNE – STORIE DI RIVOLUZIONARIE”

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Il Collettivo Scintilla vi invita alla presentazione del libro “Sebben che siamo donne – Storie di rivoluzionarie”, che sarà strutturata con interventi, video e reading da parte di Paola Staccioli e Silvia Baraldini, il 16 maggio 2015, alla Casa del Popolo a Bellinzona, alle ore 18.

Questo libro è nato per dare un volto e un perché a una congiunzione. Nel commando c’era anche una donna, titolavano spesso i giornali qualche decennio fa. Anche. Un mondo intero racchiuso in una parola. A sottolineare l’eccezionalità ed escludere la dignità di una scelta. Sia pure in negativo. Nel sentire comune una donna prende le armi per amore di un uomo, per cattive conoscenze. Mai per decisione autonoma. Al genere femminile spetta un ruolo rassicurante. In un’epoca in cui sembra difficile persino schierarsi «controcorrente», le «streghe» delle quali si racconta nel libro emergono dal recente passato con la forza delle loro scelte. Dieci militanti politiche (Elena Angeloni, Margherita Cagol, Annamaria Mantini, Barbara Azzaroni, Maria Antonietta Berna, Annamaria Ludmann, Laura Bartolini, Wilma Monaco, Maria Soledad Rosas, Diana Blefari) che dagli anni Settanta all’inizio del nuovo millennio, in Italia, hanno impugnato le armi o effettuato azioni illegali all’interno di differenti organizzazioni e aree della sinistra rivoluzionaria, sacrificando la vita per il loro impegno.

(http://www.deriveapprodi.org/2015/01/sebben-che-siamo-donne-2/)

Durante la serata potrà essere acquistato il libro e saranno venduti libri e altro materiale informativo della bancarella di Scintilla.

8.03 // L’8 TUTTO L’ANNO: 8 MARZO FESTA DELLE DONNE (ESPOSIZIONE, PROIEZIONE, CONCERTO)

 

Volantino definitivo 8 marzo 2015

 

Domenica 8 marzo, il Collettivo Scintilla invita tutt* alla Fabbrica a Losone per festeggiare le donne che lottano, al motto di “L’8 tutto l’anno”.

IL PROGRAMMA:

16.00: Apertura mostra “Affiches du Fonds Mouvement de Libération des Femmes de Genève” degli Archives Contestataires e del Espace Femmes International.

17.00: Proiezione del film- documentario “Vogliamo anche le rose” (di Alina Marazzi (2007), 84′), sulla nascita e lo sviluppo del movimento femminista in Italia.
Seguirà una discussione.

19.00: buffet offerta libera

21.00 Concerto acustico // Rancheras messicane in salsa nostrana e altre prelibatezze dell’America Latina. Con Raissa Avilés (voce) e Max Frappolli (chitarra).

Durante la serata si svolgerà la riffa dell’8 marzo e sarà possibile trovare i libri e altro materiale informativo di Scintilla.

26-28.12 // UN FIORE CHE NON MUORE PTE. 2

 

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Al CSOA il Molino, il Collettivo Scintilla organizza tre giorni di festa, lotta e controcultura, dove si toccheranno svariati temi e realtà.

Il programma sarà il seguente:


VENERDÌ 26. 12 // LOTTE OPERAIE

10.00 Pratiche di lotta operaia: sciopero, sabotaggio, occupazione, autodifesa ( G. Dunghi)
12.00 Pranzo Popolare
14.00 Presentazione del libro “Scioperi e contestazioni operaie in Svizzera tra il 1969 e il 1979” di Frédérich Deshusses
16.30 Proiezione “L’arte della guerra”, documentario sull’innse di Silvia Luzi e Luca Bellini
19.00 Cena Popolare Benefit Associazione Aiuti alle Famiglie di Vittime sul Lavoro
21.30 Trash Party: Colonna Anti Cultura & Dj Zoccolo

SABATO 27.12 // ANTIREP

14.00 Atelier di Sicurezza Informatica: portate il vostro pc!
16.00 Presentazione e dibattito sulla repressione dei movimenti sociali in Italia
18.00 Film: “Diaz- non pulite quel sangue” (2012, D. Vicari)
20.00 Cena Popolare
21.30 Concerti:

– Mannaja- Punk Rock Lecco
– La Freakmachine- Streetpunk Osogna
– Senza Frontiere- Punk Oi! Milano
A seguire Dj Set ( Ska Rocksteady Oi! Punk Reggae) con Dj Hurly Burly

DOMENICA 28.12 // LOTTE FEMMINISTE

14.00/ 17.00 Lotte di Donne- Parte e particolarità della Lotta di classe con Revolutionärer Aufbau
19.00 Cena popolare kurda
21.00 Documentario: “Primavera in Kurdistan” ( 2006, Stefano Savona)

Vi Aspettiamo Numeros*!

SA 8.03 // Festa delle donne

Sabato 8 marzo, il Collettivo Scintilla invita tutt* a festeggiare la donna che lotta.Alle ore 17.30, all’Osteria Lo Zoccolino a Bellinzona, ci sarà l’apertura delll’esposizione su “Le donne nella lotta”. Svariati cartelloni ricorderanno altrettante donne che sono state un esempio in molte lotte diverse, la lotta contro il fascismo, per la solidarietà internazionale, per la libertà d’espressione, contro la guerra e contro il capitalismo.

Alle ore 18.00, alla Biblioteca Cantonale di Bellinzona, si terrà la conferenza “Storie di Donne Internazionaliste”. Una conferenza che vuole ricordare le storie di donne rivoluzionarie e internazionaliste, da Tania la guerrillera a Rachel Corrie. Quest’incontro sarà utile per riflettere sui compiti e sulle lotte attuali. La serata sarà animata da interventi da parte delle tre oratrici, video, musica, narrazioni. Inoltre, verrano letti testi tratti dal libro “Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste” di Haidi Gaggio Giuliani e Paola Staccioli.
Interverranno le autrici e Silvia Baraldini.

Ore 20.00: cena popolare all’Osteria Lo Zoccolino.

Ore 21.30: concerto all’Osteria Lo Zoccolino. Suoneranno i Friser, ciurma di canti popolari e canzoni della resistenza, da Milano e Ispra, che partecipa al progetto “Il fiore meraviglioso”, raccogliendo canti e testimonianze della resistenza sul Lago Maggiore.

Durante la serata sarà possibile trovare i libri e altro materiale informativo della Scintilla, nonché il secondo numero della rivista “Un Fiore che non Muore”, dedicato interamente a questioni legate alle donne e alle loro lotte.

 

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L’aborto è un diritto, non un privilegio

Al grido de “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata”, la destra reazionaria si fa baluardo di una lotta, mai interrotta, contro l’importante conquista sociale che è il diritto di abortire. L’iniziativa si nasconde dietro a surreali motivazioni di carattere finanziario, vendendo l’idea che l’aborto sia un onere insostenibile per l’assicurazione malattia di base. In realtà, in Svizzera il tasso di donne che hanno abortito è tra i più bassi d’Europa (circa 7 su 1000) e i costi rappresentano solo lo 0,03% dei 26 miliardi di franchi annuali stanziati dall’assicurazione obbligatoria. La mala fede dei promotori dell’iniziativa è quindi evidente. Non si tratta di un problema economico, ma di un banco di prova per valutare la sensibilità dei e delle votanti, prima di rivendicare ancora una volta l’abolizione.

Il diritto all’aborto è il diritto della donna alla libera scelta di come gestire il proprio corpo e la propria vita. Ai reazionari che dipingono l’aborto come una scelta fatta a cuor leggero, da donne sventate che lo considererebbero un’alternativa alla contraccezione, rispondiamo che si tratta di una scelta dura, presa in seguito ad un  percorso inevitabilmente doloroso. Una scelta che lo Stato ha il dovere di garantire a tutte, assicurando la possibilità di abortire, indipendemente dai propri mezzi finanziari. Perché rendere l’aborto una questione privata e obbligare la donna a pagarlo di tasca propria trasformerebbe un diritto in un privilegio di poche: solo chi dispone di una sicurezza economica potrebbe permetterselo, lasciando alle altre l’alternativa tra una gravidanza non desiderata o ricorrere a altre tecniche pericolose per la salute.

Come per molti altri diritti femminili, in Svizzera la lotta per il diritto all’aborto è stata dura e ha avuto tempi scandalosamente lunghi giungendo alla depenalizzazione solo nel 2002. Ora che abbiamo raggiunto l’obiettivo, non siamo disposte a fare nessun passo indietro.

Il Collettivo Scintilla invita tutte e tutti a opporsi a quest’iniziativa e a contrastare qualsiasi peggioramento sul tema dell’aborto. L’aborto deve restare una questione di scelta, non diventare una questione di mezzi!

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