08.05 // NO ALL’ESTRADIZIONE DI NEKANE TXPARTEGI

Rueda de prensa ofrecida en Hernani por Toturaren Aurkako Taldea (TAT) en relación a la detención por parte de la Guardia Civil de Sebas Bedouret cuando se dirigía al acto pro amnistía del velódromo del pasado 6 de enero y su denuncia de haber sido torturado. En la imagen, Nekane Txapartegi, víctima de la tortura.

Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, ex consigliera comunale della città di Asteasu, è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l’8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.

Nel 1999, Nekane è stata arrestata e incarcerata una prima volta dalla Guardia Civil, corpo paramilitare della polizia spagnola, incaricato delle “operazioni antiterroriste”. Durante i primi giorni di detenzione, lei e un altro prigioniero sono state rinchiusi in isolamento (incomunicacion), pratica nella quale le detenute e i detenuti accusati di “terrorismo” scompaiono in un buco nero per giorni, senza poter aver contatti con l’esterno, neppure un avvocato, subendo un utilizzo quasi sistematico della tortura durante gli interrogatori. In quell’occasione Nekane è stata violentemente torturata dai militari spagnoli è ha subito uno stupro da parte dei suoi torturatori. Ciò che ha dovuto patire in carcere è stato denunciato poche settimane più tardi. Dopo una rapida archiviazione della denuncia da parte delle autorità spagnole, gli avvocati di Nekane sono riusciti a fare riaprire la procedura qualche anno più tardi, prima che il caso fosse definitivamente insabbiato. Nonostante numerosi certificati medici che dimostrano che Nekane sia uscita dall’incomunicacion con numerosi ematomi su tutto il corpo e nonostante testimonianze di compagni di cella indicando che una volta giunta in carcere Nekane fosse in stato di shock e non riusciva né a camminare, né a muovere le mani, i magistrati spagnoli hanno rifiutato di identificare i suoi aguzzini. Solo uno di loro è stato finalmente sentito, per video conferenza e in forma anonima, senza però rispondere alle domande della difesa. Così come in decine di altri casi, che hanno portato alla condanna della Spagna da parte di organi internazionali, la denuncia è stata archiviata dalle autorità spagnole e i torturatori di Nekane sono rimasti impuniti.

Dopo nove mesi di detenzione preventiva, Nekane è stata rilasciata su cauzione e nel 2007 è fuggita dallo Stato spagnolo per evitare una nuova incarcerazione basata unicamente sulle testimonianze ottenuta sotto tortura. Infatti, durante il maxiprocesso contro numerose organizzazioni della sinistra indipendentista basca, denominato “Sumario 18/98”, è stata condannata a una pena di sei anni e nove mesi con l’accusa di appartenenza in prima istanza, e di collaborazione in appello, con un’ ”organizzazione terrorista” (ETA). Nel corso di questo processo Nekane ha nuovamente denunciato quanto ha dovuto subire in carcere nel 1999 (video: https://www.youtube.com/watch?v=8Y67p5TR4pM) e, come massima ignominia, ha dovuto pure confrontarsi con uno dei suoi torturatori, intervenuto in tribunale in qualità di “esperto”. Le colpe principali che le sono state imputate sono quelle di aver partecipato a una riunione con degli attivisti indipendentisti baschi a Parigi e di aver consegnato due passaporti a dei membri di ETA.

A partire dal momento della sua fuga, le autorità dello Stato spagnolo le hanno dato la caccia, affinché raggiungesse i 390 prigioniere e prigionieri politici baschi già incarcerati nelle prigioni spagnole e francesi, scomparendo in qualche carcere a centinaia di kilometri da dove risiedono la sua famiglia, i suoi amici e compagni.

Non è possibile che Nekane sia riconsegnata ai suoi torturatori. In Svizzera è già stato creato il gruppo di solidarietà “Free Nekane”, un gruppo aperto alle persone e ai collettivi che voglio dimostrare la propria solidarietà e sostenere Nekane e la sua famiglia. L’obiettivo di questo gruppo è impedire la sua estradizione in Spagna, sostenere Nekane e la famiglia durante la procedura e informare sulle violazioni dei diritti dei prigionieri e esiliati politici baschi.

Per chi volesse scrivere a Nekane può farlo a:

Nekane TXAPARTEGI NIEVE,
Gefängnis Zürich,
Rotwandstrasse 21,
8004 Zürich

Per chi volesse versare dei soldi a sostegno delle spese legali di Nekane, può farlo a:

Euskal Herriaren Lagunak Schweiz
3001 Bern
PC: 60-397452-5
IBAN: CH27 0900 0000 6039 7452 5
BIC: POFICHBEXXX

Con la nota: “Free Nekane”

http://www.noisaremotutto.org/2016/05/08/no-allestradizione-di-nekane-txapartegi/

24.04 // NON UN PASSO INDIETRO – APERITIVO, PRESENTAZIONE, CONCERTO

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“Dopo l’aggressione alla ex-Yugoslavia la ferocia imperialista sta di nuovo insanguinando l’Europa a cent’anni esatti dallo scoppio della prima guerra mondiale.

Quello che è in atto oltre i Carpazi palesa di nuovo il volto dell’imperialismo occidentale così come avvenuto in Yugoslavia ed in Iraq, in Afghanistan come in Libia, in Kurdistan come in Palestina.

In Ucraina il golpe naziatlantista nei piani americani ed europei del febbraio scorso ha trovato sulla sua strada una coraggiosa resistenza sulla quale si sono costituite le Repubbliche popolari della Nuova Russia di Lugansk e Donetsk.

Sin dalle avvisaglie di Maidan Noi Saremo Tutto ha prestato la massima attenzione alla vicenda denunciando senza mezzi termini l’appoggio che alcuni settori della cosiddetta sinistra fraintendendone completamente il significato stavano dando al golpe di Maidan e smontando i tentativi di delegittimazione della resistenza popolare nata nel Donbass.

Abbiamo contribuito all’organizzazione e partecipato alla Carovana Antifascista della Banda Bassotti per portare la nostra solidarietà al popolo di Lugansk e Donetsk.

Nel solco tracciato dalla Carovana Antifascista che la Banda Bassotti ha avuto l’onere e l’onore di promuovere ed in continuità con il lavoro di tutti i comitati di solidarietà internazionalista con la resistenza popolare Noi Saremo Tutto lancia “Non un passo indietro”: con questo progetto intendiamo permettere ad un piccolo gruppo di compagni di tornare in Donbass quanto prima per poter raccontare direttamente quello che sta succedendo, facendo interviste, riprese video, racconti e documentando l’esperienza ed il ruolo della classe operaia nelle Repubbliche Popolari.

Crediamo che questo progetto possa non solo portare la nostra solidarietà e svolgere un lavoro di documentazione ma essere utile a considerare l’internazionalismo come una necessità, piuttosto una buona parola d’innocua liturgia.

Come avvenuto per la Carovana Antifascista utilizzeremo lo strumento della raccolta fondi digitale (fundraising) ed il progetto verrà presentato lungo lo stivale e promosso con cene, iniziative, dibattiti e qualsiasi forma di sostegno che ci verrà offerta.

Successivamente pubblicheremo i dettagli del progetto aggiornando tutti i nostri sostenitori su novità e sviluppi.

I compagni che si recheranno in Nuova Russia si occuperanno di inviare aggiornamenti sulle loro attività ed al termine dell’esperienza verranno sistematizzati i materiali raccolti in un progetto editoriale ed audiovisivo con cui fare informazione e sostenere la battaglia antifascista.

Utilizzare il nome che abbiamo scelto per questo progetto rappresenta per noi una grande responsabilità: “Non un passo indietro” fu infatti il nome dell’ordine 227 emesso il 28 Luglio 1942 ed inviato a tutti i soldati dell’Armata Rossa spinta ormai a ridosso del Caucaso dall’incalzare dell’avanzata nazista che in Ucraina trovò dei buoni alleati tra le forze nazionaliste addirittura inquadrate nelle SS. Ma arrivò la resa dei conti.

Settant’anni dopo l’Ucraina è stata trasformata in un grande laboratorio per le forze fasciste al servizio degli interessi europei e nordamericani:

è dunque necessario lottare, ed è necessario vincere.

Per questo abbiamo bisogno del contributo e del sostegno di tutti gli antifascisti e di tutti i figli della stessa rabbia.

Non un passo indietro! Ни шагу назад!”

http://www.noisaremotutto.org/2015/02/03/odessa-1941-2014-non-un-passo-indietro/#more-1400

 

PROGRAMMA DELLA SERATA;

18.30: APERICENA BUFFET, BENEFIT NON UN PASSO INDIETRO

19.30 PRESENTAZIONE OPUSCOLO “UCRAINA GOLPE GUERRA RESISTENZA”, A CURA DELLA RETE NOI SAREMO TUTTO

21.30: CONCERTI

– FLEISCHKÄSE- COMBAT PUNK LUGANO

– LA FREAK MACHINE- STREETPUNK PROLETARIO OSOGNA

Durante la serata verranno venduti libri e altro materiale informativo.

IL COLLETTIVO SCINTILLA ADERISCE ALLA RETE “NOI SAREMO TUTTO”

Noi saremo tutto

Da qualche anno come Scintilla  abbiamo avuto modo di seguire il progetto politico dei compagni della rete “Noi saremo tutto”, sia sul piano dei rapporti diretti avuti con alcuni collettivi facenti parte della rete, sia con un sostegno esterno volto alla diffusione di alcune analisi della rete, come l’adesione a determinate campagne e la condivisione di pratiche di lotta. Conseguentemente alla condivisione di più aspetti del percorso intrapreso dai compagni italiani, come Collettivo Scintilla, che svolge la sua attività militante in Svizzera, prevalentemente in Ticino ma anche fuori cantone, abbiamo aperto un periodo di riflessione sulla necessità di aderire più concretamente alla Rete Nst. Molti in questo senso i punti che ci accomunano: innanzitutto l’esperienza di quotidiana militanza sul territorio, portata avanti all’esterno (e da sinistra) rispetto alle dinamiche istituzionali.

Istituzioni che nel nostro contesto, mascherandosi dietro alle retoriche formulette partecipative della “collegialità”, della “concordanza” e della “pace del lavoro”, ci obbligano – in quanto movimento “rivoluzionario” che aspira a incidere in modo effettivo sulla realtà per trasformarla – a compiere un doppio compito. Il primo è rappresentato dalla necessità di definire la nostra linea d’azione, la nostra prassi militante effettiva; mentre il secondo è quello di analizzare la situazione oggettiva alla quale siamo confrontati, perché come ha detto qualcuno, “senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario”.

Un nodo da sciogliere, relativamente alla nostra adesione, è stato quello della realtà nazionale “differente” all’interno della quale militano i compagni della rete.

Aldilà delle ovvie peculiarità “sovrastrutturali” presenti in ogni realtà umana codificata, in Svizzera come nel resto del mondo, il referente sociale di un movimento che aspiri al cambiamento radicale della società non può che essere identificato all’interno delle classi subalterne.

Il nemico da abbattere, come logica conseguenza, non può che essere riconosciuto nella classe capitalista, egemone in Europa occidentale e architetta dell’omonimo sistema di sfruttamento; un sistema che, in ragione della sua stessa essenza, non può essere concepito, analizzato e infine combattuto unicamente all’interno del ristretto insieme dei confini nazionali.

A livello materiale, le condizioni delle classi subalterne in Svizzera sono nella maggior parte dei casi differenti da quelle delle stesse classi in Italia e altrove, soprattutto rispetto alle conseguenze della crisi economica, pagate duramente da queste ultime.

D’altra parte, i segnali che attestano l’esigenza di una pratica politica organizzata e di una strategia coordinata a differenti livelli regionali sono molti. In modo niente affatto esaustivo basta considerare ad esempio le dinamiche speculative, le condizioni oggettive che creano un enorme margine di sfruttamento, le reazioni filo padronali e populiste declinate su principi xenofobi, l’avanzata della feccia “neo”fascista, e soprattutto l’assoluta incapacità da parte della “sinistra” antagonista di tornare ad assumere un ruolo attivo, se non d’avanguardia, perlomeno combattente e propositivo. Radicale e concreto.

Occorre ripensare ai nostri propositi politici per affinità, intesa come progettualità politica, e non per nazionalità, per non cadere nel gioco che ci porta a ragionare a compartimenti stagni, mentre gli attacchi alle nostre condizioni e l’erosione dei nostri diritti non conoscono nazionalità e ci vengono sferrati da più parti, da parte delle classi dominanti: di quelle frazioni di borghesia imperialista che giocano avendo a mente un campo di gioco internazionale, mai confinato dentro il ristretto ambito di confini nazionali e regionali.

Anche nel nostro contesto nazionale è imperativo che il collettivo si soffermi sulla questione della “crisi” in Europa e sui diktat imposti dalla stessa UE, naturale conseguenza di governi di Paesi capitalisti a impronta neoliberista, di cui il governo Svizzero – Stato emblematico per ciò che concerne il capitalismo finanziario odierno – è un chiaro esponente.

Ne consegue il fatto che i “costi” di questa crisi sistemica si traducano in “sacrifici” a senso unico fatti pagare alle classi subalterne, accrescendo al contempo il livello di concorrenzialità fra salariati e più generalmente peggiorando le loro condizioni e quelle di chi necessita una qualsivoglia forma di reddito. Una manna dal cielo per padronato e neoliberisti, che dal conflitto fra poveri traggono linfa per proporre quanto più possa soddisfare i propri interessi.

L’internazionalismo è un principio su cui va sì costruita la più che legittima solidarietà con i popoli oppressi, magari lontani da noi, popoli a diretto confronto con l’imperialismo odierno, contro il quale combattono a ogni livello di scontro; ma lo stesso internazionalismo è anche una pratica politica effettiva e fondamentale su cui è possibile costruire unità di classe e organizzazione politica.

Al di là di ogni confine, i bisogni e gli interessi delle classi subalterne restano invariati e il nemico da combattere è ovunque lo stesso, anche se possiede volti e nomi differenti.

Tutto ciò deve trovare respiro in analisi condivise e in pratiche coordinate, senza aver paura di dover affrontare quelle inevitabili contraddizioni le quali, una volta sciolte, fanno da propulsione ai passi avanti necessari a perseguire il progetto rivoluzionario.

http://www.noisaremotutto.org/2014/11/13/il-collettivo-svizzero-scintilla-aderisce-alla-rete-noi-saremo-tutto/

 

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