24.07 // NESSUNA CARTA BIANCA A ISRAELE – PRESENTAZIONE BDS

BDS

BDS-Svizzera (http://www.bds-info.ch/index.php/fr/) è un collettivo che sostiene l’appello della società civile palestinese emanato nel luglio 2005, che mira alla fine dell’occupazione e della colonizzazione dello Stato della Palestina, e allo smantellamento del muro di Gaza, nonché al riconoscimento dei diritti dei cittadini arabi palestinesi risiedenti in Israele e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori pre1967 come stipulato nella risoluzione 194 delle Nazioni Unite.

BSD si occupa di attività e campagne in differenti campi d’azione, quali il boicotto dei consumatori, il termine degli investimenti del governo svizzero e le sanzioni nei confronti di Israele

Recentemente BDS ha lanciato un apello affinché Il Film Festival di Locarno non si renda complice dei crimini di Israele (http://www.bds-info.ch/index.php/fr/home-fr/158-bds-fr/campagnes/bds-suisse/boycott-culturel-academique/1023-l-industria-cinematografica-al-festival-del-film-locarno-non-date-carte-blanche-al-apartheid-israeliano).

No all’autocelebrazione di Israele all’interno del Festival del Film di Locarno

L’organizzazione del Festival del Film di Locarno legittima indirettamente l’oppressione di Isrele nei confronti della Palestina, dimostrando la sua complicità con le autorità israeliane: nella sessione 2015 sarà infatti proposta una retrospettiva sul cinema israeliano, nell’iniziativa “Carte Bianche”, in collaborazione con il Fondo Israeliano per il Cinema (agenzia finanziata dal governo e dal Ministero degli esteri israeliani). Nonostante il carattere “sociale” del festival, quest’ultimo non si preoccupa di collaborare con chi, negli ultimi 60 anni, ha messo in atto un vero e proprio genocidio, torturando, massacrando e devastando un popolo.

Ma c’è chi non vuole tacere di fronte a quest’autocelebrazione: c’è chi ricorda i corpi dilaniati dopo i bombardamenti su Gaza, che non può chiudere gli occhi di fronte al razzismo di uno Stato che vuole distruggere un popolo in nome di un “diritto superiore”, che non può dimenticare che un genocidio è in corso e che quindi non c’è nulla da celebrare. La politica di apartheid e il sistematico genocidio operato contro la popolazione palestinese vanno denunciati e combattuti, con ogni mezzo necessario.

Per queste ragioni, il Collettivo Scintilla ha il piacere di invitare diversi militanti del Collettivo BDS di Ginevra, che presenteranno la loro organizzazione ed esporranno le campagne in corso (fra cui quella contro l’acquisto dei droni israeliani da parte del governo svizzero) e l’appello contro la partecipazione di israele come ospite d’onore al Festival del Film di Locarno.

31.05 // CONTRO SIONISMO E RAZZISMO: NO ISRAEL DAY

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16.05 // PRESENTAZIONE “SEBBEN CHE SIAMO DONNE – STORIE DI RIVOLUZIONARIE”

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Il Collettivo Scintilla vi invita alla presentazione del libro “Sebben che siamo donne – Storie di rivoluzionarie”, che sarà strutturata con interventi, video e reading da parte di Paola Staccioli e Silvia Baraldini, il 16 maggio 2015, alla Casa del Popolo a Bellinzona, alle ore 18.

Questo libro è nato per dare un volto e un perché a una congiunzione. Nel commando c’era anche una donna, titolavano spesso i giornali qualche decennio fa. Anche. Un mondo intero racchiuso in una parola. A sottolineare l’eccezionalità ed escludere la dignità di una scelta. Sia pure in negativo. Nel sentire comune una donna prende le armi per amore di un uomo, per cattive conoscenze. Mai per decisione autonoma. Al genere femminile spetta un ruolo rassicurante. In un’epoca in cui sembra difficile persino schierarsi «controcorrente», le «streghe» delle quali si racconta nel libro emergono dal recente passato con la forza delle loro scelte. Dieci militanti politiche (Elena Angeloni, Margherita Cagol, Annamaria Mantini, Barbara Azzaroni, Maria Antonietta Berna, Annamaria Ludmann, Laura Bartolini, Wilma Monaco, Maria Soledad Rosas, Diana Blefari) che dagli anni Settanta all’inizio del nuovo millennio, in Italia, hanno impugnato le armi o effettuato azioni illegali all’interno di differenti organizzazioni e aree della sinistra rivoluzionaria, sacrificando la vita per il loro impegno.

(http://www.deriveapprodi.org/2015/01/sebben-che-siamo-donne-2/)

Durante la serata potrà essere acquistato il libro e saranno venduti libri e altro materiale informativo della bancarella di Scintilla.

1.05 // 1° MAGGIO 2015 LUGANO – SPEZZONE ANTICAPITALISTA

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“Eppure, tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a questo livello della più profonda degradazione”. Questo scriveva Karl Marx nel 1865 e quanto sta succedendo ora in Ticino, come nel resto del mondo, ne è solamente la riprova. Attraverso l’ultima, strumentale, scusante, il franco forte, la classe dirigente continua a fare quello che le riesce meglio: sfruttare gli operai al fine di ricavarne il maggior profitto possibile. Accompagnata dal pietismo insopportabile del “tutti sono chiamati a fare dei sacrifici”, come se, specularmente, quando gli introiti sono copiosi, tutti i benefici fossero ridistribuiti. Ridistribuiti sì, ma nelle tasche del padronato, con bonus e salari da capogiro, mentre alla classe lavoratrice spettano, donate con magnanimità, solo le briciole.

Gli esponenti della classe politica, invece di chinarsi sulla problematica e cercare di risolverla, rimettendo in discussione il capitalismo esasperante, lo esaltano come unico sistema economico fattibile che promuove, a loro dire, la ricchezza per tutti. Starnazzando nel frattempo come oche impazzite contro migranti e frontalieri, capro espiatorio di tutti i mali del Ticino. Attacchi funzionali a mettere i lavoratori gli uni contro gli altri in una guerra fratricida senza quartiere: noi contro loro, due facce della stessa medaglia a darsi battaglia, mentre chi s’ingrassa e gode di questa situazione è sempre e solo il padronato. Dinamica questa, quella di cercare di gerarchizzare la classe operaia fra lavoratori di serie a e di serie b, che appare evidente anche nella vicina Penisola, e che certo trarrà nuovo respiro dalle conseguenze dello smantellamento dei diritti dei lavoratori in atto in Italia, sia con il Jobs Act, sia con la legittimazione del lavoro gratuito inaugurata dall’Expo di Milano, con la complicità dei sindacati concertativi in Italia.

Gli scioperi di questi mesi in Ticino hanno dimostrato che il sistema scricchiola, che i lavoratori non sono disposti a essere strumentalizzati per questi fini politici. Dalla Exten alla Smb Sa, e da tutte le fabbriche in cui i lavoratori hanno incrociato le braccia, il messaggio che ne esce è chiaro: i diritti devono esserci e per tutti, non esiste differenza fra noi e loro, tutti uniti contro il vero nemico, il capitale.

Il 1° maggio dev’essere questo, l’unione dei lavoratori contro capitale e padronato, non la triste passeggiata sindacale con cui si è trasformata negli anni la ricorrenza a Lugano. Per queste ragioni, il Collettivo Scintilla invita tutte e tutti a partecipare allo spezzone anticapitalista, che partirà dal padiglione Conza fino in centro, per ribadire che la conflittualità sui posti di lavoro è la via da percorrere e ricordare nel contempo la determinazione di chi ha deciso di non abbassare la testa di fronte alle scuse di un padronato troppo sicuro di sé.

Chi vede nella normalizzazione, nella concertazione o nel riformismo, una soluzione allo sfruttamento del capitale, non è nient’altro che complice di questo sistema.

CONTRO SFRUTTAMENTO E PADRONATO, ORGANIZZARSI E LOTTARE.

24.04 // NON UN PASSO INDIETRO – APERITIVO, PRESENTAZIONE, CONCERTO

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“Dopo l’aggressione alla ex-Yugoslavia la ferocia imperialista sta di nuovo insanguinando l’Europa a cent’anni esatti dallo scoppio della prima guerra mondiale.

Quello che è in atto oltre i Carpazi palesa di nuovo il volto dell’imperialismo occidentale così come avvenuto in Yugoslavia ed in Iraq, in Afghanistan come in Libia, in Kurdistan come in Palestina.

In Ucraina il golpe naziatlantista nei piani americani ed europei del febbraio scorso ha trovato sulla sua strada una coraggiosa resistenza sulla quale si sono costituite le Repubbliche popolari della Nuova Russia di Lugansk e Donetsk.

Sin dalle avvisaglie di Maidan Noi Saremo Tutto ha prestato la massima attenzione alla vicenda denunciando senza mezzi termini l’appoggio che alcuni settori della cosiddetta sinistra fraintendendone completamente il significato stavano dando al golpe di Maidan e smontando i tentativi di delegittimazione della resistenza popolare nata nel Donbass.

Abbiamo contribuito all’organizzazione e partecipato alla Carovana Antifascista della Banda Bassotti per portare la nostra solidarietà al popolo di Lugansk e Donetsk.

Nel solco tracciato dalla Carovana Antifascista che la Banda Bassotti ha avuto l’onere e l’onore di promuovere ed in continuità con il lavoro di tutti i comitati di solidarietà internazionalista con la resistenza popolare Noi Saremo Tutto lancia “Non un passo indietro”: con questo progetto intendiamo permettere ad un piccolo gruppo di compagni di tornare in Donbass quanto prima per poter raccontare direttamente quello che sta succedendo, facendo interviste, riprese video, racconti e documentando l’esperienza ed il ruolo della classe operaia nelle Repubbliche Popolari.

Crediamo che questo progetto possa non solo portare la nostra solidarietà e svolgere un lavoro di documentazione ma essere utile a considerare l’internazionalismo come una necessità, piuttosto una buona parola d’innocua liturgia.

Come avvenuto per la Carovana Antifascista utilizzeremo lo strumento della raccolta fondi digitale (fundraising) ed il progetto verrà presentato lungo lo stivale e promosso con cene, iniziative, dibattiti e qualsiasi forma di sostegno che ci verrà offerta.

Successivamente pubblicheremo i dettagli del progetto aggiornando tutti i nostri sostenitori su novità e sviluppi.

I compagni che si recheranno in Nuova Russia si occuperanno di inviare aggiornamenti sulle loro attività ed al termine dell’esperienza verranno sistematizzati i materiali raccolti in un progetto editoriale ed audiovisivo con cui fare informazione e sostenere la battaglia antifascista.

Utilizzare il nome che abbiamo scelto per questo progetto rappresenta per noi una grande responsabilità: “Non un passo indietro” fu infatti il nome dell’ordine 227 emesso il 28 Luglio 1942 ed inviato a tutti i soldati dell’Armata Rossa spinta ormai a ridosso del Caucaso dall’incalzare dell’avanzata nazista che in Ucraina trovò dei buoni alleati tra le forze nazionaliste addirittura inquadrate nelle SS. Ma arrivò la resa dei conti.

Settant’anni dopo l’Ucraina è stata trasformata in un grande laboratorio per le forze fasciste al servizio degli interessi europei e nordamericani:

è dunque necessario lottare, ed è necessario vincere.

Per questo abbiamo bisogno del contributo e del sostegno di tutti gli antifascisti e di tutti i figli della stessa rabbia.

Non un passo indietro! Ни шагу назад!”

http://www.noisaremotutto.org/2015/02/03/odessa-1941-2014-non-un-passo-indietro/#more-1400

 

PROGRAMMA DELLA SERATA;

18.30: APERICENA BUFFET, BENEFIT NON UN PASSO INDIETRO

19.30 PRESENTAZIONE OPUSCOLO “UCRAINA GOLPE GUERRA RESISTENZA”, A CURA DELLA RETE NOI SAREMO TUTTO

21.30: CONCERTI

– FLEISCHKÄSE- COMBAT PUNK LUGANO

– LA FREAK MACHINE- STREETPUNK PROLETARIO OSOGNA

Durante la serata verranno venduti libri e altro materiale informativo.

30.03 // PER UNA SOLIDARIETÀ SENZA FRONTIERE

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Il Collettivo Scintilla esprime la propria solidarietà agli occupanti dell’Ufficio della migrazione di Lucerna.
Lunedì 23 marzo il gruppo “AKTION WÜRDE STATT HÜRDE” ha infatti occupato il suddetto ufficio al fine di rimarcare il disservizio delle politiche riguardanti l’asilo vigenti ora in Svizzera. Gli eventi scatenanti l’azione dei manifestanti sono stati due tentativi di suicidio da parte di asilanti all’interno di quello che dovrebbe essere il soccorso d’emergenza.
Purtroppo, i richiedenti l’asilo sono costretti, sempre di più, a vivere in condizioni disumane. La continua discriminazione e criminalizzazione nei loro confronti si aggiungono alle pessime e precarie condizioni di vita alle quali i richiedenti l’asilo sono legati per anni, in attesa di una risposta da parte delle autorità svizzere. Risposta dalla quale dipende tutto, molto spesso lo stesso diritto alla vita, rendendo quindi ancora più gravosa l’attesa. Nel frattempo, gli asilanti sono costretti a vivere con pochi franchi al giorno, stipati all’inverosimile in appartamenti d’emergenza, col divieto sia di lavorare che di seguire una formazione, senza possibilità di spostarsi e con il continuo terrore di essere incarcerati, solo ed unicamente per mancanza di documenti validi.

L’azione diretta delle compagne e dei compagni di Lucerna ha il merito di inserire la “questione migrante” all’interno di una dinamica di conflittualità sociale concreta. Allo stesso tempo l’occupazione momentanea di uno spazio altamente simbolico ha non solo il merito di ricusare in toto le politiche messe in atto dalle istanze borghesi della Confederazione, ma anche quello di identificarle indirettamente come parte fondamentale del problema.
Queste forme d’intervento politico militante vanno valorizzate, nella misura in cui portano avanti un discorso di rottura rispetto alla retorica “dirittoumanitaria” tanto cara a certe frange delle sedicenti democrazie liberali: Non si tratta oggi di mendicare degli aiuti più o meno ingenti in un’ottica puramente assistenzialista. Si tratta di intervenire quotidianamente nell’edificazione di un’alternativa radicale, capace di mettere in discussione le cause stesse della miseria che troppo spesso è alla base della condizione migrante; siano esse identificabili nello sfruttamento della “periferia” da parte del “centro” industrializzato all’epoca della globalizzazione capitalista dei mercati, oppure all’imperialismo che questo modello di sviluppo comporta.
E’ in questo senso che gli eventi tragici descritti qui sopra possono essere considerati come dei tentati omicidi. E’ in questo senso che ad una “carità” statale è necessario rispondere con una solidarietà internazionalista.

Il Collettivo Scintilla si unisce a tali rivendicazioni perché nessun essere umano è illegale! Da Brescia a Lucerna e in ogni luogo, permessi subito!

Per una solidarietà senza frontiere: organizzarsi e lottare.

18.03 // PER LA DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI: ORGANIZZARSI E LOTTARE

Molino

Il Collettivo Scintilla rinnova la sua solidarietà al Centro Sociale Autogestito il Molino, a proposito dei continui attacchi subiti da parte dei politici di una certa corrente ideologica. Ancora una volta, cavalcando l’onda dei movimenti da torce e forconi contro il centro sociale, Bertini, bimbo d’oro della politica neoliberista, ripropone la chiusura del Molino come panacea di tutti i problemi, fiscali e non, che al momento attanagliano la città di Lugano. Invece di ammettere una gestione comunale che ha fatto acqua da tutte le parti, nella quale tutti hanno mangiato indistintamente, facendo i propri interessi, soprattutto sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, certi politici luganesi cercano di sviare l’attenzione facendo la voce grossa con il Molino, difendendo, una volta di più, il grande capitale, vero motore della crisi, cittadina e non. Stranamente questa mossa arriva oggi, a un mese dalle elezioni cantonali, evidenziando il fatto che, per una manciata di voti, certi politici sono pronti a tutto, anche a sostenere l’insostenibile.

Bertini, il quale riteneva “difficile” la decisione di licenziare i poliziotti che, massacrandolo di botte, hanno quasi ucciso un rumeno nel gennaio 2014, non dimostra la stessa disponibilità verso chi da più di vent’anni porta avanti un progetto culturale e di autogestione, definendolo un tentativo di “ricatto” a cui lui, duro e puro qual è, non è pronto a cedere. Un fatto di per se emblematico dell’ambiguità e dell’ipocrisia con la quale la tanto esaltata “legalità” istituzionale venga evocata con assoluta discrezione, a seconda del contesto e degli interessi in gioco.

Come già detto in precedenti occasioni, come Collettivo crediamo nell’importanza che gli spazi sociali ricoprono all’interno di questa società, sempre più volta alla disgregazione sociale e alla mercificazione del tempo libero: il centro sociale, motore culturale di una città che fa spesso dell’ovvietà e del qualunquismo la sua principale forza, propone eventi e tocca tematiche che, in sua assenza , sparirebbero all’interno del vasto oceano di mediocrità e conformiso intellettuale di cui sopra.

Il tutto nell’interesse di quella parte politica che costantemente (dis)informa sulle piccolezze, nascondendo sotto il tappeto i veri problemi che assillano la nostra società: è molto più facile pontificare sul “rispetto delle regole” in mancanza di un’abitudine allo spirito critico e alla conoscenza, perché un popolo ignorante è più facile da governare.

Indipendentemente dalla nostra stima e dalla solidarietà dovuta alle amiche e agli amici del Molino, tali politiche vanno combattute in quanto si iscrivono all’interno di una più ampia logica sistemica. Una logica che dietro a tanto retoriche quanto squallide formulette, come ad esempio “riqualificazione”, nasconde una pluralità di processi urbani e sociali che vanno dalla gentrificazione fino al controllo indiretto di ogni spazio intellettuale antagonistico.

Bertini può continuare a starnazzare i suoi deliri da inquisitore ed invocare l’intervento dei suoi amici sbirri, assumendo al contempo le contraddittorie veci di chi pretende di restituire “alla comunità” quello che probabilmente rappresenta l’unico spazio realmente comunitario esistente oggigiorno. La realtà parlerà sempre più forte di lui: l’esperienza insegna che la “riqualificazione” dei centri cittadini è sinonimo di imborghesimento e privilegio. Operazione attuata proprio partendo dallo sgombero di questi spazi da tutto ciò che non è destinato a facoltosi autoctoni o ai migranti “buoni”, siano essi sceicchi o capitalisti internazionali attirati dalla piazza finanziaria.

Al di là delle parole, la solidarietà fattuale al Molino deve essere oggi un elemento concreto e portato avanti da parte di tutte le forze (collettive e individuali) che vogliano legittimamente qualificarsi come “progressiste”.

Non cerchiamo forzatamente uno scontro frontale con le autorità. Ma in nessun caso saremo disposti a tirarci indietro qualora quest’eventualità dovesse manifestarsi. Alle parole dovrà seguire una pratica militante. Al soldo delle minacce da campagna elettorale sarebbe forse il caso che gli amanti della repressione e del suo squallido braccio armato si interroghino su questa semplice domanda: volete davvero creare un problema laddove non esiste?

 

Se ci togliete gli spazi, ci avrete nelle strade.

28.02 // LOTTA DI CLASSE: DI SCIOPERO IN SCIOPERO

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Da anni, oramai, in Ticino come nel resto d’Europa il padronato e le istituzioni ad esso organicamente legate attuano politiche massacranti nei confronti di chi crea la ricchezza su cui il padronato stesso si sorregge.
Non dobbiamo dunque meravigliarci quando, a seguito di eventi quali lo sblocco del cambio fisso, l’offensiva capitalista si scaglia con ancora più durezza verso lavoratori e lavoratrici: il gioco neoliberista, accettato purtroppo anche da quelle realtà della sinistra moderata convinte che un sistema basato sullo sfruttamento possa essere riformato, non dev’essere visto come un semplice terreno di lotta, ma come uno stato di cose da analizzare per poter sviluppare conflittualità al suo interno, sia essa sui posti di lavoro come nei restanti ambiti della società nel quale questo gioco si introduce.

Questa conflittualità, come ci insegna la storia dai tempi più lontati ad oggi, è sviluppabile unicamente attraverso una lotta portata avanti da chi subisce le naturali angherie del sistema del Capitale. A darcene riprova ancora una volta sono stati in questi giorni i lavoratori della Exten SA, coscienti che le richieste non vengono accettate solo perché formulate, ma vanno conquistate attraverso azioni che si muovano su questo piano conflittuale.

Grazie alla loro lotta, il volto del padronato è stato svelato per l’ennesima volta. Un padronato il cui esclusivo interesse è costituito dall’incremento delle proprie capacità di accumulazione di ricchezza. Non dovrebbe infatti sorprenderci l’attitudine messa in pratica per conseguire un tale fine: Speculazioni rischiose, attuate sulle spalle dei lavoratori. Un modo di fare a dir poco rappresentativo della logica stessa del capitalismo finanziario: Chi realmente crea valore paga gli “sbagli” di chi detiene i mezzi di produzione. I guadagni vengono privatizzati, ma le perdite, invece, vanno socializzate. Tanto emblematica quanto ipocrita in questo senso è la frase di rito che accompagna gli annunci di un qualsiasi peggioramento nelle condizioni della classe lavoratrice (sia da parte dei padroni quando erodono i diritti dei propri dipendenti, che dalle istituzioni quando tagliano sui servizi) “dobbiamo fare tutti dei sacrifici per rimetterci in sesto”. Ecco, questa è la madre delle cazzate.
La sopracitata volontà di lotta dei lavoratori Exten dimostra come questa retorica si dimostri fragile ogni qualvolta individui della stessa classe sfruttata decidono di dire basta, decidono, insomma, di rispondere duramente al padronato attraverso l’interruzione della produzione. E questa interruzione ha portato un ottimo risultato: la riapertura delle trattative, la possibilità, quindi, di mettere in questione con forza, secondo quanto permettono le condizioni oggettive, le scelte che il padronato, per la sua superficialità, la sua incapacità e la sua arroganza, ha deciso di attuare.

Benché ridotto grazie al corretto comportamento dei lavoratori, un taglio degli stipendi non è comunque escluso. Non dobbiamo dimenticare che, compreso all’interno di quella che può essere definita una “vittoria” (difensiva), tale atto andrebbe in ogni caso ad iscriversi all’interno di quell’attacco di classe generalizzato portato avanti dal sopracitato neoliberalismo.
Se questo sciopero ha avuto il merito di dimostrare empiricamente il fatto che “la lotta è l’unico cammino”, andando in parte a cozzare contro il mito ideologico specificamente elvetico della “pace del lavoro”, esso ha allo stesso tempo evidenziato i limiti oggettivi imposti dalle condizioni esistenti. Non è questo il momento per brindare alla calma ritrovata. Al contrario: questo è il momento in cui è più che mai necessario trarre i giusti insegnamenti dalle giornate appena trascorse. Non smorzare la conflittualità creata ma renderla operativa e funzionale. Questo approccio non è “estremista” o “autoreferenziale”, esso rappresenta l’unica strada percorribile: Organizzare le forme di “resistenza” rispetto al prossimo attacco che non tarderà a manifestarsi. Ad una “pace” del lavoro, padronale, cerchiamo di opporre una “guerra”, di classe, realmente democratica.

25.02 // SCIOPERO ALLA EXTEN: LOTTA, RESISTENZA E SOLIDARIETÀ

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Il seguente testo è stato diffuso dal Collettivo Scintilla sul territorio in sostegno alla lotta dei lavoratori e delle lavoratrici della Exten di Mandrisio.

SCIOPERO ALLA EXTEN
Lotta, Resistenza, Solidarietà

Da giovedì mattina i lavoratori e le lavoratrici della Exten di Mendrisio sono scesi in sciopero in risposta ai tagli dei salari, fino al 26%, imposti dalla direzione.
Queste misure di risparmio sono state imposte sotto ricatto convocando singolarmente o a piccoli gruppi i/le lavoratori di fronte a diversi membri della direzione; siamo davanti alla solita forma di aut-aut “o così, o a casa”.

Nonostante la piena disponibilità degli operai e del sindacato a entrare in discussione sui tagli, la direzione ha fermamente ribadito la propria posizione, rifiutando con forza ogni discussione collettiva.
I lavoratori e le lavoratrici hanno coraggiosamente respinto tutte le aggressioni rivolte a loro e alle loro famiglie, arrivando persino a votare lo sciopero ad oltranza davanti alla direzione.

La situazione alla Exten si inserisce, ancora una volta, nel quadro generale dell’attacco del capitale verso la classe operaia; ciò dimostra come gli interessi degli operai e delle operaie non sono, ne saranno mai, conciliabili con quelli dei padroni e che l’unica via percorribile è quella della lotta per i diritti e per una società più giusta.

Il collettivo scintilla si unisce alla solidarietà dimostrata in questi giorni dai lavoratori e dalle lavoratrici delle fabbriche della zona e dalla gente che abita il territorio, e invita tutti e tutte a fare lo stesso.

 

CONTRO L’ARROGANZA PADRONALE
ORGANIZZARSI E LOTTARE!

13.02 // Libertà per Lina Khattab e per tutti i prigionieri politici

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Lunedì 16 febbraio 2015 la studentessa diciottenne Lina Khattab verrà processata dalle autorità israeliane alla corte militare di Ofer, nella Palestina occupata. Arrestata nel dicembre 2014 per aver partecipato a una manifestazione studentesca che chiedeva la liberazione dei prigionieri politici palestinesi, è accusata di aver lanciato delle pietre contro i soldati israeliani: la pena per questo genere di “reati” va dai 6 mesi ai 20 anni di carcere.

Il caso di Lina si aggiunge a quello dei “Cinque di Hares”: cinque ragazzi arrestati in marzo 2013 e da due anni rinchiusi nelle prigioni israeliane. I loro processi sono in programma in queste settimane nella corte militare di Salem, Palestina occupata. Sotto tortura, i cinque ragazzi hanno confessato di aver lanciato dei sassi sulla Road 5 che costeggia il villaggio, provocando l’incidente di un’auto israeliana che si stava recando nell’insediamento illegale di Yakir. I Cinque di Hares sono accusati di tentato omicidio e rischiano una pena che va dai 20 anni all’ergastolo. Una campagna internazionale (https://haresboys.wordpress.com/) è stata lanciata al fine di affermare l’innocenza dei ragazzi e al contempo denunciare le condizioni di detenzione dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane. Ad oggi, più di 6’500 palestinesi sono rinchiusi nelle carceri israeliane: tra loro vi sono più di 160 minorenni con età che variano fra i 12 e i 17 anni. Dal momento dell’arresto in avanti, i palestinesi sono sottoposti a sistematiche torture da parte delle forze armate israeliane: insulti, percosse, minacce di morte rivolte ai famigliari, privazioni del sonno, elettroshock, reclusione per settimane in celle di isolamento prive di finestre e di spazio vitale. Inoltre, nella maggior parte dei casi i prigionieri non conoscono la ragione dell’incarcerazione e i loro famigliari non vengono informati per giorni sul luogo in cui sono detenuti. La dispersione dei prigionieri nelle carceri israeliane à illegale secondo la Legge Internazionale (la Quarta Convenzione di Ginevra, art. 76, vieta infatti a uno Stato occupante di trasferire i detenuti in carceri situate sul proprio territorio) e rappresenta un grande ostacolo per le visite dei famigliari, le quali subiscono altresì numerose restrizioni nella durata e nella frequenza. La detenzione e la tortura di oltre il 20% della popolazione palestinese da parte dello Stato occupante è parte integrante della strategia repressiva israeliana, che mira a colpire la resistenza e a sradicarla fin dalle basi. I palestinesi, da parte loro, rispondono a ogni attacco perpetrato dall’avanzata israeliana rafforzando il sentimento d’appartenenza comune e l’inarrestabile aspirazione alla libertà.

Il Collettivo Scintilla esprime la propria solidarietà a tutti i prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle prigioni dello Stato terrorista di Israele e prende parte alla campagna di denuncia contro la multinazionale britannica della sicurezza privata G4S (http://www.addameer.org/gatesdivest), la quale assicura la protezione delle carceri israeliane e si rende così complice delle innumerevoli torture perpetrate all’interno delle mura oltre che della pulizia etnica della Palestina. Nella convinzione che l’unica forma di sicurezza possibile sia quella favorita dal rispetto e dalla convivenza fra i popoli, il Collettivo Scintilla ribadisce l’importanza di sviluppare una lotta internazionalista contro ogni tipo di fascismo e colonialismo e contro il sistema capitalista che vi sta alle spalle.

Contro ogni carcere

Contro ogni muro

Per la liberazione della Palestina

Organizzarsi e Lottare

Collettivo Scintilla