19.09 // LOTTARE CONTRO L’IMPOSSIBILE E VINCERE

Nekane Txapartegi, l’attivista basca incarcerata a Zurigo dall’aprile del 2016, è stata scarcerata nella notte di venerdì sera – dopo più di diciotto mesi di prigione. Diciotto mesi di prigionia con una spada di Damocle pendente sulla testa, col rischio di essere estradata da un momento all’altro nello Stato spagnolo, quello stesso Stato che – per mano dei suoi cani da guardia, la Guardia Civil – l’ha torturata e stuprata nel 1999, al fine di farle confessare di essere una terrorista. E giovedì, dopo questi mesi angoscianti per Nekane, la sua famiglia e i suoi compagni, l’Audencia Nacional ha fatto cadere le accuse nei suoi confronti e la conseguente richiesta di estradizione.

Sembrava impossibile, ma l’attivismo, la determinazione e la mobilitazione dei compagni hanno sconfitto la macchina da guerra messa in moto dallo Stato spagnolo e la codardia e la connivenza dello Stato svizzero. Nekane – se non fosse fuggita nel 1999 – avrebbe dovuto scontare in carcere quasi sette anni, nelle mani dei suoi aguzzini, che nella più totale impunità le avrebbero fatto scontare ogni giorno della sua vita le denunce di tortura e stupro che Nekane fece a suo tempo. Ora è libera.

Cosa c’insegna questa importante vittoria? Sicuramente che solo la lotta paga, che ogni battaglia – anche quella che appare più improbabile, più difficile – vale la pena di essere combattuta. Come Fidel e il Che che con altri quindici compagni sulla Sierra Maestra sono riusciti a instaurare un movimento rivoluzionario, come le compagne e i compagni curdi che soli hanno liberato Kobane, bisogna lottare contro l’impossibile. E, qualche volta, vincere.

L’immobilismo, il pensare che questa lotta non valga la pena di essere combattuta o – ancora peggio – che ci saranno altri compagni capaci di portare avanti la battaglia, che il nemico da fronteggiare è troppo forte e potente per poterlo sconfiggere, rappresentano solo scuse. La verità è che solo combattendo ogni giorno – anche perdendo, subendo cocenti sconfitte, credendo che tutto sia perduto -, dedicando la propria vita alla mobilitazione, si può vincere.

La vittoria di Nekane è la vittoria di tutte le compagne e di tutti i compagni che non retrocedono di un passo, che non hanno mai smesso di crederci. Oggi si festeggia con e per Nekane, ma domani si dovrà ricominciare nuovamente a lottare, perché se Nekane è fuori dal carcere, altre centinaia di compagne e compagni languono imprigionati in ogni parte del mondo e bisogna combattere per ognuno di loro, perché nessuno va lasciato indietro. L’internazionalismo e la lotta per la giustizia sociale devono essere i pilastri su cui si deve basare il nostro sentire quotidiano.

Perché, come dice José Maria Lorenzo Espinosa: “La rivoluzione sarà possibile quando nessuno sarà indispensabile, ma tutti si comporteranno come se lo fossero”.

 

PER LA LIBERTÀ DI TUTTE LE COMPAGNE E DI TUTTI I COMPAGNI NELLE CARCERI, ORGANIZZARSI E LOTTARE.

18.04 // SU SCIOPERO DELLA FAME DEI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI E NO ISRAEL DAY 2017

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Lunedì 17 aprile 2017, oltre 1200 prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza. Altre centinaia di detenuti politici si sono aggiunti a questa iniziativa e oggi, a due giorni dall’inizio della protesta, sono già 2000 i prigionieri che aderiscono all’iniziativa.

Questo sciopero si pone diversi obiettivi: denunciare le pessime condizioni in cui sono costretti a vivere i prigionieri; protestare contro la prassi della detenzione amministrativa (secondo la quale i palestinesi possono essere arrestati indiscriminatamente dai militari israeliani e messi in prigione per anni senza un motivo e senza un processo); denunciare la cooperazione di sicurezza fra l’Autorità nazionale palestinese e Israele; rivendicare l’importanza della questione dei prigionieri politici nel processo di liberazione della Palestina.

Marwan Barghuthi, prigioniero politico e fra i promotori dello sciopero, ha motivato con queste parole la necessità impellente di uno sciopero della fame a oltranza: “Uno sciopero della fame di massa, iniziato oggi, che rivendica i bisogni fondamentali e i diritti dei detenuti, nel tentativo di porre fine alla pratica della detenzione amministrativa arbitraria, torture, maltrattamenti, processi iniqui, detenzione di bambini, negligenza medica, isolamento, trattamento degradante, la privazione dei diritti fondamentali, come le visite dei familiari, e il diritto all’istruzione “. Lo stesso Barghuthi verrà a breve processato in un “tribunale di disciplina” come punizione per il suo editoriale fatto uscire dal carcere e apparso in questi giorni sul New York Times, nel quale ha spiegato la lotta dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane e le loro richieste.

Di fronte a questo sciopero della fame, la risposta da parte di Israele non si è fatta attendere e – come al solito – non ha esitato nel manifestare una grande pochezza a livello umano e nel ribadire che l’unico linguaggio conosciuto dall’entità sionista è quello della repressione e della rappresaglia. Molti scioperanti, in particolare coloro che si sono fatti promotori dell’iniziativa, sono stati posti in isolamento e puniti con ritorsioni corporali e torture, oltre che essere privati del sale, alimento fondamentale insieme all’acqua per la protezione dello stomaco durante il digiuno. Al contempo, il ministro israeliano della Pubblica sicurezza Gilad Erdan ha ordinato la realizzazione di un ospedale militare da campo per assicurarsi che i prigionieri palestinesi in sciopero non vengano trasferiti negli ospedali civili israeliani nelle prossime settimane, quando le loro condizioni peggioreranno. Ennesima dimostrazione di come il regime di apartheid in vigore nella Palestina occupata permei ogni settore della società.

Un altro punto cruciale che si ripropone di fronte a questo nuovo caso di protesta da parte dei prigionieri politici palestinesi, è quello dell’alimentazione forzata. In passato, Israele ha già violato la volontà e il diritto dell’individuo imponendo tale pratica. In questo caso, mentre la Corte suprema israeliana ha recentemente deciso che l’alimentazione forzata dei prigionieri in sciopero della fame debba essere costituzionale, i medici israeliani si sono schierati con l’etica medica riconosciuta a livello internazionale che considera tale pratica come una forma di tortura.
Il messaggio di libertà che da lunedì si propaga dalle carceri della Palestina occupata giunge forte e chiaro in ogni angolo del mondo, dove la solidarietà con la causa del popolo palestinese si declina in molteplici forme per un unico grande scopo: la libertà dall’oppressione sionista.
Come Collettivo Scintilla siamo a fianco dei popolo che lottano con ogni mezzo necessario per la libertà e per l’autodeterminazione.
La feccia sionista, purtroppo, è attiva anche alle nostre latitudini: l’Associazione Svizzera Israele, vergognosa combriccola di sostenitori dei crimini contro l’umanità e della pulizia etnica della Palestina, ha come ogni anno previsto un incontro per celebrare (!) l’anniversario della nascita di Israele(!).

Il 28 maggio 2017, nei salotti complici del Palazzo dei Congressi a Lugano, si terrà, come ogni anno, il cosiddetto “Israel Day”. Per l’occasione l’ospite illustre sarà Tzipi Livni, ex ministra degli Esteri israeliana in carica durante l’operazione Piombo Fuso a Gaza nel 2008-09. Un personaggio triste in linea con la tradizione di questa celebrazione dello sterminio che annualmente si svolge a Lugano: dopo essersi formata come spia nei servizi segreti israeliani e aver fatto suo il credo sionista secondo cui “è giusto uccidere per il bene di Israele”, Tzipi Livni ha saputo col tempo mettere in pratica quanto appreso, tanto che la Gran Bretagna ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti in quanto ritenuta responsabile di Crimini di guerra.

Questo personaggio, su cui grava il peso delle 1400 persone uccise a Gaza nel 2008/09, sarà dunque presente a Lugano nell’anno in cui ricorre il 50esimo anniversario dell’occupazione militare della Cisgiordania a seguito della Guerra dei Sei Giorni nel 1967 .

Non accetteremo che questa passerella del terrore avvenga indisturbata e siamo pronti a fare da eco al grido che in queste ore si alza dalle carceri della Palestina occupata. Ogni manifestazione del mostro sionista e dei suoi interessi imperialisti va denunciata e combattuta!

Per la liberazione della Palestina e di tutti i prigionieri politici, ORGANIZZARSI E LOTTARE

 

 

23.3 // LO STATO SPAGNOLO TORTURA, LA SVIZZERA È COMPLICE

LO STATO SPAGNOLO TORTURA, LA SVIZZERA È COMPLICE!

NO ALL’ESTRADIZIONE DI NEKANE TXAPARTEGI!

Nekane Txapartegi è stata arrestata il 6 aprile 2016 in Svizzera, dopo essere stata identificata dai servizi segreti spagnoli, i quali hanno agito su territorio estero illegalmente in quanto neppure le autorità elvetiche ne erano a conoscenza.
Dal giorno del suo arresto è rimasta pendente – come una spada di Damocle – una richiesta di estradizione da parte dello Stato spagnolo. Richiesta che se soddisfatta avrebbe significato rimettere Nekane nelle mani di chi a suo tempo l’aveva torturata e violentata. La polizia dello Stato spagnolo, nel 1998 aveva infatti già arrestato Nekane, accusandola di aver partecipato a una riunione con attivisti baschi a Parigi e di aver fornito due passaporti a presunti membri di ETA. Come accade a tutti i prigionieri politici accusati dall’Ordinamento legislativo iberico di “terrorismo”, Nekane è stata trattenuta per giorni dai servizi paramilitari della Guardia Civil in un stato di completo isolamento, nell’impossibilità di avere qualsiasi tipo di contatto con l’esterno o con un/a avvocato. In quel buco nero dell’isolamento totale, oggi come allora, lo Stato spagnolo tortura i dissidenti politici. Come accaduto a tante compagne e tanti compagni prima e dopo di lei, Nekane in quel buco nero dove tutto può accadere è stara brutalmente seviziata e stuprata da quattro militari. La condanna che pende sulla sua testa è frutto di quanto avvenuto in quelle ore e si basa su una dichiarazione estorta con la tortura.
Dopo nove mesi di carcere, rilasciata in attesa di processo, Nekane è fuggita in Svizzera.
Oggi la Svizzera ha dato il via libera alla sua estradizione.
Quella Svizzera che si erge a culla dei diritti umani, oggi ha deciso che Nekane non è stata in grado di rendere verosimili le sue torture e le rinfaccia la “colpevolezza” di non aver impugnato le sentenze dinanzi alla Corte suprema spagnola e alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Paradossalmente, la Svizzera dei salotti democratici borghesi e dei suoi soldi sporchi, delle armi vendute ai governi corrotti impegnati in guerre imperialiste, delle violazioni contro i/le migranti che provano ad attraversare il suo territorio, accusa un’attivista incarcerata e torturata di non aver fatto appello alle sedi di quella stessa “giustizia” che è responsabile delle gravissime violazioni perpetrate contro la sua persona e la sua integrità.
La Svizzera è complice: quella Svizzera che, nonostante le centinaia di denunce – anche da parte di organismi riconosciuti internazionalmente – non ritiene lecito presumere che nello Stato spagnolo si faccia sistematico ricorso alla tortura; quella Svizzera che come da tradizione nasconde la testa sotto la sabbia per non compromettere le sue relazioni politiche e commerciali con gli altri Paesi, macchiandosi dei loro stessi crimini contro l’umanità; quella Svizzera che rispedisce così Nekane nelle mani dei suoi aguzzini, consapevole che i torturatori della Guardia Civil le faranno pagare giorno dopo giorno il prezzo per aver denunciato pubblicamente le sevizie subite.

CONTRO L’ESTRADIZIONE DI NEKANE, PER LA SUA LIBERTÀ E QUELLA DI TUTT* I/LE PRIGIONIER* POLITIC*, ORGANIZZARSI E LOTTARE!

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11.02 // PRESENTAZIONE DEL LIBRO “AMORE E LOTTA. AUTOBIOGRAFIA DI UN RIVOLUZIONARIO NEGLI STATI UNITI”

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Presentazione del libro “Amore e lotta. Autobiografia di un rivoluzionario negli Stati Uniti” di David Gilbert, con il co-curatore Giacomo Marchetti.
Sabato 11 febbraio 2017, alle ore 20 alla Casa del Popolo a Bellinzona.

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Nato nel 1944 da una famiglia di origine ebraica fuggita dalle persecuzioni anti-semite in Europa, cresciuto in un sobborgo benestante di Boston, si impegna – dopo l’attività scoutistica – dall’età di 17 anni nella lotta anti-razzista al fianco dei “Neri”.
Iscrittosi alla Columbia University nel ’62 è stato uno dei più eminenti esponenti del movimento studentesco contro la Guerra in Vietnam e contro il “suprematismo bianco”, cofondatore dell’organizzazione Students for a Democratic Society (SDS), la più importante organizzazione del movimento studentesco dell’epoca dal seno del quale nasceranno i Weather Underground di cui sarà un esponente di spicco.
Questo gruppo di anti-imperialisti bianchi cresciuto all’interno delle mobilitazioni contro la guerra in Vietnam e al fianco del movimento afro-americano, diverrà autore di numerosi “attacchi” contro edifici e strutture dell’apparato di potere statunitense, senza mai mietere alcuna vittima.
Con l’attiva complicità delle varie comunità di Freaks sparse per gli States David, si sposterà “in clandestinità” in diverse città e parteciperà a differenti azioni, contribuendo anche alla formazione teorica del gruppo e alla stesura del loro più esteso e noto documento politico “Prateria in Fiamme”.
Uscito dalla clandestinità, dopo la fine di questa esperienza nella seconda metà degli anni settanta, continuerà a dare il suo contributo alle “Nazioni Oppresse” all’interno degli States e contro la politica bellicista Nord-Americana unendo poi il suo destino, insieme ad altri antimperialisti bianchi ai militanti del Black Liberation Army, organizzazione clandestina nata da una delle scissioni delle Black Panthers Party.
Venne arrestato nel 1981, in seguito alla partecipazione ad una rapina di “autofinanziamento” ad un furgone porta-valori a New York, che costò la vita a due agenti di polizia.

Il libro ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza politica intrecciate con gli avvenimenti che hanno riguardato la storia nord-americana dalla lotta anti-segregazionista fino alla genesi delle politiche neo-conservatrici di Ronald Reagan insediatosi alla Casa Bianca proprio nel gennaio del 1981.
Con uno sguardo critico, ma non liquidatorio sulla propria esperienza, ed una attenzione costante a fornire elementi di comprensione delle vicende narrate anche a chi non le ha vissute, ci fornisce uno spaccato di una esperienza umana che riflette sugli aspetti più peculiari della storia statunitense, arricchendo il proprio bagaglio con elementi attinti dalla critica di genere e la sensibilità ecologista.
Nella sua recensione al libro il giornalista afro-americano Mumia Abu Jamal coglie la cifra del lavoro di Gilbert quando afferma che “da cuore e ossa alla Storia”.
Una storia in cui affondano le radici del presente.

8.01 // ZORIONAK NEKANE

ZORIONAK NEKANE! BUON COMPLEANNO NEKANE!

Oggi 8 gennaio è il compleanno di Nekane Txapartegi, la quale festeggerà il suo compleanno in carcere. Facciamole sentire la nostra solidarietà scrivendo a:

Nekane Txapartegi
Gefängnis Zürich
Rotwandstrasse 21,
Postfach
8036 Zürich

La sua lotta è la nostra lotta!

 

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24.09 // MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI NEKANE TXAPARTEGI

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Sabato 24 SETTEMBRE a BERNA si terrà una grande manifestazione nazionale per la liberazione di Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, la quale è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l’8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.

Il Collettivo Scintilla organizzerà un trasporto collettivo dal Ticino per essere presenti in massa a questa manifestazione.
Chi volesse partecipare può scrivere un messaggio privato a questa pagina oppure a scintilla@canaglie.net.

04.06 // NEKANE LIBERA: NESSUNA ESTRADIZIONE NELLO STATO SPAGNOLO CHE TORTURA

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Serata benefit e di informazione per Nekane Txapartegi, esiliata basca incarcerata a Zurigo sotto richiesta di estradizione, già torturata e violentata dai militari spagnoli in seguito al suo arresto nel 1999.


IL PROGRAMMA DELLA SERATA:

19.00 TORTURA E REPRESSIONE CONTRO IL MOVIMENTO POPOLARE BASCO – PRESENTAZIONE E DIBATTITO CON L’AVVOCATO DI NEKANE TXAPARTEGI

20.00 CENA POPOLARE

22. CONCERTI:
– BEONES (PUNK BOLOGNA)
– DEVOURED BY VERMIN (BASTARDS GRINDCORE BOLOGNA)

A SEGUIRE TRASH PARTY!

08.05 // NO ALL’ESTRADIZIONE DI NEKANE TXPARTEGI

Rueda de prensa ofrecida en Hernani por Toturaren Aurkako Taldea (TAT) en relación a la detención por parte de la Guardia Civil de Sebas Bedouret cuando se dirigía al acto pro amnistía del velódromo del pasado 6 de enero y su denuncia de haber sido torturado. En la imagen, Nekane Txapartegi, víctima de la tortura.

Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, ex consigliera comunale della città di Asteasu, è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l’8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.

Nel 1999, Nekane è stata arrestata e incarcerata una prima volta dalla Guardia Civil, corpo paramilitare della polizia spagnola, incaricato delle “operazioni antiterroriste”. Durante i primi giorni di detenzione, lei e un altro prigioniero sono state rinchiusi in isolamento (incomunicacion), pratica nella quale le detenute e i detenuti accusati di “terrorismo” scompaiono in un buco nero per giorni, senza poter aver contatti con l’esterno, neppure un avvocato, subendo un utilizzo quasi sistematico della tortura durante gli interrogatori. In quell’occasione Nekane è stata violentemente torturata dai militari spagnoli è ha subito uno stupro da parte dei suoi torturatori. Ciò che ha dovuto patire in carcere è stato denunciato poche settimane più tardi. Dopo una rapida archiviazione della denuncia da parte delle autorità spagnole, gli avvocati di Nekane sono riusciti a fare riaprire la procedura qualche anno più tardi, prima che il caso fosse definitivamente insabbiato. Nonostante numerosi certificati medici che dimostrano che Nekane sia uscita dall’incomunicacion con numerosi ematomi su tutto il corpo e nonostante testimonianze di compagni di cella indicando che una volta giunta in carcere Nekane fosse in stato di shock e non riusciva né a camminare, né a muovere le mani, i magistrati spagnoli hanno rifiutato di identificare i suoi aguzzini. Solo uno di loro è stato finalmente sentito, per video conferenza e in forma anonima, senza però rispondere alle domande della difesa. Così come in decine di altri casi, che hanno portato alla condanna della Spagna da parte di organi internazionali, la denuncia è stata archiviata dalle autorità spagnole e i torturatori di Nekane sono rimasti impuniti.

Dopo nove mesi di detenzione preventiva, Nekane è stata rilasciata su cauzione e nel 2007 è fuggita dallo Stato spagnolo per evitare una nuova incarcerazione basata unicamente sulle testimonianze ottenuta sotto tortura. Infatti, durante il maxiprocesso contro numerose organizzazioni della sinistra indipendentista basca, denominato “Sumario 18/98”, è stata condannata a una pena di sei anni e nove mesi con l’accusa di appartenenza in prima istanza, e di collaborazione in appello, con un’ ”organizzazione terrorista” (ETA). Nel corso di questo processo Nekane ha nuovamente denunciato quanto ha dovuto subire in carcere nel 1999 (video: https://www.youtube.com/watch?v=8Y67p5TR4pM) e, come massima ignominia, ha dovuto pure confrontarsi con uno dei suoi torturatori, intervenuto in tribunale in qualità di “esperto”. Le colpe principali che le sono state imputate sono quelle di aver partecipato a una riunione con degli attivisti indipendentisti baschi a Parigi e di aver consegnato due passaporti a dei membri di ETA.

A partire dal momento della sua fuga, le autorità dello Stato spagnolo le hanno dato la caccia, affinché raggiungesse i 390 prigioniere e prigionieri politici baschi già incarcerati nelle prigioni spagnole e francesi, scomparendo in qualche carcere a centinaia di kilometri da dove risiedono la sua famiglia, i suoi amici e compagni.

Non è possibile che Nekane sia riconsegnata ai suoi torturatori. In Svizzera è già stato creato il gruppo di solidarietà “Free Nekane”, un gruppo aperto alle persone e ai collettivi che voglio dimostrare la propria solidarietà e sostenere Nekane e la sua famiglia. L’obiettivo di questo gruppo è impedire la sua estradizione in Spagna, sostenere Nekane e la famiglia durante la procedura e informare sulle violazioni dei diritti dei prigionieri e esiliati politici baschi.

Per chi volesse scrivere a Nekane può farlo a:

Nekane TXAPARTEGI NIEVE,
Gefängnis Zürich,
Rotwandstrasse 21,
8004 Zürich

Per chi volesse versare dei soldi a sostegno delle spese legali di Nekane, può farlo a:

Euskal Herriaren Lagunak Schweiz
3001 Bern
PC: 60-397452-5
IBAN: CH27 0900 0000 6039 7452 5
BIC: POFICHBEXXX

Con la nota: “Free Nekane”

http://www.noisaremotutto.org/2016/05/08/no-allestradizione-di-nekane-txapartegi/

23.10 // SOLIDARIETÀ CON I PRIGIONIERI POLITICI

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Dopo l’iniziativa lanciata nel dicembre del 2013 a sostegno delle compagne e dei compagni rinchiuse/i nelle carceri dal sistema repressivo dello Stato in ragione della loro attività politica, il Collettivo Scintilla torna a occuparsi di quanti sono ingiustamente imprigionati, spesso sottoposti a regime di carcere duro, trasferimenti continui, allungamento delle pene, rifiuto della libertà condizionale ecc., tutte modalità atte a fiaccarne la resistenza.

Dall’Italia allo Stato spagnolo, dagli Stati Uniti alla Turchia, a Israele, alla Francia, fino alla democraticissima Svizzera, migliaia di compagni e compagne languono nelle prigioni, in attesa di una giustizia che lo Stato borghese non è e non sarà in grado di dare. Tanto si mostra debole di fronte ai padroni e ai potenti, quanto la struttura repressiva dello Stato si mostra spietata nei confronti di chi sogna e lotta per un mondo diverso, migliore, dove non esistano più sfruttatori e sfruttati. Ma le compagne e i compagni resistono nelle carceri, senza piegarsi e senza rinnegare la loro identità politica, negandosi alle sirene che vorrebbero vedere abiurati i propri principi in favore di facilitazioni carcerarie e una libertà agevolata, libertà che sarebbe vana una volta sconfessata l’integrità rivoluzionaria che dà un senso alla loro esistenza.

A fronte del rafforzamento della repressione da parte dello Stato, che vede sempre più compagni privati della propria libertà, riteniamo che ora sia necessario allargare la solidarietà a tutti coloro che restano nelle carceri: il nostro scopo è lottare finché nessuna compagna e compagno resti detenuto.

Le cartoline con le quali scrivere ai compagni e alle compagne saranno disponibili alla nostra bancarella oppure scrivendoci un messaggio.

 

CONTRO LE CARCERI E LO STATO REPRESSIVO, ORGANIZZARSI E LOTTARE!

LIBERARE TUTT* VUOL DIRE LOTTARE ANCORA!

24.10 // EUSKAL HERRIA NON CAMMINA SOLA

Serata basca

Ancora nel 2015, più di 450 prigioniere e prigionieri politici baschi sono rinchiusi dal sistema repressivo dello Stato spagnolo, che non solo li incarcera ma li disperde pure al di fuori dei Paesi Baschi, in decine di prigioni spagnole e francesi a centinaia di chilometri dai loro familiari e amici, sottomessi alla perpetua violenza della repressione e alle costanti violazioni dei loro diritti più fondamentali.
Tutto questo, nonostante le massicce manifestazioni di massa, che vedono migliaia di persone scendere nelle piazze, si susseguano senza sosta per denunciare questi trattamenti inumani, contro questa dispersione e per l’amnistia per tutte le prigioniere e i prigionieri baschi.

Il Collettivo Scintilla, unendosi alle denunce contro la dispersione e l’incarcerazione delle compagne e dei compagni baschi, organizza una serata di solidarietà ai prigionieri politici e alle loro famiglie, il 24 ottobre 2015 al CSOA Il Molino.

Il programma sarà dunque il seguente:

19.30 CENA POPOLARE BENEFIT FAMIGLIE PRIGIONIERI POLITICI

21.00 FORMAZIONE “ATTUALITÂ DELLA REPRESSIONE POLITICA IN EUSKAL HERRIA”

22.30 CONCERTI:

NO APPARENT REASON (HC-PUNK – BELLINZONA)
INTERCEPTOR1312 (POST APOCALYPTIC PUNK-LUGANO)
FREAKMACHINE (PUNK OI!-OSOGNA)
SENZA FRONTIERE (OI! STREET PUNK-MILANO)
OLIBA GORRIAK (SKA PUNK-EUSKAL HERRIA)