24.01 // Uniti contro il fascismo: Emilio resisti

GetInline
Dopo aver partecipato alla manifestazione di sabato 24 al fianco dei compagni di Cremona per la chiusura di tutti i covi fascisti, continua la solidarietà del Collettivo Scintilla!
CONTRO FASCISTI E PADRONI, ORGANIZZARSI E LOTTARE!

12. 12 // SOLIDARIETÀ CON JONE

10407812_386213634872171_1833653506109562419_n

Il Collettivo Scintilla aderisce alla mobilitazione di Solidarietà nei confronti di Jone, compagna basca, ingiustamente accusata e perseguitata politicamente, al momento ricercata e condannata a un anno e mezzo di carcere.

” Liberare tutt* vuol dire lottare ancora”.. JONE LIBRE, NO PASARAN!


Per più informazioni: http://www.naiz.eus/eu/actualidad/noticia/20141212/he-decidido-vivir-libre-y-sera-posible-gracias-al-compromiso-de-la-gente

https://www.facebook.com/jonelibre?ref=ts&fref=ts

11.10 // SOLIDARIETÀ CON ROJAVA

Solidarity-Rojava

 

In questi giorni si è spesso letto o sentito parlare degli attacchi terroristi di ISIS (Stato Islamico). Di alcune cose però – forse le più importanti – i media continuano a tacere: il ruolo imprescindibile delle organizzazioni rivoluzionarie curde (PKK – partito dei lavoratori del kurdistan, YPG – unità di difesa del popolo, Rojava) nella difesa del popolo curdo dagli attacchi dello Stato Islamico, la politica progressista ed emancipatoria della regione autonoma del Rojava, la serie di proteste contro il governo turco di Erdogan scatenata dal conflitto e l’instancabile solidarietà internazionale con la lotta del popolo curdo. Sul fatto che la stampa e i media occidentali non facciano parola delle forze in campo che lottano per un tipo di democrazia non imperialista, non capitalista e dal basso, ma preferiscano parlare dell’esercito nazionalista curdo filo-USA di Barzani e degli attacchi aerei USA, non c’è da stupirsi: essi sono egemonizzati dal grande capitale imperialista, che nel conflitto non ha occhi che per l’industria petrolifera.

La città di Kobane, nella zona autonoma del Rojava, situata nella Siria del Nord, è da qualche mese stata presa di mira dallo Stato Islamico che cerca di prenderne il controllo per eliminare il popolo curdo, per mettere mano sulle risorse della regione e per instaurare un regime patriarcale e reazionario. Strenua è stata la difesa curda della città, ma dai primi giorni di ottobre, l’attacco è stato reiterato, con più forza e determinazione. Tutta la popolazione compatta ha imbracciato le armi a difesa della città e si combatte casa per casa, in quella che sembra essere una battaglia impossibile, contro una potenza troppo dura da sconfiggere.

La zona autonoma del Rojava, di cui Kobane appunto è parte, è un primo embrione di una prospettiva rivoluzionaria portata avanti da anni da organizzazioni come il PKK. Nonostante i numerosi tormenti ai quali il popolo curdo è stato continuamente sottoposto, in questa regione si sono potute sperimentare nuove strutture politiche di stampo emancipatorio, ecologista e progressista. Alcuni esempi: tutte le decisioni vengono prese collettivamente, il lavoro è stato riorganizzato in cooperative, la quota femminile nei processi di decisione è superiore al 40%, in tutti gli ambiti si tenta di applicare strutture non gerarchiche, nelle scuole vengono tenute lezioni di ecologia, sociologia, femminismo.

E il mondo circostante? La Turchia, da anni in lotta contro il popolo curdo, ritiene le organizzazioni che lo difendono pericolose quanto lo Stato Islamico, perciò armarle e aiutarle militarmente è fuori questione. Il governo di Erdogan non ha dunque perso l’occasione, pure in questo caso, per indebolire il popolo curdo: offrendo supporto logistico a ISIS, bloccando i confini e arrestando i curdi che hanno tentato di oltrepassare le frontiere. Buona parte di queste morti vanno dunque ad aggiungersi alle migliaia di combattenti e civili curdi assassinati dallo Stato turco. E gli Stati Uniti, l’Unione Europea e tutti quegli Stati sempre pronti a riempirsi la bocca con proclami per la democrazia e i diritti umani? Qualche timido raid quando ormai i miliziani dello Stato Islamico erano già penetrati nella città.

Se fosse successo in un’altra zona, contro un altro popolo, la situazione sarebbe stata ben diversa. Ma i curdi di Rojava, esempio di emancipazione non solo per il Medio Oriente, sono ideologicamente e politicamente troppo scomodi per le potenze imperialiste per essere soccorsi. Una volta di più, i curdi sono la vittima sacrificale da immolare sull’altare degli interessi occidentali. C’è inoltre da ricordare che dal 1997 gli Stati Uniti e dal 2002 l’Unione Europea includono il PKK, l’unica forza in grado di dare un futuro a Rojava e al popolo curdo, nella lista delle formazioni terroristiche.

Se però dall’alto non arriva nessun soccorso, dal basso la solidarietà riempie le strade in tutta Europa. Ad appoggiare PKK e YPG direttamente sul campo di battaglia troviamo alcune organizzazioni comuniste come il MLKP (partito comunista marxista-leninista del Kurdistan e della Turchia). Nel Kurdistan turco e in diverse città della Turchia (tra cui anche Istanbul), la sinistra è scesa nelle strade, ha costruito barricate, ha organizzato scioperi generali e ha dovuto fare i conti non soltanto con la repressione poliziesca e i militanti dello Stato Islamico, ma anche con i cosiddetti “lupi grigi”, milizia privata del partito dell’azione nazionalista (MHP). Ben 14 sono già le vittime (tra i curdi e sinistra) nelle città, colpite a morte dalle armi da fuoco della polizia o brutalmente assassinate da fascisti e militanti dello Stato Islamico. In Germania, Svizzera, Francia, e in altri Paesi si sono inoltre organizzate centinaia di manifestazioni, presidi e azioni di solidarietà, come per esempio il blocco dei binari del treno, l’occupazione degli studi radiofonici e televisivi, la raccolta di soldi per fornire armi a PKK e YPG, ecc.

La lotta per l’emancipazione del popolo curdo e per la difesa delle strutture della zona autonoma del Rojava è la lotta per l’emancipazione di tutte le donne e di tutti i popoli oppressi dall’imperialismo e dalla tirannia, sia essa del capitale o del fondamentalismo religioso. Per questo il Collettivo Scintilla invita la classe operaia tutta, e in particolare le donne, a mobilitarsi per salvare Kobane e fermare il massacro, con ogni mezzo necessario.

Venite numerosi alla manifestazione, che partirà da Piazza Molino Nuovo a Lugano, sabato 11 ottobre dalle ore 14.

 

È inoltre possibile sostenere finanziariamente le organizzazioni in lotta facendo un versamento sul conto postale: 80-017192-8, intestatario: Heyva Sor A Kurdistane Schweiz, Zurigo. Comunicazione: ‘Stop ISIS’.

Solidarietà con YPG e PKK! Morte alla tirannia dello Stato Islamico! Viva la rivoluzione del Rojava!

 

 

20.09 // La solidarietà non conosce frontiere

Dall’Antiracup festival di Lucerna.

La nostra solidarietà non conosce frontiere: libertà per Alfon, Urtzi e Telle!

Grebalariak aske! Libertad detenidxs por luchar!

 

Foto

30.08 // PACE E LIBERTÀ PER IL KURDISTAN

10548274_334827326677469_2164731470658810009_o

 

Sabato 30 luglio, a partire dalle ore 14, dall’Ufficio Postale di Bellinzona ( Viale Stazone 18) partirà un corteo a sostegno del popolo kurdo, atto a denunciare la barbarie e i massacri ad opera dello “Stato islamico”, armato dagli Stati uniti, finanziato dalla monarchia saudita e sostenuto logisticamente dal governo turco. Atto a sostenere la resistenza delle milizie curde progressiste delle unità di protezione popolare (YPG), capaci di liberare il kurdistan siriano (Rojava), di fermare l’avanzata dello “Stato islamico” e di salvare la vita a centinaia di Yazidi offrendogli protezione e riparo. Atto a difendere il diritto alla pace e all’autodeterminazione dei popoli.

 

ORGANIZZARSI E LOTTARE!

Solidarietà Donbass antifascista

Il Collettivo Scintilla aderisce alla carovana antifascista nel Donbass organizzata dai compagni della Banda Bassotti.

I nostri manifesti (A3) “Solidarietà DONBASS antifascista” sono in vendita da oggi a 5 CHF/4 EUR + spese di spedizione.

I fondi raccolti verrano consegnati alla carovana internazionale che partirà a fine settembre per il
Donbass e serviranno a sostenere le vittime dell’offensiva fascista e a appoggiare chi resiste all’assalto del volto peggiore dell’estrema destra europea.

È anche possibile contribuire facendo un’offerta sul sito:
www.becrowdy.com/banda-bassotti-no-pasaran

LA SOLIDARIETÀ È LA TENEREZZA DEL POPOLO!

NO PASARAN!

 

10541397_331225227037679_1610001994139187892_o

Libertà per i prigionieri e le prigioniere politiche

Da dicembre 2013 è in corso una campagna di solidarietà  nei confronti delle compagne e dei compagni  rinchiusi nelle prigioni del mondo in ragione della loro attività politica. Compagn* spesso sottomess* a regime di carcere duro, trasferimenti continui, allungamento delle pene, rifiuto della libertà condizionale. Per ragioni logistiche, abbiamo scelto di iniziare con sei prigionier* che dalla Svizzera fino agli Stati Uniti sono  rinchius*, spesso da moltissimi anni, ma sempre a testa alta facendo fronte alla repressione senza rinnegare la loro identità politica.

Portiamo quindi oggi il nostro sostegno a Davide, Marco, Andi, Mumia, Georges e Gaizka sapendo che per far fronte alle angherie del potere che li tiene rinchiusi, i nostri prigionieri hanno bisogno di noi così come noi abbiamo bisogno di loro e del loro esempio.

Invitiamo quindi tutt* a sostenere la campagna informandovi sulla situazione dei e delle prigioniere politiche e scrivendo a chi è in carcere. Richiedete le cartoline dei prigionieri ai nostri eventi o scrivendoci all’indirizzo : scintilla@canaglie.net

Mostriamo ai capitalisti e ai loro sgherri che nessun@ sarà abbandonat@.

Alla repressione rispondiamo con l’organizzazione e la solidarietà.

DAVIDE ROSCI

Davide RosciDavide è un militante comunista italiano. Attivo politicamente fin da giovane a Teramo, la sua città natale, milita nelle file di Rifondazione Comunista. Nell’aprile 2012, Davide viene arrestato, assieme ad altre cinque persone, per gli scontri avvenuti alla grande manifestazione del 15 ottobre 2011 a Roma. Lo accusano di resistenza a pubblico ufficiale, devastazione e saccheggio, con l’aggravante di averlo fatto coperto da passamontagna. Al termine del processo, il tribunale condanna Rosci a 6 anni di carcere. La difesa ha sempre contestato l’accusa: nel corso della manifestazione Davide aveva attuato, infatti, come centinaia di altre persone e l’accusa si basa esclusivamente su fotografie raffiguranti Davide presente nel luogo della violenza, non mentre compie atti illegali. È in ogni caso evidente che il suo processo sia stato un  processo politico, tanto per la debolezza delle prove che hanno portato alla condanna, quanto per la severità della pena.

Subito dopo la condanna, Davide ha iniziato uno sciopero della fame per contestare l’esistenza del reato di devastazione e saccheggio, perché quello che ha subito non lo subiscano altri. Dopo l’arresto, gli atti di solidarietà nei confronti di Davide non si sono fatti attendere, perché fra compagni “si va e si torna insieme”. Nel periodo passato in carcere, Davide sta vivendo una vera e propria odissea, fatta di cambiamenti continui di prigione, sette in 11 mesi, in un chiaro tentativo di spezzare la sua determinazione. Non permettiamogli di farlo.

Sosteniamo Davide scrivendogli al al seguente indirizzo:

Davide Rosci

c\o Casa Circondariale Mammaggialla; 

via San Salvatore; 01100, Viterbo; Italia

GEORGES IBRAHIM ABDALLAH

Gerges AbdallahGeorges nasce il 2 aprile del 1951 ad Al Qoubaiyat (Libano). Nel 1971 raggiungere il FPLP, il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, con cui lotterà contro l’invasione del Libano da parte dell’esercito israeliano nel 1978. Dopo il massacro di Sabra e Chatila nel settembre del 1982, dove l’esercito israeliano lascia massacrare migliaia di civili palestinesi inermi rifugiati in Libano, si assiste alla creazione delle FAR (Frazione Armata Rivoluzionaria libanese). Questo movimento entra in azione in Europa, abbattendo il responsabile del Mossad in Francia, Yacov Barsimantov, il 3 aprile 1982.

Il 24 ottobre 1984, le autorità francesi arrestano Georges, dopo che questi è stato seguito da agenti del Mossad e da agenti libanesi fino a Lyon. L’arresto viene motivato dal possesso di un documento d’identità falso, sebbene quest’ultimo fosse stato in realtà rilasciato legalmente dallo Stato algerino. Sebbene la Francia avesse dichiarato che Georges sarebbe stato liberato a breve in ragione di mancanza di prove, le pressioni statunitensi giocarono un ruolo fondamentale nella sua permanenza in carcere. In un primo processo Georges è condannato a 4 anni per possesso d’armi e di documenti falsi. In un secondo processo del 1987 Georges è invece accusato di cospirazione al fine di promuovere degli atti terroristici (creazione delle FAR e pianificazione delle sue operazioni). Georges è condannato all’ergastolo da un tribunale speciale anti-terrorista, creato appositamente dal governo francese per l’occasione, libero di agire senza dover utilizzare prove giuridiche o testimoni (che per altro non esistevano).Georges è quindi un colpevole senza prove e continua a scontare la sua pena, sebbene, per il diritto francese, sarebbe liberabile dal 1999.

Potete scrivere a Georges al seguente indirizzo:

Georges Ibrahim Abdallah ;

n° d’écrou 2388 W

CP de Lannemezan ; 204 rue des Saligues ;

BP 70166 65307 – Lannemezan, France

 

MARCO CAMENISCH

Marco CamenishMarco nasce in Svizzera il 21 gennaio 1952. Negli anni ’70 si impegna in prima linea nella lotta anti-nucleare. Sarà questa lotta a portarlo per la prima volta di fronte a un tribunale quando, nel 1980, è accusato del sabotaggio di svariate centrali nucleari. Marco rivendica come sua l’azione, lanciando un’invettiva dal tribunale contro lo sfruttamento naturale del Grigioni. L’accusa più grave è la tentata esplosione di un traliccio dell’alta tensione: Marco, allora incensurato, è condannato a 10 anni di prigione, una pena il cui carattere sproporzionato denota la matrice politica della sentenza e la volontà di farne un monito per tutto il movimento. Nel 1981, Marco, assieme ad altri detenuti, riesce a evadere dal carcere. Durante l’evasione una guardia rimane uccisa.

Per 10 anni, Marco vive in latitanza in Italia finché, nel 1991, a seguito di una sparatoria con un carabiniere, viene arrestato. Processato in Italia, viene condannato a 12 anni per vari reati ma non per il tentato omicidio del carabiniere, giacché la sparatoria è giudicata più un gesto d’autodifesa che una volontà d’uccidere. Nel 2002, dopo un’odissea, che ha più il sapore di calvario, fra numerosissime carceri italiane, viene estradato in Svizzera, dove Marco deve rispondere dell’accusa di tentato omicidio durante l’evasione del 1981, e dell’uccisione di una guardia di confine a Brusio, nel 1989. Se, per quanto riguarda la guardia carceraria del 1981, Marco viene rapidamente assolto, la polizia e l’accusa sembrano considerare indubbia la colpevolezza di Marco rispetto all’omicidio della guardia di confine. Il processo appare fin da subito viziato da una sentenza scritta anni addietro: come se non bastasse, il giudice che presiede il processo Camenisch è figlia del presidente della società elettrica cui Marco aveva fatto saltare un traliccio negli anni ’80. In questo processo Marco reclama a gran voce la sua innocenza: le prove a suo carico sono inesistenti, basate solo su indizi lacunosi e incerti. Eppure, la giuria condanna Marco a 17 anni di carcere, ridotta in seguito a 8, poiché Marco deve ancora scontare la pena precedente all’evasione. Marco sarà libero nel 2018, imprigionato in un sistema carcerario che non gli ha mai concesso nessun tipo d’agevolazione o di premio.

Potete scrivere a Marco al seguente indirizzo:

Marco Camenisch;

Justizvollzugsanstalt Lenzburg;

Postfach 75; 5600 Lenzburg; Svizzera

ANDREA “ANDI” STAUFFACHER

AndiAndi nasce a Zurigo il 3 febbraio 1950. Andi è una militante dell’organizzazione rivoluzionaria Aufbau e segretaria del Soccorso Rosso Internazionale. Nel novembre 2012, Andi è condannata a 17 mesi di detenzione con l’accusa d’utilizzo d’esplosivi e danni alla proprietà privata, in particolare per delle azioni dirette contro il consolato spagnolo a Zurigo e una sede degli uffici di polizia a Berna. L’azione contro il consolato spagnolo è stata rivendicata dal gruppo “Perspective Révolutionnaire”, in segno di solidarietà ai prigionieri politici baschi in sciopero della fame in quel momento.

Le prove che hanno portato alla condanna di Andi sono però illegali, poiché la traccia di DNA che ha permesso d’identificate Andi è quella usata in un altro processo, archiviato senza condanne. Come previso dalla legge, questa traccia di DNA sarebbe dovuta essere distrutta, mentre invece gli zelanti tutori dell’ordine l’hanno conservata e utilizzata illegalmente nel processo successivo in cui Andi è stata condannata. Sebbene risieda tuttora in prigione, Andi non ha smesso di lottare e di dimostrare la sua solidarietà verso gli altri prigionieri politici: nel luglio 2013, assieme a Marco Camenisch, ha partecipato alla settimana internazionale di sciopero della fame per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah. Perché la solidarietà è più forte che qualsiasi cella, per quanto questa possa essere fortificata.

Potete scrivere ad Andi al seguente indirizzo:

Andrea Stauffacher;

Palmstrasse, 2;

8411 Winterthur; Svizzera

MUMIA ABU-JAMAL

Mumia Aby- JamalWesley Cock, meglio conosciuto come Mumia Abu-Jamal, nasce il 24 aprile 1954 a Filadelfia. Fin dall’adolescenza inizia a battersi contro la segregazione razziale e ad avere, dunque, problemi con la polizia e l’FBI. Nel 1969, diviene l’incaricato dell’informazione nella sezione di Filadelfia delle Pantere Nere, diventando rapidamente un noto giornalista radiofonico, soprannominato la “voce dei senza-voce”, per le sue critiche alla corruzione della polizia e dei politici. Queste critiche gli valsero il licenziamento dalla radio nel 1981 e Mumia dovrà adeguarsi al lavoro di tassista.

Il 9 dicembre di quello stesso anno, mentre trasporta un cliente, Mumia viene gravemente ferito nel corso di una sparatoria durante la quale muore un poliziotto, Daniel Faulkner. Moumia verrà quindi arrestato, accusato di aver sparato a Faulkner, in nome dell’odio provato nei confronti della polizia e della sua adesione alle Pantere Nere. Alla fine di un processo viziato da molte contraddizioni nelle prove e nella ricostruzione dei fatti e dai pregiudizi razziali della giuria, Mumia Abu-Jamal è condannato a morte. Era il 1982. Nel giugno del 1999, un sicario ha confessato agli avvocati di Mumia di essere lui il vero assassino di Faulkner, ma la sua confessione non è mai stata presa in considerazione al fine di una revisione del processo. Nel 2008, la pena di morte è stata commutata in ergastolo e Mumia continua a scontare la sua pena in carcere.

Potete scrivere a Mumia al seguente indirizzo:

Mumia Abu-Jamal;

#AM8335; SCI Mahanoy;

301 Morea Road Frackville, PA 17932

GAIZKA “FITO” ASTORKIZAGA

GGaiykaaizka è un giovane militante indipendentista basco. Nel marzo 2011  è stato condannato a 6 anni di prigione per un attacco incendiario contro una banca a Bilbao, tramite l’utilizzo di un piccolo ordigno mai esploso. L’azione voleva denunciare gli arresti e la repressione subiti dai giovani del movimento indipendentista. La pena di Gaizka è stata poi ridotta di due anni dal tribunale d’appello.

Nel luglio 2012, Gaizka è stato arrestato nel corso di una manifestazione a Bilbao contro le ultime detenzioni dei membri di ETA, convocata dal movimento Elak, nato nel 2011 a difesa dei diritti umani per tutti i Paesi Baschi. Nel corso di questa manifestazione Gaizka si è incatenato al di fuori del Palazzo di Giustizia come gesto d’opposizione alla detenzione dei suoi compagni. In quel momento, l’Ertzaintza, la polizia in forza nei Paesi Baschi, ha disperso violentemente la manifestazione e arrestato Gaizka ancora incatenato al Palazzo di Giustizia. Assieme a lui, altri due militanti sono stati detenuti con l’accusa di disturbo dell’ordine pubblico, per aver cercato di difenderlo ed evitargli l’arresto.

Dopo il suo arresto, nei Paesi Baschi si sono sommate innumerevoli azioni solidali per Gaizka come per tutti gli altri detenuti politici baschi, dispersi nelle varie carceri dello Stato Spagnolo, il più lontano possibile dai Paesi Baschi e dai propri famigliari e amici, in nome dei patti antiterroristi decisi dallo Stato al fine di minare il desiderio di indipendenza e socialismo di gran parte della società basca.

Potete scrivere a Gaizka al seguente indirizzo:

Gaizka Andoni Astrorkizaga;

Ctra N-630 km 314;

37799 Topas Salamanca; Spagna

Espellere il razzismo, non il giovane Arlind!

Volantino per arlind

Volantino distribuito nell’ambito della campagna in solidarietà con il 17enne kossovaro Arlind Lokaj, minacciato di espulsione verso il Kossovo. L’importante mobilitazione popolare ha finalmente piegare le autorità che sono ritornate sulla loro decisione e hanno sospeso l’espulsione.

Per più informazioni :

https://www.facebook.com/pages/No-allespulsione-di-un-ragazzo-innocente/370199446449253?fref=ts

La lotta paga.

 

DO 6.10 // Presidio solidale con i migranti rinchiusi al bunker sul Lucomagno

CSOA il Molino, Movimento dei Senza Voce,  Stop all’ignoranza, Gioventù Biancoblu, Collettivo Zapatista e Collettivo Scintilla hanno dato vita ad n presidio di solidarietà con i migranti che dopo aver deposto una domanda d’asilo in Svizzera vengono deportati nel centro sul passo del Lucomagno90590 90591

Da indymedia ticino

http://ch.indymedia.org/it/2013/10/90586.shtml

LA DIGNITA NON SI SOTTERRA! “Sapevano che ci aspettavano fuori col pranzo. Hanno provato a non farci uscire, obbligandoci a restare a tavola, quando normalmente se arrivi solo un po’ dopo mezzogiorno non mangi. Poi ci hanno messo dei giochi sui tavoli e ci hanno detto di giocare – a monopoli, alle carte – come si fa coi bambini per tenerli occupati. Allora abbiamo cominciato a rumoreggiare…”. Così raccontra William uscendo dal bunker sulla cima del passo del Lucomagno dove, come molti altri migranti, è stato mandato dopo aver domandato asilo alla Svizzera. Nonostante la pioggia e il grigio del basso Ticino è una domenica soleggiata sui 1.926 metri del passo del Lucomagno. Un po’ di vento, ma condizioni non troppo precarie per questo inconsueto presidio solidale in quota. A darsi appuntamento in questa domenica d’ottobre, una quarantina di attivisti di varie organizzazioni di base: CSOA il Molino, Movimento dei Senza Voce, Scintilla, Stop all’ignoranza, Gioventù Biancoblu e Collettivo Zapatista. Per portare solidarietà a chi viene nascosto, sotterrato, segregato. Continue reading DO 6.10 // Presidio solidale con i migranti rinchiusi al bunker sul Lucomagno

SA 10.08 // Antiracup Ticino – seconda edizione

Dopo il successo dell’anno scorso, anche quest’anno al Campo di Arbedo Castione si terrà il torneo di calcio antirazzista. L’evento, organizzato dall’Associazione un calcio al razzismo (UCAR) grazie anche all’impegno dei e delle militanti della Scintilla, sarà un occasione di incontro e aggregazione tra le varie persone e collettivi che lavorano sulla questione dell’antirazzismo e per difendere i diritti dei e delle migranti.

Oltre al calcio, che inizierà alle 12.30 per finire verso le 19.00, sarà possibile anche trovare numerose bancarelle, tra cui i libri della Scintilla, una buvette e del cibo vegano preparato dai compagni e le compagne di Soletta. È prevista anche una riffa per sostenere le spese legali della cassa antirerpressione (ANTIREP).

Chi volesse più informazioni o fosse disponibile a dare una mano contatti l’associazione ucar : ucar@autistici.org

CONTRO IL RAZZISMO, ORGANIZZARSI E LOTTARE!

Continue reading SA 10.08 // Antiracup Ticino – seconda edizione