1.08 // ANTIRACUP quarta edizione

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Il 1° agosto 2015, al Campo Vomero di Lumino, si terrà la quarta edizione del torneo Un Calcio al Razzismo – Ticino.

Al termine del torneo, ci sarà una cena in musica con la RACCOLTA DIFFERENZIATA e ZURITO DA BIDEA (100% ska in vinile – Bellinzona), mentre dalle 21.30 concerti con DABADUB SOUND SYSTEM (reggae – L’Aquila) e JUNIOR SPREA (reggae – Milano) e poi, fino alle 3, balleremo tutte e tutti nell’after party con gli ILLUMINATI SOUND ( dj set reggae – Ticino).

LE ISCRIZIONI SONO DUNQUE APERTE per la quarta edizione dell’ANTIRA CUP TICINO, fino al 19 LUGLIO 2015. Iscrivi la tua squadra mandando una mail a ucar@autistici.org o un messaggio a questa pagina con :

– Nome squadra
– Nome responsabile
– Numero di telefono responsabile

A ogni squadra che si iscrive verrà richiesto un contributo generale di 30 CHF per aiutare a coprire le spese della giornata.

Il numero di squadre è limitato. Prima vi iscrivete, meglio è.

LOVE FOOTBALL, HATE RACISM!

25.06 // GLI SFRUTTATI NON HANNO FRONTIERE

Corteo

 

Il 15 giugno 2015, centinaia di migranti e manifestanti ginevrini sono scesi nelle strade per denunciare le condizioni inaccettabili in cui i richiedenti l’asilo sono costretti a vivere nella facoltosa e poco ospitale terra elvetica. Motivo specifico del contendere, il fatto che in Svizzera, i migranti, a causa della presunta penuria di strutture d’accoglienza, siano spesso obbligati a vivere nei bunker antiatomici disseminati per le città e le campagne, molti metri sotto terra, senza aria fresca né luce solare. A Ginevra, dove gli uffici vuoti abbondano e dove la caserma dei Vernets rimane praticamente abbandonata, una quarantina di migranti, risiedenti nel Foyer des Tattes, avrebbero dovuto essere trasferiti in questi bunker della Protezione Civile. In risposta a questa decisione e grazie al sostegno determinato e organizzato dei militanti locali, la Maison des Arts du Grütli è stata occupata da migranti e dalla popolazione solidale, al fine di spostare l’attenzione su questa deprecabile maniera d’agire, in linea con la politica d’accoglienza indegna messa in atto in Svizzera. I fatti di Ginevra sono solo un esempio tra molti altri, che colgono rilevanza mediatica solo grazie all’intervento politico determinato e alla risposta popolare. A Losanna, la chiesa Saint Laurent è stata occupata da due mesi da cinque richiedenti l’asilo etiopi ed eritrei che, secondo gli assurdi accordi di Dublino, dovrebbero essere rimandati come pacchi postali nel primo Paese che li ha accolti, in questo caso l’Italia, le cui strutture sono inadatte e insufficienti per far fronte alla crescente pressione migratoria di questi ultimi mesi. La politica svizzera, che in altre occasioni si dimostra poco conciliante verso l’Unione europea, accetta con inusitato cinismo di sottostare a queste regole, fornendo prova della scarsa solidarietà e umanità che la contraddistingue da sempre.

Politiche d’accoglienza indegne e indifferenza cinica e spesso feroce sono quanto caratterizzano il pensiero predominante svizzero, mentre a poche centinaia di chilometri da noi, uomini, donne e bambini, per scappare da miseria e guerre, intraprendono terribili viaggi della speranza, che molto spesso hanno fini tragiche. Criminalizzati, maltrattati, molto spesso espulsi: queste le condizioni in cui devono vivere i pochi migranti che riescono a raggiungere la Svizzera, rei solamente di cercare un futuro migliore, scappando da Paesi depredati dall’Occidente e dilaniati da guerre imperialiste organizzate e finanziate dalle borghesie occidentali. Mentre imprese e banche svizzere approfittano di queste ricchezze, nascondendo i soldi di dittatori e criminali, e sfruttando le materie prime frutto del saccheggio, queste ultime pretendono di costruire muri per tenere lontana la miseria da loro generata.

Nel primo trimestre del 2015, solo a 1’670 persone è stato accordato l’asilo in Svizzera, mentre 3’320 sono state rifiutate e 2’633 migranti sono stati rinviati secondo gli Accordi di Dublino: queste le desolanti cifre che si possono leggere nelle statistiche della Segreteria di Stato della migrazione, dove si evince che, a differenza degli strepitanti proclami politici che allarmano su un’immaginaria invasione, la politica d’accoglienza svizzera è più risicata che mai.

Come Collettivo siamo vicini e solidali alla lotta di tutte e tutti i migranti, in Svizzera e all’estero, ed esigiamo il “diritto per tutti di poter restare”, la fine della criminalizzazione, dell’isolamento e della repressione. A Ginevra come a Losanna, l’organizzazione e la determinazione militante hanno permesso di impedire alcuni rinvii e di fare della situazione dei e delle migranti, i più vulnerabili tra gli sfruttati, un tema di attualità politica. Ci impegniamo a fare del nostro meglio per cogliere l’esempio e dinamizzare dinamiche analoghe in Ticino, dove il fascismo avanza e i migranti sono i primi a pagarne il prezzo.

CONTRO I BUNKER E LE FRONTIERE, PER LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALISTA : ORGANIZZARSI E LOTTARE

Per saperne di più:

http://www.desobeissons.ch/

https://renverse.ch/Geneve-Migrants-contre-bunkers-ca-continue-186

https://stopbunkers.wordpress.com/

31.05 // CONTRO SIONISMO E RAZZISMO: NO ISRAEL DAY

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30.03 // PER UNA SOLIDARIETÀ SENZA FRONTIERE

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Il Collettivo Scintilla esprime la propria solidarietà agli occupanti dell’Ufficio della migrazione di Lucerna.
Lunedì 23 marzo il gruppo “AKTION WÜRDE STATT HÜRDE” ha infatti occupato il suddetto ufficio al fine di rimarcare il disservizio delle politiche riguardanti l’asilo vigenti ora in Svizzera. Gli eventi scatenanti l’azione dei manifestanti sono stati due tentativi di suicidio da parte di asilanti all’interno di quello che dovrebbe essere il soccorso d’emergenza.
Purtroppo, i richiedenti l’asilo sono costretti, sempre di più, a vivere in condizioni disumane. La continua discriminazione e criminalizzazione nei loro confronti si aggiungono alle pessime e precarie condizioni di vita alle quali i richiedenti l’asilo sono legati per anni, in attesa di una risposta da parte delle autorità svizzere. Risposta dalla quale dipende tutto, molto spesso lo stesso diritto alla vita, rendendo quindi ancora più gravosa l’attesa. Nel frattempo, gli asilanti sono costretti a vivere con pochi franchi al giorno, stipati all’inverosimile in appartamenti d’emergenza, col divieto sia di lavorare che di seguire una formazione, senza possibilità di spostarsi e con il continuo terrore di essere incarcerati, solo ed unicamente per mancanza di documenti validi.

L’azione diretta delle compagne e dei compagni di Lucerna ha il merito di inserire la “questione migrante” all’interno di una dinamica di conflittualità sociale concreta. Allo stesso tempo l’occupazione momentanea di uno spazio altamente simbolico ha non solo il merito di ricusare in toto le politiche messe in atto dalle istanze borghesi della Confederazione, ma anche quello di identificarle indirettamente come parte fondamentale del problema.
Queste forme d’intervento politico militante vanno valorizzate, nella misura in cui portano avanti un discorso di rottura rispetto alla retorica “dirittoumanitaria” tanto cara a certe frange delle sedicenti democrazie liberali: Non si tratta oggi di mendicare degli aiuti più o meno ingenti in un’ottica puramente assistenzialista. Si tratta di intervenire quotidianamente nell’edificazione di un’alternativa radicale, capace di mettere in discussione le cause stesse della miseria che troppo spesso è alla base della condizione migrante; siano esse identificabili nello sfruttamento della “periferia” da parte del “centro” industrializzato all’epoca della globalizzazione capitalista dei mercati, oppure all’imperialismo che questo modello di sviluppo comporta.
E’ in questo senso che gli eventi tragici descritti qui sopra possono essere considerati come dei tentati omicidi. E’ in questo senso che ad una “carità” statale è necessario rispondere con una solidarietà internazionalista.

Il Collettivo Scintilla si unisce a tali rivendicazioni perché nessun essere umano è illegale! Da Brescia a Lucerna e in ogni luogo, permessi subito!

Per una solidarietà senza frontiere: organizzarsi e lottare.

26-28.12 // UN FIORE CHE NON MUORE PTE. 2

 

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Al CSOA il Molino, il Collettivo Scintilla organizza tre giorni di festa, lotta e controcultura, dove si toccheranno svariati temi e realtà.

Il programma sarà il seguente:


VENERDÌ 26. 12 // LOTTE OPERAIE

10.00 Pratiche di lotta operaia: sciopero, sabotaggio, occupazione, autodifesa ( G. Dunghi)
12.00 Pranzo Popolare
14.00 Presentazione del libro “Scioperi e contestazioni operaie in Svizzera tra il 1969 e il 1979” di Frédérich Deshusses
16.30 Proiezione “L’arte della guerra”, documentario sull’innse di Silvia Luzi e Luca Bellini
19.00 Cena Popolare Benefit Associazione Aiuti alle Famiglie di Vittime sul Lavoro
21.30 Trash Party: Colonna Anti Cultura & Dj Zoccolo

SABATO 27.12 // ANTIREP

14.00 Atelier di Sicurezza Informatica: portate il vostro pc!
16.00 Presentazione e dibattito sulla repressione dei movimenti sociali in Italia
18.00 Film: “Diaz- non pulite quel sangue” (2012, D. Vicari)
20.00 Cena Popolare
21.30 Concerti:

– Mannaja- Punk Rock Lecco
– La Freakmachine- Streetpunk Osogna
– Senza Frontiere- Punk Oi! Milano
A seguire Dj Set ( Ska Rocksteady Oi! Punk Reggae) con Dj Hurly Burly

DOMENICA 28.12 // LOTTE FEMMINISTE

14.00/ 17.00 Lotte di Donne- Parte e particolarità della Lotta di classe con Revolutionärer Aufbau
19.00 Cena popolare kurda
21.00 Documentario: “Primavera in Kurdistan” ( 2006, Stefano Savona)

Vi Aspettiamo Numeros*!

11.10 // SOLIDARIETÀ CON ROJAVA

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In questi giorni si è spesso letto o sentito parlare degli attacchi terroristi di ISIS (Stato Islamico). Di alcune cose però – forse le più importanti – i media continuano a tacere: il ruolo imprescindibile delle organizzazioni rivoluzionarie curde (PKK – partito dei lavoratori del kurdistan, YPG – unità di difesa del popolo, Rojava) nella difesa del popolo curdo dagli attacchi dello Stato Islamico, la politica progressista ed emancipatoria della regione autonoma del Rojava, la serie di proteste contro il governo turco di Erdogan scatenata dal conflitto e l’instancabile solidarietà internazionale con la lotta del popolo curdo. Sul fatto che la stampa e i media occidentali non facciano parola delle forze in campo che lottano per un tipo di democrazia non imperialista, non capitalista e dal basso, ma preferiscano parlare dell’esercito nazionalista curdo filo-USA di Barzani e degli attacchi aerei USA, non c’è da stupirsi: essi sono egemonizzati dal grande capitale imperialista, che nel conflitto non ha occhi che per l’industria petrolifera.

La città di Kobane, nella zona autonoma del Rojava, situata nella Siria del Nord, è da qualche mese stata presa di mira dallo Stato Islamico che cerca di prenderne il controllo per eliminare il popolo curdo, per mettere mano sulle risorse della regione e per instaurare un regime patriarcale e reazionario. Strenua è stata la difesa curda della città, ma dai primi giorni di ottobre, l’attacco è stato reiterato, con più forza e determinazione. Tutta la popolazione compatta ha imbracciato le armi a difesa della città e si combatte casa per casa, in quella che sembra essere una battaglia impossibile, contro una potenza troppo dura da sconfiggere.

La zona autonoma del Rojava, di cui Kobane appunto è parte, è un primo embrione di una prospettiva rivoluzionaria portata avanti da anni da organizzazioni come il PKK. Nonostante i numerosi tormenti ai quali il popolo curdo è stato continuamente sottoposto, in questa regione si sono potute sperimentare nuove strutture politiche di stampo emancipatorio, ecologista e progressista. Alcuni esempi: tutte le decisioni vengono prese collettivamente, il lavoro è stato riorganizzato in cooperative, la quota femminile nei processi di decisione è superiore al 40%, in tutti gli ambiti si tenta di applicare strutture non gerarchiche, nelle scuole vengono tenute lezioni di ecologia, sociologia, femminismo.

E il mondo circostante? La Turchia, da anni in lotta contro il popolo curdo, ritiene le organizzazioni che lo difendono pericolose quanto lo Stato Islamico, perciò armarle e aiutarle militarmente è fuori questione. Il governo di Erdogan non ha dunque perso l’occasione, pure in questo caso, per indebolire il popolo curdo: offrendo supporto logistico a ISIS, bloccando i confini e arrestando i curdi che hanno tentato di oltrepassare le frontiere. Buona parte di queste morti vanno dunque ad aggiungersi alle migliaia di combattenti e civili curdi assassinati dallo Stato turco. E gli Stati Uniti, l’Unione Europea e tutti quegli Stati sempre pronti a riempirsi la bocca con proclami per la democrazia e i diritti umani? Qualche timido raid quando ormai i miliziani dello Stato Islamico erano già penetrati nella città.

Se fosse successo in un’altra zona, contro un altro popolo, la situazione sarebbe stata ben diversa. Ma i curdi di Rojava, esempio di emancipazione non solo per il Medio Oriente, sono ideologicamente e politicamente troppo scomodi per le potenze imperialiste per essere soccorsi. Una volta di più, i curdi sono la vittima sacrificale da immolare sull’altare degli interessi occidentali. C’è inoltre da ricordare che dal 1997 gli Stati Uniti e dal 2002 l’Unione Europea includono il PKK, l’unica forza in grado di dare un futuro a Rojava e al popolo curdo, nella lista delle formazioni terroristiche.

Se però dall’alto non arriva nessun soccorso, dal basso la solidarietà riempie le strade in tutta Europa. Ad appoggiare PKK e YPG direttamente sul campo di battaglia troviamo alcune organizzazioni comuniste come il MLKP (partito comunista marxista-leninista del Kurdistan e della Turchia). Nel Kurdistan turco e in diverse città della Turchia (tra cui anche Istanbul), la sinistra è scesa nelle strade, ha costruito barricate, ha organizzato scioperi generali e ha dovuto fare i conti non soltanto con la repressione poliziesca e i militanti dello Stato Islamico, ma anche con i cosiddetti “lupi grigi”, milizia privata del partito dell’azione nazionalista (MHP). Ben 14 sono già le vittime (tra i curdi e sinistra) nelle città, colpite a morte dalle armi da fuoco della polizia o brutalmente assassinate da fascisti e militanti dello Stato Islamico. In Germania, Svizzera, Francia, e in altri Paesi si sono inoltre organizzate centinaia di manifestazioni, presidi e azioni di solidarietà, come per esempio il blocco dei binari del treno, l’occupazione degli studi radiofonici e televisivi, la raccolta di soldi per fornire armi a PKK e YPG, ecc.

La lotta per l’emancipazione del popolo curdo e per la difesa delle strutture della zona autonoma del Rojava è la lotta per l’emancipazione di tutte le donne e di tutti i popoli oppressi dall’imperialismo e dalla tirannia, sia essa del capitale o del fondamentalismo religioso. Per questo il Collettivo Scintilla invita la classe operaia tutta, e in particolare le donne, a mobilitarsi per salvare Kobane e fermare il massacro, con ogni mezzo necessario.

Venite numerosi alla manifestazione, che partirà da Piazza Molino Nuovo a Lugano, sabato 11 ottobre dalle ore 14.

 

È inoltre possibile sostenere finanziariamente le organizzazioni in lotta facendo un versamento sul conto postale: 80-017192-8, intestatario: Heyva Sor A Kurdistane Schweiz, Zurigo. Comunicazione: ‘Stop ISIS’.

Solidarietà con YPG e PKK! Morte alla tirannia dello Stato Islamico! Viva la rivoluzione del Rojava!

 

 

23.08 // Antiracup Ticino – III Edizione

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La III edizione dell’ANTIRACUP TICINO sarà il 23 agosto 2014 al campo Vomero di Lumino!

SONO APERTE LE ISCRIZIONI fino al 10 AGOSTO 2014.

Iscrivi la tua squadra mandando una mail a ucar@autistici.org o un messaggio a questa pagina con :

– Nome squadra
– Nome responsabile
– Numero di telefono responsabile

A ogni squadra che si iscrive verrà richiesto un contributo generale di 30 CHF per aiutare a coprire le spese della giornata.

Il numero di squadre è limitato. Prima vi iscrivete, meglio è.

HATE RACISM, LOVE FOOTBALL!

Uno Stato senza umanità

Nella nottata del 12 giugno, 3 ragazzi israeliani, Eyal Yifrah di 19 anni, Gil- Ad Shayer e Naftali Yaakov Frenkel, entrambi 16enni, residenti nei territori occupati, sono scomparsi nei pressi dell’insediamento israeliano di Gush Etzion, a sud della Cisgiordania, mentre facevano autostop. Immediatamente, senza alcuna prova né rivendicazione, il premier israeliano Netanyahu ha affermato che questa scomparsa fosse addebitabile a un rapimento attuato da una non meglio definita “organizzazione terroristica”. Aggiungendo però prontamente che questo genere di azioni sono il risultato de governo d’unità fra l’Autorità Nazionale Palestine (Anp) e Hamas: a suo dire, l’Anp è colpevole dal momento in cui il rapimento è stato effettuato nel territorio sotto il suo controllo. L’obiettivo israeliano pareva già chiaro allora: sfruttando il rapimento di questi 3 ragazzi, il governo israeliano mira ad attaccare la fragile unione ritrovata fra le differenti parti palestinesi e scatenare l’inferno.

Una volta di più.

E con il passare dei giorni, quest’intenzione diviene via via più chiara: bombardamenti, assassinii, minacce, incarcerazioni e perquisizioni. Il numero delle vittime e soprattutto dei prigionieri sale di giorno in giorno senza sosta.

Senza indagini, senza prove, Hamas è colpevole, e con lei, i palestinesi tutti.

Per l’ennesima volta, nella notte del 7 luglio, il governo israeliano lancia un attacco aereo, denominato “Bordo protettivo”, contro la Striscia di Gaza. Colpendo indiscriminatamente i civili, fra cui donne e bambini, rispolverando il triste assioma che dietro ad ogni palestinese c’è un potenziale terrorista. Col passare dei giorni, le vittime crescono in maniera esponenziale, in un vero e proprio massacro di centinaia civili.

In una situazione di normalità, s’indagherebbe, si scoprirebbe e infine si punirebbero gli assassini dei tre ragazzi israeliani: si avrebbero prove, certezze. Non si agirebbe mai indiscriminatamente, puntando il dito e attaccando, senza né prove né legittimità.

Ma cosi non agisce Israele.

Israele non segue nessuna legge se non la propria, agisce liberamente e viola qualsiasi trattato e accordo che non sia in linea con il suo programma. Israele assale, distrugge, uccide. E lo fa, nella più totale impunità internazionale: Israele è speciale, Israele viene giudicato colpevole e si reprimenda solo a parole, durante le conferenze ovattate di Ginevra e New York. Quando si tratta di agire, di sanzionare duramente il comportamento d’Israele, il nulla, un silenzio assordante che tanto puzza di complicità e connivenza. E in questa impunità Israele sguazza e agisce, ben conscio d’essere l’unico bastione occidentale in un territorio potenzialmente ostile e di conseguenza, intoccabile. Senza Israele, a fare da cane da guardia degli Stati Uniti e del mondo occidentale intero, i “veri” terroristi avrebbero il sopravvento sua regione. E questo no, non si può accettare, e tanto peggio se, a farne le spese, sono i civili di Gaza.

Vittime collaterali, le chiamano.

Israele non vuole la pace, vuole attaccare fin dalle fondamenta il precario equilibrio creatosi fra Fatah e Hamas, perché questo equilibrio comporterebbe il ritorno ai tavoli di negoziazione. E tutto vuole Israele fuorché questo. Con il beneplacito di tutti i capi di Stato occidentali, tanto pronti ad accusare ed esprimere cordoglio per la triste sorte dei ragazzi israeliani uccisi, tanto chiusi in un mutismo ermetico di fronte a queste violazioni.

 

Dal Collettivo Scintilla, tutta la Solidarietà verso il popolo palestinese.

 

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SA 26.04 // REBEL MUSIC: MUSICA CONTRO LE FRONTIERE

 

REBEL MUSIC : Musica contro le frontiere.

Festival antirazzista alla sua prima edizione, organizzato dall’Associazione UN CALCIO AL RAZZISMO in collaborazione con altri collettivi e associazioni attivi in Ticino nella lotta contro il razzismo e ogni forma di discriminazione.

Sarà l’occasione di incontrarsi, di condividere materiale e esperienze, di festeggiare un Ticino diverso e i molti e molte che giorno dopo giorno lottano per costruirlo.

Il ricavato delle entrate andrà a finanziare la terza edizione dell’ANTIRACUP Ticino, che si terrà il 30 agosto 2014.

 

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Espellere il razzismo, non il giovane Arlind!

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Volantino distribuito nell’ambito della campagna in solidarietà con il 17enne kossovaro Arlind Lokaj, minacciato di espulsione verso il Kossovo. L’importante mobilitazione popolare ha finalmente piegare le autorità che sono ritornate sulla loro decisione e hanno sospeso l’espulsione.

Per più informazioni :

https://www.facebook.com/pages/No-allespulsione-di-un-ragazzo-innocente/370199446449253?fref=ts

La lotta paga.