8.01 // ZORIONAK NEKANE

ZORIONAK NEKANE! BUON COMPLEANNO NEKANE!

Oggi 8 gennaio è il compleanno di Nekane Txapartegi, la quale festeggerà il suo compleanno in carcere. Facciamole sentire la nostra solidarietà scrivendo a:

Nekane Txapartegi
Gefängnis Zürich
Rotwandstrasse 21,
Postfach
8036 Zürich

La sua lotta è la nostra lotta!

 

15826502_1215989748456864_1816984754330886671_n

15.12 // ANTIRACUP TICINO: RACCOLTA DI SCARPE

volantino-scarpe

Raccolta di scarpe da calcio (39-44), coperte e vestiti pesanti per il Centro di Prima Accoglienza di Rebbio (Como); dove lavorano volontari sia italiani che svizzeri, nonché gli stessi migranti, per far fronte alle mancanze legali, di alloggio, di salute e di generi di prima necessità che subiscono i migranti bloccati all’esterno della frontiera elvetica.

Il Centro di Prima Accoglienza di Rebbio, già dalla scorsa estate, si trova in una situazione critica; poiché i beni di prima necessità scarseggiano, mentre la richiesta è in continuo aumento.
La struttura accoglie molti minori non accompagnati, i quali trovano sostegno e aiuto nel risolvere la propria situazione di emergenza; continuando, comunque, ad essere liberi di entrare ed uscire come preferiscono, poiché non hanno commesso nessun reato e il solo status di migrante non significa assolutamente mancanza di dignità.
Accanto al Centro di Prima Accoglienza c’è un campo di calcio a disposizione dei migranti, purtroppo per poter giocare mancano le scarpe adatte. Lo sport popolare, in questo caso il calcio, arricchisce sempre chi lo pratica e chi lo sostiene; quindi permettere a questi ragazzi e ragazze di disputare delle partite calcistiche significa poter creare dei momenti di svago, di scambio, di solidarietà e di aggregazione sia per i migranti che per il resto della popolazione.
Per questo motivo lanciamo un appello tramite l’Antiracup Ticino: raccogliamo quante più scarpe da calcio possibile!

In attesa della trasferta amichevole oltreconfine dell’Antiracup Ticino, vi segnaliamo i quattro punti di raccolta:

Locarnese: telefonare allo 076 693 28 04 (Eloa) oppure allo 079 757 47 44 (Clara)

Bellinzonese: inviare sms o messaggio Whatsapp allo 078 876 87 17 (Riky)

Mendrisiotto: telefonare allo 079 795 76 91 (Diego)

Creiamo reti solidali, modi di agire che costruiscano potere popolare e metodi capaci di far fronte al sistema capitalista e alle frontiere di questa Europa fascista e disumana. Dobbiamo pensare globalmente e agire localmente!

 


CONDIVIDETE NUMEROS*! AMA IL CALCIO, ODIA IL RAZZISMO
CONTRO I MURI E LE INGIUSTIZIE: SOLIDARIETÀ!

12.11 // PRESENTAZIONE DEL LIBRO “PROSSIMA FERMATA – UNA STORIA PER RENATO”

14563398_1142372012485305_1368069097611075502_n

Sono passati 10 anni da quando, nel 2006 a Focene, estrema periferia di Roma, Renato Biagetti viene ucciso da due giovani neofascisti. Solo perché riconosciuto come diverso: “una zecca” estranea a quel quartiere.

Per ricordare lui e tutte le compagne e tutti i compagni uccis* per mano fascista, il Collettivo Scintilla organizza la presentazione del libro a fumetti autoprodotto “Prossima fermata. Una storia per Renato” di Zerocalcare e ERRE PUSH con i familiari e gli amici di Renato.

Un viaggio a fumetti, che va a ritroso nel tempo, lungo questi dieci anni. Per parlare di Renato, di chi non ha mai smesso di raccontare la sua storia e di incrociarne tante altre, perché chi non dimentica continua a lottare.

Al Bar Sonia-da Giacinto a Roveredo (GR) a partire dalle 18. Seguirà una serata Dj Set.

Maggiori informazioni: https://ionondimentico.noblogs.org/

13.09 // PRATICHE D’ANTIFASCISMO MILITANTE: CONSIDERAZIONI SULLA MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA TENUTASI A CHIASSO L’11 SETTEMBRE

chiasso

Ora che si stanno calmando un po’le acque e dopo che la stampa locale non ha perso un minuto per aizzare la popolazione contro i cosiddetti no borders e per gridare allo scandalo per un paio di petardi, riteniamo opportuno condividere qualche considerazione sulla manifestazione di Chiasso.

Domenica 11 settembre più di 600 persone hanno manifestato contro il razzismo ed espresso la loro solidarietà con i migranti bloccati alla stazione di Como S. Giovanni. Il corteo, composto da solidali di ogni età provenienti da diverse aree politiche e geografiche, si è formato verso le 14 nei pressi dello stadio comunale ed è poi proseguito per le strade della città. Durante il percorso sono stati contestati diversi luoghi-simbolo della criminalizzazione dei migranti (la stazione FFS, la dogana, il posto di polizia, il Centro di Registrazione e di Procedura, ecc.). Soprattutto nei pressi di questi luoghi sono state effettuate delle scritte sui muri, affissi dei manifesti e lanciati dei petardi. Non si è tuttavia mai entrati in contatto diretto con le forze antisommossa. Durante tutto il percorso sono stati inoltre scanditi a gran voce slogan antifascisti e solidali, distribuiti materiali informativi, lette ad alta voce le rivendicazioni dei migranti bloccati a Como e tenuti diversi discorsi contro il regime migratorio svizzero e le frontiere.

Durante il corteo si è ribadito che le frontiere sbarrate a Chiasso sono il frutto di un’ondata di razzismo fomentato a fini politici che oggi caratterizza tanto il Ticino e la Svizzera, quanto l’Europa e l’intero mondo occidentale. Quella stessa Svizzera (e quello stesso occidente) le cui aziende esportano armi e saccheggiano risorse naturali provocando e alimentando guerre e sfruttamento in molti paesi di provenienza delle persone bloccate alla stazione di Como San Giovanni e in altri punti d’ Europa.

Si è inoltre più volte sottolineato che i container della Caritas che si stanno costruendo a Como per i migranti non fanno che peggiorare la situazione. Per i migranti  essi non significano altro che ulteriore isolamento, criminalizzazione, controllo e perpetuazione delle sofferenze. Più che carità i migranti necessitano il riconoscimento dei loro diritti e della loro libertà di movimento!

Le forze dell’ordine erano presenti in gran numero e hanno blindato la stazione e la dogana. Così facendo esse hanno dimostrato ancora una volta da che parte stanno: dalla parte di quegli apparati che ogni giorno si rendono responsabili della criminalizzazione di centinaia e centinaia di persone (colpevoli soltanto di volersi lasciare alle spalle guerra e miseria) e della violazione di plurimi diritti umani (violazioni denunciate dall’ASGI e da FIRDAUS in un rapporto pubblicato a fine agosto).

Nelle ore immediatamente successive alla manifestazione la polizia svizzera ha effettuato una quindicina di fermi e arrestato tre compagni italiani. Questi arresti sono una provocazione da parte delle forze dell’ordine per provare a dividere il movimento in “buoni” e “cattivi” e per diffondere il mito dell’intrusione di facinorosi dall’estero responsabili della rottura della pace sociale che altrimenti caratterizza la placida quotidianità elvetica. Questi arresti, inoltre, dimostrano ancora una volta come l’obiettivo sia quello di criminalizzare il sempre più grande movimento no border e distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla portata politica del corteo di domenica 11 settembre, dato dalla denuncia della chiusura delle frontiere e delle violenze poliziesche e strutturali ai danni dei migranti.

Come parte del movimento, noi ci auguriamo che la placida quotidianità elvetica venga scossa più spesso da simili mobilitazioni. In un clima dove il razzismo si diffonde a macchia d’olio è importante organizzare risposte solidali e ribadire le pratiche dell’antifascismo militante sulle strade. Ciò acquista maggiore importanza alla luce delle recenti mobilitazioni fasciste a Como.

Ai paladini della legge comparsi in questi giorni sui social vogliamo dire che finché ci saranno vite che valgono e vite che non valgono, finché ci saranno degli inclusi e degli esclusi, finché la società sarà divisa in sfruttati e sfruttatori, fino ad allora la democrazia e la legalità di cui essi si fanno portavoce resta un gioco truccato a cui è lecito non voler partecipare. Inoltre, se questi personaggi si scandalizzassero anche solo un quarto di quanto si scandalizzano per un paio di petardi di fronte alla situazione disumana in cui sono costretti a vivere i migranti o per i continui tagli al sociale, vivremmo già da un pezzo in un mondo migliore!

Solidarietà e complicità con i/le compagni/e arrestati/e! Liber* Tutt*!

CON TUTTI I MIGRANTI SOLIDARIETÀ – FUORI I RAZZISTI DALLE CITTÀ!

LE FRONTIERE DIVIDONO – LA LOTTA UNISCE!

24.09 // MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI NEKANE TXAPARTEGI

13907003_1086398211416019_178471825720604202_n

 

Sabato 24 SETTEMBRE a BERNA si terrà una grande manifestazione nazionale per la liberazione di Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, la quale è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l’8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.

Il Collettivo Scintilla organizzerà un trasporto collettivo dal Ticino per essere presenti in massa a questa manifestazione.
Chi volesse partecipare può scrivere un messaggio privato a questa pagina oppure a scintilla@canaglie.net.

15.07 // CONTRO LA VIOLENZA DELLE FRONTIERE

13718770_1060133310709176_3816431522766319826_n

Un confine non è qualcosa di naturale, immutabile ed eterno. Un confine è una costruzione sociale, uno strumento concepito dal genere umano che risponde a determinate finalità, le quali si costruiscono all’interno delle strutture di potere di una società. Analizzando il ruolo primario che hanno assunto nell’Europa di oggi, si arriva a una constatazione tanto semplice quanto spietata: attualmente i confini sono uno dei principali strumenti di esclusione sociale.
Da un lato essi servono a difendere, o meglio a costruire, delle identità nazionali o regionali che vengono sempre più percepite come qualcosa da salvaguardare di fronte all’intensificarsi dei flussi della globalizzazione, come se esse non siano – storicamente parlando – il risultato di un’ininterrotta sequenza di incontri e processi di ibridazione culturale; dall’altro essi giustificano e contribuiscono a riprodurre quell’ineguaglianza nello sviluppo su cui, da tempi immemori, si è costruito il disequilibrio globale. La loro funzione principale odierna si può riassumere così in tre semplici e allo stesso tempo brutali parole: difesa del privilegio.

È ciò che succede in Europa, dove si sono smantellati i confini interni in nome di un progetto di unione tra popoli e diritto a libertà di movimento (rivelatosi poi tutt’altra cosa, in quanto a spostarsi liberamente in realtà sono solo capitali e merci), ma al contempo si sono erette tutt’intorno cortine di muri e filo spinato, burocratiche ma anche fisiche, come deterrente per chi cerca di entrare per necessità di sopravvivenza. Evidentemente questi diritti funzionano a corrente alternata: per alcuni valgono, per altri no.
A Lampedusa, a Calais, a Ventimiglia, a Idomeni, eccetera stiamo assistendo all’espressione di queste diseguaglianze e queste contraddizioni, che si concretizzano in un conflitto tra chi vive il dramma della migrazione perché un luogo dove vivere non ce l’ha più e chi invece vuole mantenere il proprio status di privilegiato, su cui ha costruito il proprio benessere.

Questo conflitto in queste ore si sta manifestando anche in quelle poche centinaia di metri che separano Como dalla frontiera di Chiasso; stiamo parlando, è inutile dirlo, del respingimento dei migranti, che vogliono in gran parte raggiungere l’Europa del Nord ma che vengono fermati a Chiasso e rimandati in Italia a causa di una normativa assurda e disumana come quella della Convenzione di Dublino.
Il clima è quello di uno stato di polizia e di una criminalizzazione dei migranti che raramente si era respirato a queste latitudini; la situazione rasenta l’emergenzialità e scarseggiano i beni di prima necessità come le coperte, il cibo o la possibilità di provvedere alla propria igiene personale. Di fronte a questa situazione la risposta delle istituzioni cantonali ticinesi non ha tardato a farsi sentire ed è stata espressa dal consigliere di Stato Norman Gobbi attraverso un’ipotesi che non ci stupisce, ovvero quella di un dispiegamento delle forze militari sul confine con l’Italia, da aggiungere all’impressionante schieramento di forze dell’ordine che stanno già presidiando la zona e i cui effettivi sono stati moltiplicati negli ultimi tempi.

Norman Gobbi, insieme a Salvini, Le Pen e le formazioni della destra xenofoba che rappresentano, sono il ritratto perfetto di uno degli schieramenti di questo conflitto e le “soluzioni” che sono soliti proporre – prevalentemente composte da coercizione, manganelli e fogli di via – mostrano come tali forze siano disposte a tutto pur di salvaguardare lo status quo.

Dall’altra parte troviamo invece i migranti, portatori dell’esperienza dello sradicamento e dell’assenza di una prospettiva di vita accettabile e, accanto a loro, tutti coloro che con la loro complicità e la solidarietà cercano di decostruire queste dinamiche diseguali e di edificare dei percorsi di autonomia in cui costruire un approccio diverso da quello dominante, consapevoli che la lotta al razzismo e alla xenofobia non può non essere anche una lotta anticapitalista, dal momento che è dal dominio del capitale che queste dinamiche sono alimentate.
Proprio in queste ore si è attivata una rete di solidarietà sulla fascia di confine, con l’obiettivo di rispondere alle necessità primarie dei migranti e di manifestar loro la propria solidarietà. Invitiamo chiunque ne abbia la possibilità a raggiungere Como e Chiasso per fare altrettanto. Perché se i confini sono il luogo dove più di tutti si manifestano queste dinamiche, allora diventa fondamentale presidiarli: loro con guardie di confine ed elicotteri, noi con la forza della solidarietà.

La lotta dei migranti è anche la nostra lotta: è la lotta dei lavoratori che sui cantieri muoiono e che si auto-organizzano per costruire un’alternativa al sistema del lavoro salariato; è la lotta dei popoli oppressi che si battono per affrancarsi dall’imperialismo economico e culturale dei paesi occidentali; più in generale è la lotta di tutti coloro che hanno capito che al mondo esistono solo due razze, quella degli sfruttati e quella degli sfruttatori.
Continueremo ad opporci ai centri di detenzione per migranti, alle deportazioni e alle espulsioni forzate, ai controlli alle frontiere, manifestando la nostra solidarietà a chi è costretto a cercare un nuovo luogo in cui sopravvivere, perché da tempo abbiamo capito da che parte stare.
Potete rinchiudervi nelle vostre rassicuranti concezioni pasticciate e idealizzate di cultura e tradizione, potete inasprire le leggi sulla migrazione, potete pestare a sangue i migranti, potete bloccare le frontiere, ma presto vi accorgerete che i confini non possono arrestare il vento.

E il vento del cambiamento, che vi piaccia o no, si sta alzando.

Contro i controlli razziali
Contro razzismo e sfruttamento
Contro la violenza della frontiere

Organizzarsi e lottare.

30.08 // ANTIRACUP TICINO – QUINTA EDIZIONE

13422386_2098683606937586_5568379923092737359_o

 

Il 30 LUGLIO 2016 al Campo Vomero di Lumino, si terrà la quinta edizione del torneo Un Calcio al Razzismo – Ticino.

Al termine del torneo, ci sarà l’aperitivo e la cena sulle note di HAMADA (acoustic live music – Ticino), mentre dalle 21.30 apriranno i concerti gli ILLUMINATI SOUND (dj set reggae – Ticino), seguirà il rap di ACERO MORETTI (rap militante – Milano) e poi, fino alle 3, balleremo tutte e tutti nell’after trash party con la COLONNA ANTICULTURA (Trash – Bellinzona) e l’INTERNAZIONALE TRASH RIBELLE (Trash – Italia).

LE ISCRIZIONI SONO DUNQUE APERTE per la quinta edizione dell’ANTIRACUP TICINO, fino al 17 LUGLIO 2016. Iscrivi la tua squadra (5 giocatori più il portiere e le riserve) mandando una mail a ucar@autistici.org o un messaggio a questa pagina con :

– Nome squadra
– Nome responsabile
– Numero di telefono responsabile

A ogni squadra che si iscrive verrà richiesto un contributo generale di 30 CHF per aiutare a coprire le spese della giornata.

Il numero di squadre è limitato. Prima vi iscrivete, meglio è.

LOVE FOOTBALL, HATE RACISM!

04.06 // NEKANE LIBERA: NESSUNA ESTRADIZIONE NELLO STATO SPAGNOLO CHE TORTURA

13320652_1033288000060374_7159445529910713130_o

 

Serata benefit e di informazione per Nekane Txapartegi, esiliata basca incarcerata a Zurigo sotto richiesta di estradizione, già torturata e violentata dai militari spagnoli in seguito al suo arresto nel 1999.


IL PROGRAMMA DELLA SERATA:

19.00 TORTURA E REPRESSIONE CONTRO IL MOVIMENTO POPOLARE BASCO – PRESENTAZIONE E DIBATTITO CON L’AVVOCATO DI NEKANE TXAPARTEGI

20.00 CENA POPOLARE

22. CONCERTI:
– BEONES (PUNK BOLOGNA)
– DEVOURED BY VERMIN (BASTARDS GRINDCORE BOLOGNA)

A SEGUIRE TRASH PARTY!

08.05 // NO ALL’ESTRADIZIONE DI NEKANE TXPARTEGI

Rueda de prensa ofrecida en Hernani por Toturaren Aurkako Taldea (TAT) en relación a la detención por parte de la Guardia Civil de Sebas Bedouret cuando se dirigía al acto pro amnistía del velódromo del pasado 6 de enero y su denuncia de haber sido torturado. En la imagen, Nekane Txapartegi, víctima de la tortura.

Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, ex consigliera comunale della città di Asteasu, è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l’8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.

Nel 1999, Nekane è stata arrestata e incarcerata una prima volta dalla Guardia Civil, corpo paramilitare della polizia spagnola, incaricato delle “operazioni antiterroriste”. Durante i primi giorni di detenzione, lei e un altro prigioniero sono state rinchiusi in isolamento (incomunicacion), pratica nella quale le detenute e i detenuti accusati di “terrorismo” scompaiono in un buco nero per giorni, senza poter aver contatti con l’esterno, neppure un avvocato, subendo un utilizzo quasi sistematico della tortura durante gli interrogatori. In quell’occasione Nekane è stata violentemente torturata dai militari spagnoli è ha subito uno stupro da parte dei suoi torturatori. Ciò che ha dovuto patire in carcere è stato denunciato poche settimane più tardi. Dopo una rapida archiviazione della denuncia da parte delle autorità spagnole, gli avvocati di Nekane sono riusciti a fare riaprire la procedura qualche anno più tardi, prima che il caso fosse definitivamente insabbiato. Nonostante numerosi certificati medici che dimostrano che Nekane sia uscita dall’incomunicacion con numerosi ematomi su tutto il corpo e nonostante testimonianze di compagni di cella indicando che una volta giunta in carcere Nekane fosse in stato di shock e non riusciva né a camminare, né a muovere le mani, i magistrati spagnoli hanno rifiutato di identificare i suoi aguzzini. Solo uno di loro è stato finalmente sentito, per video conferenza e in forma anonima, senza però rispondere alle domande della difesa. Così come in decine di altri casi, che hanno portato alla condanna della Spagna da parte di organi internazionali, la denuncia è stata archiviata dalle autorità spagnole e i torturatori di Nekane sono rimasti impuniti.

Dopo nove mesi di detenzione preventiva, Nekane è stata rilasciata su cauzione e nel 2007 è fuggita dallo Stato spagnolo per evitare una nuova incarcerazione basata unicamente sulle testimonianze ottenuta sotto tortura. Infatti, durante il maxiprocesso contro numerose organizzazioni della sinistra indipendentista basca, denominato “Sumario 18/98”, è stata condannata a una pena di sei anni e nove mesi con l’accusa di appartenenza in prima istanza, e di collaborazione in appello, con un’ ”organizzazione terrorista” (ETA). Nel corso di questo processo Nekane ha nuovamente denunciato quanto ha dovuto subire in carcere nel 1999 (video: https://www.youtube.com/watch?v=8Y67p5TR4pM) e, come massima ignominia, ha dovuto pure confrontarsi con uno dei suoi torturatori, intervenuto in tribunale in qualità di “esperto”. Le colpe principali che le sono state imputate sono quelle di aver partecipato a una riunione con degli attivisti indipendentisti baschi a Parigi e di aver consegnato due passaporti a dei membri di ETA.

A partire dal momento della sua fuga, le autorità dello Stato spagnolo le hanno dato la caccia, affinché raggiungesse i 390 prigioniere e prigionieri politici baschi già incarcerati nelle prigioni spagnole e francesi, scomparendo in qualche carcere a centinaia di kilometri da dove risiedono la sua famiglia, i suoi amici e compagni.

Non è possibile che Nekane sia riconsegnata ai suoi torturatori. In Svizzera è già stato creato il gruppo di solidarietà “Free Nekane”, un gruppo aperto alle persone e ai collettivi che voglio dimostrare la propria solidarietà e sostenere Nekane e la sua famiglia. L’obiettivo di questo gruppo è impedire la sua estradizione in Spagna, sostenere Nekane e la famiglia durante la procedura e informare sulle violazioni dei diritti dei prigionieri e esiliati politici baschi.

Per chi volesse scrivere a Nekane può farlo a:

Nekane TXAPARTEGI NIEVE,
Gefängnis Zürich,
Rotwandstrasse 21,
8004 Zürich

Per chi volesse versare dei soldi a sostegno delle spese legali di Nekane, può farlo a:

Euskal Herriaren Lagunak Schweiz
3001 Bern
PC: 60-397452-5
IBAN: CH27 0900 0000 6039 7452 5
BIC: POFICHBEXXX

Con la nota: “Free Nekane”

http://www.noisaremotutto.org/2016/05/08/no-allestradizione-di-nekane-txapartegi/

01.05 // FOTO CORTEO PRIMO MAGGIO

13092016_1015573808498460_2644432461470890228_n 13094160_1015573788498462_5409736168796250241_n 13095787_1015573795165128_97421502729577952_n 13095888_1015573778498463_6189176896988718998_n 13118939_1015573828498458_2015355673225127845_n