Uno Stato senza umanità

Nella nottata del 12 giugno, 3 ragazzi israeliani, Eyal Yifrah di 19 anni, Gil- Ad Shayer e Naftali Yaakov Frenkel, entrambi 16enni, residenti nei territori occupati, sono scomparsi nei pressi dell’insediamento israeliano di Gush Etzion, a sud della Cisgiordania, mentre facevano autostop. Immediatamente, senza alcuna prova né rivendicazione, il premier israeliano Netanyahu ha affermato che questa scomparsa fosse addebitabile a un rapimento attuato da una non meglio definita “organizzazione terroristica”. Aggiungendo però prontamente che questo genere di azioni sono il risultato de governo d’unità fra l’Autorità Nazionale Palestine (Anp) e Hamas: a suo dire, l’Anp è colpevole dal momento in cui il rapimento è stato effettuato nel territorio sotto il suo controllo. L’obiettivo israeliano pareva già chiaro allora: sfruttando il rapimento di questi 3 ragazzi, il governo israeliano mira ad attaccare la fragile unione ritrovata fra le differenti parti palestinesi e scatenare l’inferno.

Una volta di più.

E con il passare dei giorni, quest’intenzione diviene via via più chiara: bombardamenti, assassinii, minacce, incarcerazioni e perquisizioni. Il numero delle vittime e soprattutto dei prigionieri sale di giorno in giorno senza sosta.

Senza indagini, senza prove, Hamas è colpevole, e con lei, i palestinesi tutti.

Per l’ennesima volta, nella notte del 7 luglio, il governo israeliano lancia un attacco aereo, denominato “Bordo protettivo”, contro la Striscia di Gaza. Colpendo indiscriminatamente i civili, fra cui donne e bambini, rispolverando il triste assioma che dietro ad ogni palestinese c’è un potenziale terrorista. Col passare dei giorni, le vittime crescono in maniera esponenziale, in un vero e proprio massacro di centinaia civili.

In una situazione di normalità, s’indagherebbe, si scoprirebbe e infine si punirebbero gli assassini dei tre ragazzi israeliani: si avrebbero prove, certezze. Non si agirebbe mai indiscriminatamente, puntando il dito e attaccando, senza né prove né legittimità.

Ma cosi non agisce Israele.

Israele non segue nessuna legge se non la propria, agisce liberamente e viola qualsiasi trattato e accordo che non sia in linea con il suo programma. Israele assale, distrugge, uccide. E lo fa, nella più totale impunità internazionale: Israele è speciale, Israele viene giudicato colpevole e si reprimenda solo a parole, durante le conferenze ovattate di Ginevra e New York. Quando si tratta di agire, di sanzionare duramente il comportamento d’Israele, il nulla, un silenzio assordante che tanto puzza di complicità e connivenza. E in questa impunità Israele sguazza e agisce, ben conscio d’essere l’unico bastione occidentale in un territorio potenzialmente ostile e di conseguenza, intoccabile. Senza Israele, a fare da cane da guardia degli Stati Uniti e del mondo occidentale intero, i “veri” terroristi avrebbero il sopravvento sua regione. E questo no, non si può accettare, e tanto peggio se, a farne le spese, sono i civili di Gaza.

Vittime collaterali, le chiamano.

Israele non vuole la pace, vuole attaccare fin dalle fondamenta il precario equilibrio creatosi fra Fatah e Hamas, perché questo equilibrio comporterebbe il ritorno ai tavoli di negoziazione. E tutto vuole Israele fuorché questo. Con il beneplacito di tutti i capi di Stato occidentali, tanto pronti ad accusare ed esprimere cordoglio per la triste sorte dei ragazzi israeliani uccisi, tanto chiusi in un mutismo ermetico di fronte a queste violazioni.

 

Dal Collettivo Scintilla, tutta la Solidarietà verso il popolo palestinese.

 

PALESTINIAN-ISRAELI-CONFLICT-GAZA-STADIUM

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